Archivio

Archivio per la categoria ‘On the road’

Avvento, Jung, nostalgia e… anto-logia

10 Dicembre 2017 Nessun commento

“Per Carl Gustav Jung (…) l’anno liturgico è un sistema terapeutico. Ogni tempo dell’anno liturgico della chiesa è un tempo di salvezza e di guarigione, in cui vengono utilizzate determinate immagini dell’anima. Quando si utilizzano le immagini centrali della nostra anima – Jung parla a questo proposito di ‘immagini archetipe’ – ciò opera su di noi in modo salutare. Le immagini di questo tipo ci mettono in contatto con le energie benefiche della nostra anima. Nel suo intimo, l’anima sa ciò che le fa bene e ciò di cui ha bisogno per guarire. Ma la saggezza della nostra anima è spesso ricoperta dalle molte informazioni e immagini che dall’esterno si riversano su di noi.”

“Gli psicologi dicono che l’avidità è qualcosa di simile al surrogato della madre. Nella bramosia c’è dunque il desiderio di un paradiso perduto, del sentirsi protetto e al sicuro nel grembo materno.”

“Il tempo di Avvento (…) ci ricorda la nostra sicurezza e protezione infantile, rievoca la sensazione della casa natale, che abbiamo sperimentato da bambini in questo tempo e che ci lega con essa ancora adulti. Ma il tempo di Avvento non è un ritornare al tempo di un’infanzia beata. Al contrario, ci mette in contatto con la nostalgia di una sicurezza, che abbiamo vissuto come bambini, ma che oggi deve assumere un’altra qualità. Non possiamo ritornare all’età della fanciullezza, in cui non avevamo alcuna responsabilità. Come adulti, che sono capaci di assumersi responsabilità per se stessi e per gli altri, abbiamo bisogno di uno spazio interiore di sicurezza, dove ci sentiamo a casa nostra. E in ultima istanza questo si può trovare solo in Dio.”

Questi brani sono tratti da: Anselm Grün, La tua luce ci dona speranza, Edizioni Messaggero, Padova-

Anselm Grün (Junkershausen, 14 gennaio 1945) è un monaco benedettino, autore di molti libri di successo. La sua attenzione per gli aspetti psicologici della liturgia avrebbe suscitato in altri tempi, non lontanissimi, la preoccupata attenzione da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede. Questo capitò, ad esempio, a Drewermann, che aveva applicato nell’analisi delle Scritture gli strumenti della psicologia del profondo, arrivando a sostenere la potenza guaritrice della Parola (Eugen Drewermann e la psicologia del profondo). I tempi sono cambiati grazie anche l’opera intensa di Papa Francesco che, non per niente, è fortemente osteggiato.

Condivido con Grün l’idea dell’Avvento come momento di “nostalgia” di Dio suscitata dalla nostalgia della sicurezza infantile, ma, ad un tempo, mi viene spontaneo pensare che molta umanità di oggi non ha ricordi infantili piacevoli, così come molti bambini di oggi non avranno da adulti bei ricordi di un’infanzia felice e sicura. Ecco che, allora, l’Avvento e il Natale travalicano di molto i semplici aspetti psicologici personali e diventano elementi di speranza; ma la speranza per un cristiano è inevitabilmente nostalgia di Dio e della Sua Parola incarnata: Gesù il Cristo.

Per quanto riguarda la mia storia personale non posso negare che i miei ricordi infantili del periodo natalizio sono tutti molto belli e felici: per quanto i miei genitori non fossero benestanti, i miei Natali infantili furono tutti bellissimi e il loro ricordo mi riempie ancora il cuore. Non ho ricordi fotografici di quei giorni, ma riproduco, scannerizzata, una foto degli attrezzi da falegname, in miniatura, che mio papà creò più di trent’anni fa per il Presepe parrocchiale. Ne ho rivisto qualcuno nel Presepe allestito quest’anno nella chiesa parrocchiale. Un po’ di nostalgia mi ha preso: certo trent’anni fa non ero più bambino, ma mio papà era ancora al mio fianco. Anche questa è nostalgia di sicurezza.

Ho scritto, infatti, dopo l’Epifania del 2017: com’è giusto, oggi, abbiamo riposto gli addobbi e l’albero di Natale in cantina, ma non il Presepe, che invece rimarrà, come le nostre tradizioni vogliono, fino al 17 gennaio, ricorrenza di Sant’Antonio Abate. E, aggiungo, mi piace che rimanga perché lo creò mio papà sbozzandolo da alcune radici, ma anche perché l’ho collocato tra i miei libri più cari, accanto al suo ritratto. Grazie papà! (Tradizioni da rispettare)

Nel 2014 ho ricapitolato i vari articoli che ho dedicato al Natale su questo blog:  Un Natale da… anto-logia

L’anno dopo ho aggiunto la mia “mimosa natalizia”: Santa Luce di Natale.

Nel 2016, poi, ho ricordato il legame tra il Natale e il solstizio d’inverno (Solstizio d’inverno).

 

Categorie:On the road Tag:

umori autunnali

23 Novembre 2017 Nessun commento

.

albeggia tra la pioggia sottile

e gli alberi danno umori all’aria

in quest’autunno sfinito

.

 vado con le mie preghiere mentali

sorseggiando infinito

ed altre speranze

.

il mondo è altrove

e non mi riconosco

tra chi cammina verso mete

credute vere e certe

.

 sorrido tra me

sciorinando idee dell’inutile tutto

mentre bimbi corrono

senza più innocenza

plagiati da chi li accompagna

.

 senza fermarmi

affino l’olfatto

ed intenerisco l’anima

con i profumi

che gli alberi danno all’aria

-venuto giorno-

in quest’autunno infinito

Categorie:On the road Tag:

Shomér ma mi-llailah?

12 Novembre 2017 Nessun commento

 

Avrei potuto intitolare questo articolo anche così: “Mo ha da passà ‘a nuttata”. Il grande Eduardo De Filippo, nel terzo atto della commedia Napoli milionaria!, fa dire al medico che ha somministrato il farmaco giusto alla figlia di Amalia e Gennaro la frase poi divenuta proverbiale: “Mo ha da passà ‘a nuttata. Deve superare la crisi“. Gennaro, poco dopo, ripeterà queste parole per tranquillizzare Amelia. Ogni genitore che abbia avuto, come è normale, figli piccoli ammalati e con la febbre alta ricorderà l’ansia delle ore notturne nell’attesa dell’alba che spesso porta la guarigione. Ovviamente Eduardo pensava ad altro: era da poco finita la seconda guerra mondiale e la nottata sembrava senza fine e l’alba lontana.

Non posso sapere, però, se il grande Eduardo avesse in mente i versetti 21, 11-12 del libro di Isaia, uno dei capolavori  della Bibbia. Riproduco di seguito alcune delle versioni in lingua italiana (1):

Versione Diodati: 11 Il carico di Duma. Ei si grida a me di Seir: Guardia, che hai tu veduto dopo la notte? Guardia, che hai tu veduto dopo la notte? 12 La guardia ha detto: La mattina è venuta, e poi anche la notte; se voi ne domandate, domandate pure, ritornate, venite.

Versione CEI: 11 Oracolo sull’Idumea. Mi gridano da Seir: «Sentinella, quanto resta della notte? Sentinella, quanto resta della notte?» 12 La sentinella risponde: «Viene il mattino, poi anche la notte; se volete domandare, domandate, convertitevi, venite!»

Versione Interconfessionale: 11 Questo messaggio riguarda Edom. Qualcuno chiama da Seir: “Sentinella, quando finisce la notte? Dimmi, quanto manca all’alba?” 12 La sentinella risponde: “Arriva l’alba, ma presto anche la notte. Se volete fare altre domande, tornate di nuovo”.

Ripeto: ignoro se il grande Eduardo conoscesse questo passo di Isaia, tuttavia io vedo una vicinanza e, addirittura, una consonanza tra loro. Entrambi esprimono la speranza che la notte, per quanto lunga ed angosciante, possa terminare e che finalmente ritorni l’alba a guarire i mali nostri e del nostro tempo. Il profeta Isaia ed anche Eduardo si riferivano ai loro tempi, al momento storico che stavano vivendo, ma le loro parole sanno essere profetiche per ogni epoca e per la vita di ogni individuo.

Non è un caso che Giuseppe Dossetti, nel 1994, per commemorare Giuseppe Lazzati cita, anche nel titolo della riflessione, il passo di Isaia: “Sentinella, quanto resta della notte?”. Ecco la conclusione della sua commemorazione, che va ben oltre il momento contingente e diventa parola profetica:

In ultima analisi, è solo questo che può vincere la notte. Lo squarcio operato nel buio - nel momentaneo leggero peso della nostra tribolazione - dal fulgore dell’enorme, letteralmente “eterno peso di gloria“.

Ma per questo ci vogliono dei battezzati formati ad essere e ad agire nel tempo continuamente guardando all’ultratemporale, cioè abituati a scrutare la storia, ma nella luce del metastorico, dell’escatologia. Purtroppo siamo invece più spesso abituati al contrario, cioè ad immergerci continuamente e totalmente nella storia, anzi, nella cronaca: la nostra miopia ci fa pensare all’oggi o al massimo al domani (sempre egoistico), non oltre, in una reale dilatazione di spirito al di là dell’io.

C’è un aspetto e una conseguenza particolare di questa auspicabile sanazione della nostra vista – sanazione, dico, operata dal richiamo escatologico – che mi pare, concludendo, di dovere fra le altre particolarmente segnalare: il ricordare sempre che la Chiesa non è ancora il Regno di Dio: ne è, se mai, il germe e l’inizio. E va aggiunto che delle sue due funzioni: l’evangelizzazione (cioè l’annunzio del Cristo morto, risorto, glorificato) e l’animazione cristiana delle realtà temporali, la seconda spesso può concernere il Regno in modo molto indiretto. Il che porta a concludere che tutte queste realtà temporali che dovrebbero essere ordinate cristianamente (compresa la politica) possono essere finemente e saggiamente relativizzate, secondo le diverse opportunità concrete: e comunque sempre vanno rispettate nella loro autonomia e perseguite da laici consapevoli e competenti che, come diceva Lazzati,

vivono gomito a gomito, per così dire, degli uomini del loro tempo e di varia estrazione culturale… attraverso il confronto e il dialogo, naturalmente senza perdita della propria identità, sempre nel rispetto della natura di tali realtà e della loro legittima autonomia, con sincero sforzo di comprendere l’altro.

E questa è la via – diurna e non notturna – verso la Città dell’uomo, nella prospettiva sempre intensamente mirata della Città celeste, della nuova Gerusalemme

 

Ed ecco ora il testo che dà il titolo a questo articolo. Francesco Guccini, che non si contenta delle versioni in lingua italiana, legge la Bibbia in lingua originale e, affascinato dall’ebraico antico di Isaiaprende spunto da quel passo (21, 11-12) e lo cita nella forma originale. Riproduco di seguito il testo della sua canzone (del 1983) nella versione pubblicata nel volume Stagioni edito da Einaudi.

Shomér ma mi-llailah?

La notte è quieta senza rumore,
c’è solo il suono che fa il silenzio
e l’aria calda porta il sapore di stelle e assenzio.
Le dita sfiorano le pietre calme,
calde d’un sole memoria o mito
il buio ha preso con sé le palme,
sembra che il giorno non sia esistito.
Io, la vedetta, l’illuminato,
guardiano eterno di non so cosa
cerco, innocente, o perché ho peccato, la luna ombrosa.
E aspetto immobile che si spanda
l’onda di tuono che seguirà
al lampo secco di una domanda,
la voce d’ uomo che chiederà:
- Shomér ma mi-llailah?
Shomér ma mi-lell?
Shomér ma mi-llailah, ma mi-lell?
Sono da secoli, o da un momento,
fermo in un vuoto in cui tutto tace
non so più dire da quanto sento angoscia o pace.
Coi sensi tesi fuori dal tempo,
fuori dal mondo sto ad aspettare
che in un sussurro di voci o vento
qualcuno venga per domandare.
E li avverto, radi come le dita,
ma sento voci, sento un brusio
e sento d’essere l’ infinita eco di Dio.
E dopo, innumeri come sabbia,
ansiosa e anonima oscurità
ma voce sola di fede o rabbia,
notturno grido che chiederà:
- Shomér ma mi-llailah?
Shomér ma mi-lell?
Shomér ma mi-llailah, ma mi-lell?
- La notte,udite, sta per finire,
ma il giorno ancora non è arrivato
sembra che il tempo nel suo fluire resti inchiodato.
Ma io veglio sempre, perciò insistete,
voi lo potete: ridomandate!
Tornate ancora se lo volete, non vi stancate!
Cadranno i secoli, gli dèi e le dee,
cadranno torri, cadranno regni
e resteranno di uomini e di idee polvere e segni.
Ma ora capisco il mio non capire,
che una risposta non ci sarà
che la risposta sull’avvenire
è in una voce che chiederà:
- Shomér ma mi-llailah?
Shomér ma mi-lell?
Shomér ma mi-llailah, ma mi-lell?
Questa intensa canzone, ricca di parole stimolanti, mi conferma che la Bibbia è veramente il patrimonio dell’umanità che cerca, che domanda, che non si arrende, che spera abbia fine la notte e la nottata. Umanità di diversa provenienza culturale (penso che il mio accostamento di Francesco Guccini, Giuseppe Dossetti e Eduardo De Filippo sia significativo in tal senso), ma animata sempre da un desiderio di capire che cosa ci sia all’alba e, soprattutto, animata da un desiderio, più o meno ricco di speranza (ottimismo della volontà, forse), che l’alba arrivi veramente.
………………………………………………………….
Note
(1)      “Tradurre” e “tradire” non hanno la stessa etimologia, ma entrambi i verbi hanno lo stesso prefisso “tra” che significa “oltre” e, com’è noto, l’ “oltre” è affascinante, ma può essere pericoloso se non si è prudenti.
………………………………………………………….
N.B.: ho scattato anni fa a Pineto la foto che ho inserito all’inizio dell’articolo. Ho ritratto un’alba di mare un po’ minacciosa dove, però, le nubi non riescono a nascondere il sole che sta sorgendo.
Categorie:On the road Tag:

nell’intimità della tua casa

29 Ottobre 2017 Nessun commento

Nell’intimità della tua casa” è una citazione dal Salmo 128 ed è anche il titolo del libro di Rosanna Virgili e Rosanna Fersini edito da Ancora nel 2017. Le due autrici hanno già pubblicato assieme libri molto interessanti e stimolanti (1). Rosanna Virgili ha pubblicato con altre tre bibliste una nuova traduzione commentata dei Vangeli. Rosanna Fersini si dedica con intelligente passione al suo lavoro educativo sia come docente che come scrittrice.

Il sottotitolo (La chiara parola dell’Amoris laetitia) ci preannuncia sinteticamente l’argomento del libro, che non è solo un commento dell’Esortazione apostolica postsinodale sull’amore nella famiglia di Papa Francesco (2), ma, come dicono le autrici nell’introduzione, è una conversazione tra tre interlocutori: “la voce laica, la voce biblica e quella – amabile e chiara – di Francesco“.

Più che una conversazione, direi, è una sinfonia di voci che nel corso del libro ci illustrano la situazione della famiglia nel concreto della attualità quotidiana (grazie alla voce laica) e, ad un tempo, ci dimostrano (grazie alla voce biblica) che le parole di Francesco, ben calate in questa realtà, non solo sono rispettose dei risultati sinodali, ma anche, e soprattutto, sono ben radicate nella Parola autentica delle Scritture. Questo libro, dunque, contesta apertamente le accuse a vario titolo sollevate contro l’Esortazione apostolica Amoris laetitia, dimostrando la loro completa infondatezza.

Inevitabilmente il concetto di amoris laetitia, cioè della gioia dell’amore, non può piacere ai tradizionalisti che ancora non hanno digerito il Concilio. Vorrei, tuttavia, sottolineare che spesso le accuse dei tradizionalisti sono strumentalizzate da interessi curiali che con la fede cristiana non hanno nulla in comune.

Cito una parte molto significativa dell’ introduzione:

Francesco va sì alla dottrina, ma a quella che era la “via” (odòs: “strada”) del kerygma, del primo Vangelo, quella consegnata dalla Scrittura, la più antica, ma anche la più fresca, la più comprensibile e significativa, quella che raggiunge il cuore e la mente dell’umanità e non si è fatta ancora imprigionare nell’accademismo fine a sé stesso, o già catalogare nelle sezioni “archeologiche” delle biblioteche.

Concordo appieno con le parole citate. Inoltre condivido con le autrici l’dea che il libro Nell’intimità della famiglia sia un invito ad intraprendere la lettura dell’ Amoris laetitia rivolto a chiunque, credente o non credente, abbia a cuore i temi della famiglia, dell’amore coniugale e dell’amore familiare.

(1) Ne ho parlato in questo blog: Eros… Puro, amabile, dolce: la pancia di CronoViaggio nel Cantico dei canticiSu la maschera: Su la maschera

(2) La dimensione erotica dell’amore

Categorie:On the road Tag:

Libri di sangue: “cultura” e Cultura

12 Ottobre 2017 Commenti chiusi

Leggo sempre con molto piacere il mensile “Messaggero di sant’Antonio“, anche perché non mi interessano le riviste patinate e radical-chic e sono, invece, in consonanza con quella parte della stampa cattolica che nutre e difende ancora valori etici e ideali progressisti.

Ovviamente quando apro la rivista mi soffermo sempre con attenzione sull’editoriale del direttore fra Fabio Scarsato che nel numero di ottobre ha come titolo: Libri di sangue. Devo essere sincero: non è stato il titolo ad incuriosirmi, ma il primo paragrafo che descrive esattamente la mia particolare ed attuale situazione: ho talmente tanti libri che non posso più acquistarne uno e quindi utilizzo il prestito bibliotecario, mentre in libreria vado “solo per rendermi conto di quanti libri, persino ottimi, ormai non leggerò“.

La parte più interessante dell’editoriale, tuttavia, sta nel seguito. L’autore, sulle orme di San Francesco, critica un certo modo di fare cultura. Critica la “cultura” dei possessori della verità che insultano gli altri, critica la “cultura” al servizio del potere e quella che “cavalca opportunisticamente il mal di pancia della gente“. L’editoriale disegna un ritratto ben diverso della Cultura vera e autentica (l’iniziale maiuscola è mia) che, invece, deve farsi “servizio per gli altri, per la loro libertà e dignità.” Questa è la Cultura “per cui avrebbe tifato, e molto, san Francesco. Ma poco, invece, tanti nostri politicanti, anchormen, intellettuali, professionisti delle apparizioni tv e persino taluni uomini di Chiesa.”

Concordo pienamente con tutto l’editoriale e lo riproduco di seguito con grande piacere: fra Fabio Scarsato, Libri di sangue, editoriale del ”Messaggero di sant’Antonio“, mese di ottobre 2017.

Mi guardo attorno, nella mia stanza: sono assediato dai libri! Poco mi consola sapere che ormai mi procuro solo lo stretto necessario, e per tutto il resto faccio abbondante abuso di biblioteche e internet. A questo punto, entro nelle librerie solo per rendermi conto di quanti libri, persino ottimi, ormai non leggerò.

Me ne vergogno un po’, perché san Francesco non è stato tenero né coi libri né con ciò che con essi generalmente si fa. A un novizio che gliene chiedeva in permesso uno, e neanche uno qualsiasi ma ciò di cui aveva bisogno per gli studi teologici e le sue sante devozioni, il Poverello di Assisi si arzigogolò tutto in un ragionamento che lo fece immantinente desistere dalla richiesta. Perché se ne avesse avuto uno, poi si sarebbe sentito superiore a chi non ne aveva, che anche un’edizione tascabile può pur sempre fornire un piccolo piedistallo per il proprio orgoglio.

Qualche altro libro ebbe forse miglior sorte, se persino l’unico evangeliario della fraternità poté, senza tanti scrupoli liturgici, essere donato a una povera donna. Che, per quel che mi riguarda, può anche averlo usato per accendere il focolare, senza alcun rispetto per le miniature dorate.

Ciononostante non mi riesce di pensare che Francesco ce l’avesse coi libri o con la cultura. Ma piuttosto che chiedesse agli uni e all’altra molto di più, alzando il tiro.

Che non si riducessero a una forma di potere, tanto più oppressivo quanto frutto di un privilegio (economico, di status sociale). Che non risultassero l’unica variabile a definire la dignità di un uomo e di una donna. Che significava non pensare che l’unico «sapere» fosse quello che usciva dalle università o dalle biblioteche conventuali. Insomma, che uno non presumesse di sé, né si ritenesse solo per questo migliore degli altri, indispensabile se non addirittura loro salvatore, e solo perché ha avuto la grazia di studiare. Per non parlare della categoria di coloro che, di solito sbraitando, presumono di «possedere la verità», a tal punto da essere essi stessi «la verità». In nome della quale il resto può essere degradato a falsità, e gli altri bellamente insultati e offesi.

È la cultura che accarezza il potere o cavalca opportunisticamente il mal di pancia della gente, e si vende al primo talk-show. Che offende chi, invece, nel nome della stessa, finisce nelle prigioni del tiranno o deve chiudere il suo giornale.

Saper leggere e scrivere, essere messi in grado di affinare la propria capacità critica, di ragionamento e di discernimento, crescere, secondo le proprie attitudini e interessi, nelle conoscenze umane, scientifiche, tecnologiche, accedere ai mezzi di comunicazione, informarsi e informare; questo e molto altro è necessario. E perciò è un diritto indiscutibile che appartiene a ogni uomo e a ogni donna e di cui ogni comunità civile ha l’obbligo di farsi responsabilmente carico, affinché ognuno di noi, secondo quel progetto d’amore che Dio ha pensato per lui o per lei, possa realizzare compiutamente la propria umanità. Valorizzando anche quell’«altra» cultura, che non viene dai libri né dai banchi di scuola. Ma è quella dei contadini che leggono i ritmi della natura, degli anziani che di vita se ne intendono, o delle mani dell’artigiano che sanno ben più di qualsiasi manuale. È il sapere veicolato dalle narrazioni, dagli abbracci, dai proverbi condivisi attorno a un tavolo, oppure mentre si mette a letto il pupo.

Questa è la cultura che si fa servizio per gli altri, per la loro libertà e dignità. Quella per cui avrebbe tifato, e molto, san Francesco. Ma poco, invece, tanti nostri politicanti, anchormen, intellettuali, professionisti delle apparizioni tv e persino taluni uomini di Chiesa.

Categorie:On the road Tag:

Infinito

16 Settembre 2017 Commenti chiusi

Confesso che le esplorazioni spaziali mi hanno sempre affascinato. Le potenze mondiali, certamente, dovrebbero impegnare più risorse per tutelare la salute del nostro pianeta, ma non dobbiamo dimenticare che la ricerca scientifica legata alle esplorazioni spaziali ha una ricaduta spesso molto positiva sulle tecnologie d’uso quotidiano ed anche sulla conoscenza del mondo in cui viviamo.

Nel 1969 ero poco più che un bambino quando passai la notte in bianco per assistere all’evento del primo uomo sulla Luna. Sembrava a tutti un traguardo grandioso, ma era solo il primo piccolo passo, simile a quello del bimbo che per la prima volta esce dalla culla.

Oggi i veicoli terrestri esplorano Marte, ma non dimentichiamo che il pianeta rosso è un nostro vicino di casa: poco in confronto ai confini del nostro sistema solare, poco più di niente in confronto ai confini della nostra galassia, assolutamente nulla in confronto al nostro universo che, probabilmente, è infinito.

Sonde terrestri sono atterrate su una cometa, altre hanno raggiunto e superato Giove, una, Cassini, si è schiantata su Saturno dopo un viaggio di vent’anni (quasi il tempo di una generazione umana), un’altra, Voyager-1, è uscita dai confini del sistema solare, dopo un viaggio di quarant’anni (un limite d’età importante per uomini e donne) e, forse, tra quarantamila anni potrà raggiungere un altro sistema solare, un po’ come fosse una città in un’altra regione diversa dalla nostra.

Quarantamila anni! Una bazzecola nella storia del nostro pianeta, meno di niente se pensiamo al tempo infinito del nostro universo. Eppure un periodo quasi inimmaginabile per il pensiero umano. Se il “Viaggiatore” raggiungerà tra quarantamila anni un altro mondo e se su quel mondo ci saranno quelli che consideriamo “esseri intelligenti” perché simili a noi (!), la sonda consegnerà le tracce della nostra esistenza: ma il nostro mondo tra quarantamila anni ci sarà ancora?

Quando penso a queste distanze temporali e spaziali immense, ma quasi insignificanti se paragonate al tempo e allo spazio dell’universo infinito, mi chiedo se davvero noi siamo esseri intelligenti, noi che viviamo sulla Terra, infinitesimale granello di polvere, noi che inventiamo i sistemi più sofisticati per fare del male ai nostri simili e a noi stessi. Noi, esseri intelligenti, trascorriamo la nostra vita in una lotta continua per sopraffare, distruggere ed ammazzare sia fisicamente che psicologicamente. E questo avviene nonostante che grandi uomini ci abbiano dato ben altri messaggi. Viviamo ignorando l’Evangelo di Cristo che duemila anni fa (“stamane” se rapportiamo i duemila anni all’età del genere umano) ci ha indicato la via per realizzare il regno dell’amore qui, su questa Terra.

Quando penso a tutto questo mi faccio un’idea concreta dell’infinito: la stupidità umana, immensa e senza senso.

Eppure nemmeno questa realtà concreta mi impedisce di pensare all’infinito universo e alla sua Mente. Anzi: questa realtà concreta, proprio come la siepe leopardiana, mi invita ad andare oltre e a pensare alto, ma, diversamente dal poeta, quando il mio pensiero vola oltre la siepe della miseria umana, non vuole naufragare e spera che l’intelligenza umana prima o poi capisca la necessità dell’amore. Infatti l’amore è indispensabile per sopravvivere, cioè per “vivere sopra” e oltre le nostre miserie.

 

Categorie:On the road Tag:

transumanza

1 Settembre 2017 Commenti chiusi

 

I Pastori

 

Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua natia
rimanga ne’ cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh’esso il litoral cammina
La greggia. Senza mutamento è l’aria.
Il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquio, calpestio, dolci romori.

Ah perché non son io co’ miei pastori?

Poesia tratta dall’ Alcyone di Gabriele D’Annunzio

Non ho particolare simpatia per D’Annunzio, ma la foto (1) pubblicata richiama inevitabilmente alla mente questi versi. Non ho resistito alla tentazione di fotografare questa foto che campeggia in grandi dimensioni su una parete della reception dell’ hotel pinetese, dove mi piace alloggiare durante le mie vacanze estive. Riproduce il tratto di Mar Adriatico vicino alla Torre del Cerrano di Pineto: luoghi che mi sono molto cari.

1) Sosta dei pastori sulla spiaggia della Torre del Cerrano andando in Puglia, 1938 (Archivio I. Del Governatore)

Categorie:On the road Tag:

Benedizione del mare

20 Agosto 2017 Commenti chiusi

 

In molte località marine, in particolare nel giorno dell’ Assunta, è possibile partecipare al rito suggestivo della “Benedizione del mare”.

Di seguito riproduco il testo della preghiera “marina” che viene recitata in questa occasione.

 

Benedizione del Mare

 

Noi ti benediciamo e ti rendiamo grazie,

Dio di provvidenza infinita, per i grandi segni del tuo amore

profusi nel corso dei secoli

sulle generazioni umane

che hanno solcato le vie del mare.

Per tua grazia, Signore,

i nostri padri

che ci trasmisero i segreti del navigare,

ci hanno insegnato a vedere nell’immensità delle acque

le orme della tua presenza;

e con gli strumenti di quella difficile arte

ci hanno consegnato

la bussola della fede e il timone della speranza.

 

Nei giorni di bonaccia e di tempesta

tu hai confortato la solitudine degli uomini del mare,

hai sostenuto il loro sforzo laborioso e tenace

e li hai guidati a un approdo sicuro.

 

Noi ti preghiamo, Dio onnipotente ed eterno:

infondi in tutte le coscienze il tuo santo timore,

perché sia preservato da ogni inquinamento

questo scenario di bellezza

e questa sorgente di energia e di vita.

 

Sii tu, o Padre, la guida sicura

che traccia la nostra rotta

in mezzo ai flutti dell’esistenza terrena.

Veglia sulle famiglie dei marinai e dei portuali;

copri con la tua protezione gli scafi

che galleggiano sulle acque

e le dimore della terraferma.

Ogni imbarcazione

che attraversa i fiumi, i mari e gli oceani,

Porti al mondo un messaggio

di civiltà e di fratellanza

per un avvenire di giustizia e di pace.

 

Intercedano per noi

la Vergine Maria, stella del mare,

e tutti i testimoni del Vangelo

i cui nomi sono nel libro della vita.

 

Risplenda il tuo volto, o Padre,

su coloro che sono morti in mare;

la tua benedizione ci accompagni tutti

nell’itinerario del tempo

verso il porto dell’eterna quiete.

 

Per Cristo nostro avvocato e mediatore,

che ascende accanto a te nella gloria,

e vive e regna nei secoli dei secoli.

 

Amen.

 

Categorie:On the road Tag:

Murale dell’anima

19 Agosto 2017 Commenti chiusi

Ritorno dal mare d’Abruzzo e rientro nei tempi della quotidianità portandomi, comunque, il ricordo di piacevoli ed amichevoli sguardi: tutto scorre, certo, ma un murale come questo mi regala attimi di infinito. Sono attimi di mare che toccano il cielo. Sono attimi che fissano i ricordi sui muri dipinti dell’anima: qui sto in compagnia di amici indimenticabili.

 

Categorie:On the road Tag:

mi sembra giusto

20 Luglio 2017 Commenti chiusi

Per continuare con la leggerezza “profonda” (o la profonda “leggerezza”) di Charles Monroe Schulz.

Categorie:On the road Tag: