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Archivio per la categoria ‘On the road’

Infinito

16 Settembre 2017 Nessun commento

Confesso che le esplorazioni spaziali mi hanno sempre affascinato. Le potenze mondiali, certamente, dovrebbero impegnare più risorse per tutelare la salute del nostro pianeta, ma non dobbiamo dimenticare che la ricerca scientifica legata alle esplorazioni spaziali ha una ricaduta spesso molto positiva sulle tecnologie d’uso quotidiano ed anche sulla conoscenza del mondo in cui viviamo.

Nel 1969 ero poco più che un bambino quando passai la notte in bianco per assistere all’evento del primo uomo sulla Luna. Sembrava a tutti un traguardo grandioso, ma era solo il primo piccolo passo, simile a quello del bimbo che per la prima volta esce dalla culla.

Oggi i veicoli terrestri esplorano Marte, ma non dimentichiamo che il pianeta rosso è un nostro vicino di casa: poco in confronto ai confini del nostro sistema solare, poco più di niente in confronto ai confini della nostra galassia, assolutamente nulla in confronto al nostro universo che, probabilmente, è infinito.

Sonde terrestri sono atterrate su una cometa, altre hanno raggiunto e superato Giove, una, Cassini, si è schiantata su Saturno dopo un viaggio di vent’anni (quasi il tempo di una generazione umana), un’altra, Voyager-1, è uscita dai confini del sistema solare, dopo un viaggio di quarant’anni (un limite d’età importante per uomini e donne) e, forse, tra quarantamila anni potrà raggiungere un altro sistema solare, un po’ come fosse una città in un’altra regione diversa dalla nostra.

Quarantamila anni! Una bazzecola nella storia del nostro pianeta, meno di niente se pensiamo al tempo infinito del nostro universo. Eppure un periodo quasi inimmaginabile per il pensiero umano. Se il “Viaggiatore” raggiungerà tra quarantamila anni un altro mondo e se su quel mondo ci saranno quelli che consideriamo “esseri intelligenti” perché simili a noi (!), la sonda consegnerà le tracce della nostra esistenza: ma il nostro mondo tra quarantamila anni ci sarà ancora?

Quando penso a queste distanze temporali e spaziali immense, ma quasi insignificanti se paragonate al tempo e allo spazio dell’universo infinito, mi chiedo se davvero noi siamo esseri intelligenti, noi che viviamo sulla Terra, infinitesimale granello di polvere, noi che inventiamo i sistemi più sofisticati per fare del male ai nostri simili e a noi stessi. Noi, esseri intelligenti, trascorriamo la nostra vita in una lotta continua per sopraffare, distruggere ed ammazzare sia fisicamente che psicologicamente. E questo avviene nonostante che grandi uomini ci abbiano dato ben altri messaggi. Viviamo ignorando l’Evangelo di Cristo che duemila anni fa (“stamane” se rapportiamo i duemila anni all’età del genere umano) ci ha indicato la via per realizzare il regno dell’amore qui, su questa Terra.

Quando penso a tutto questo mi faccio un’idea concreta dell’infinito: la stupidità umana, immensa e senza senso.

Eppure nemmeno questa realtà concreta mi impedisce di pensare all’infinito universo e alla sua Mente. Anzi: questa realtà concreta, proprio come la siepe leopardiana, mi invita ad andare oltre e a pensare alto, ma, diversamente dal poeta, quando il mio pensiero vola oltre la siepe della miseria umana, non vuole naufragare e spera che l’intelligenza umana prima o poi capisca la necessità dell’amore. Infatti l’amore è indispensabile per sopravvivere, cioè per “vivere sopra” e oltre le nostre miserie.

 

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transumanza

1 Settembre 2017 Nessun commento

 

I Pastori

 

Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua natia
rimanga né cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh’esso il litoral cammina
La greggia. Senza mutamento è l’aria.
Il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquio, calpestio, dolci romori.

Ah perché non son io cò miei pastori?

Poesia tratta dall’ Alcyone di Gabriele D’Annunzio

Non ho particolare simpatia per D’Annunzio, ma la foto (1) pubblicata richiama inevitabilmente alla mente questi versi. Non ho resistito alla tentazione di fotografare questa foto che campeggia in grandi dimensioni su una parete della reception dell’ hotel pinetese, dove mi piace alloggiare durante le mie vacanze estive. Riproduce il tratto di Mar Adriatico vicino alla Torre del Cerrano di Pineto: luoghi che mi sono molto cari.

1) Sosta dei pastori sulla spiaggia della Torre del Cerrano andando in Puglia, 1938 (Archivio I. Del Governatore)

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Benedizione del mare

20 Agosto 2017 Nessun commento

 

In molte località marine, in particolare nel giorno dell’ Assunta, è possibile partecipare al rito suggestivo della “Benedizione del mare”.

Di seguito riproduco il testo della preghiera “marina” che viene recitata in questa occasione.

 

Benedizione del Mare

 

Noi ti benediciamo e ti rendiamo grazie,

Dio di provvidenza infinita, per i grandi segni del tuo amore

profusi nel corso dei secoli

sulle generazioni umane

che hanno solcato le vie del mare.

Per tua grazia, Signore,

i nostri padri

che ci trasmisero i segreti del navigare,

ci hanno insegnato a vedere nell’immensità delle acque

le orme della tua presenza;

e con gli strumenti di quella difficile arte

ci hanno consegnato

la bussola della fede e il timone della speranza.

 

Nei giorni di bonaccia e di tempesta

tu hai confortato la solitudine degli uomini del mare,

hai sostenuto il loro sforzo laborioso e tenace

e li hai guidati a un approdo sicuro.

 

Noi ti preghiamo, Dio onnipotente ed eterno:

infondi in tutte le coscienze il tuo santo timore,

perché sia preservato da ogni inquinamento

questo scenario di bellezza

e questa sorgente di energia e di vita.

 

Sii tu, o Padre, la guida sicura

che traccia la nostra rotta

in mezzo ai flutti dell’esistenza terrena.

Veglia sulle famiglie dei marinai e dei portuali;

copri con la tua protezione gli scafi

che galleggiano sulle acque

e le dimore della terraferma.

Ogni imbarcazione

che attraversa i fiumi, i mari e gli oceani,

Porti al mondo un messaggio

di civiltà e di fratellanza

per un avvenire di giustizia e di pace.

 

Intercedano per noi

la Vergine Maria, stella del mare,

e tutti i testimoni del Vangelo

i cui nomi sono nel libro della vita.

 

Risplenda il tuo volto, o Padre,

su coloro che sono morti in mare;

la tua benedizione ci accompagni tutti

nell’itinerario del tempo

verso il porto dell’eterna quiete.

 

Per Cristo nostro avvocato e mediatore,

che ascende accanto a te nella gloria,

e vive e regna nei secoli dei secoli.

 

Amen.

 

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Murale dell’anima

19 Agosto 2017 Nessun commento

Ritorno dal mare d’Abruzzo e rientro nei tempi della quotidianità portandomi, comunque, il ricordo di piacevoli ed amichevoli sguardi: tutto scorre, certo, ma un murale come questo mi regala attimi di infinito. Sono attimi di mare che toccano il cielo. Sono attimi che fissano i ricordi sui muri dipinti dell’anima: qui sto in compagnia di amici indimenticabili.

 

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mi sembra giusto

20 Luglio 2017 Nessun commento

Per continuare con la leggerezza “profonda” (o la profonda “leggerezza”) di Charles Monroe Schulz.

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luglio!

6 Luglio 2017 Nessun commento

Questo blog è troppo serio.

Davvero!

Per festeggiare luglio ho deciso di ricorrere ad uno dei miei autori preferiti: Charles Monroe Schulz; un “filosofo” che più volte ho citato in questo blog:

intervallo

Gli archetipi della psicologia maschile

felice anno nuovo

Benvenuto luglio, dunque, senza temere di finire ai rigori, dopo i tempi supplementari!

 

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“Cedi la strada agli alberi”

20 Giugno 2017 Nessun commento

“La prima volta non fu quando ci spogliammo

ma qualche giorno prima,

mentre parlavi sotto un albero.

Sentivo zone lontane del mio corpo

che tornavano a casa.”

Franco Arminio, Cedi la strada agli alberi. Poesie d’amore e di terra, Chiarelettere Editore

 

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bastardi siamo, ma figli di due progenitori diversi

18 Giugno 2017 Nessun commento

In un articolo molto interessante, pubblicato su Avvenire del 30 maggio 2017  (1), Luigi Bignami ci spiega che la razza è un mito privo di fondamento poiché in realtà siamo tutti meticci. Ne sono convinto, eppure penso, anche se non sono un creazionista, che l’umanità, in gran parte, abbia Caino come progenitore e non Set.

(1)  La razza è un mito: la realtà è sempre … – avvenire.it

Genesi 4 (Versione Diodati)

1 OR Adamo conobbe la sua moglie, ed ella concepette, e partorì Caino, e disse: Io ho acquistato un uomo col Signore. 2 Poi partorì ancora Abele, fratello di esso. Ed Abele fu pastore di pecore, e Caino fu lavorator della terra.
3 Or avvenne, in capo di alquanto tempo, che Caino offerse al Signore offerta de’ frutti della terra. 4 Ed Abele offerse anch’esso de’ primogeniti delle sue pecore, e del grasso di esse. E il Signore riguardò ad Abele ed alla sua offerta. 5 Ma non riguardò a Caino, nè alla sua offerta; onde Caino si sdegnò grandemente, e il suo volto fu abbattuto.
6 E il Signore disse a Caino: Perchè sei tu sdegnato? e perchè è il tuo volto abbattuto? 7 Se tu fai bene, non vi sarà egli esaltazione? ma altresì, se tu fai male, il peccato giace alla porta. Ora i desiderii di esso dipendono da te, e tu hai la signoria sopra lui.
8 E Caino disse ad Abele suo fratello: Andiamo ai campi. Ed avvenne che, essendo essi ai campi, Caino si levò contro ad Abele suo fratello, e l’uccise.
9 E il Signore disse a Caino: Ov’è Abele tuo fratello? Ed egli disse: Io non so; sono io guardiano del mio fratello? 10 E il Signore gli disse: Che hai fatto? ecco la voce del sangue del tuo fratello grida a me dalla terra. 11 Ora dunque tu sei maledetto, e sarai cacciato dalla terra, che ha aperta la sua bocca per ricevere il sangue del tuo fratello dalla tua mano. 12 Quando tu lavorerai la terra, ella non continuerà più di renderti la sua virtù; e tu sarai vagabondo ed errante sulla terra.
13 E Caino disse al Signore: La mia iniquità è più grande che io non posso portare. 14 Ecco, tu mi hai oggi cacciato d’in su la faccia della terra, ed io sarò nascosto dal tuo cospetto, e sarò vagabondo ed errante sulla terra; ed avverrà che chiunque mi troverà mi ucciderà. 15 E il Signore gli disse: Perciò, chiunque ucciderà Caino sarà punito a sette doppi più che Caino. E il Signore pose un segnale in Caino, acciocchè alcuno, trovandolo, non lo uccidesse.
16 E Caino si partì dal cospetto del Signore, e dimorò nel paese di Nod, dalla parte orientale di Eden. 17 E Caino conobbe la sua moglie, ed ella concepette, e partorì Enoch. Poi egli si mise ad edificare una città, e la nominò del nome del suo figliuolo Enoch. 18 E ad Enoch nacque Irad; ed Irad generò Mehujael; e Mehujael generò Metusael; e Metusael generò Lamec.
19 E Lamec si prese due mogli; il nome dell’una delle quali era Ada, e il nome dell’altra Silla. 20 E Ada partorì Iabal. Esso fu padre di coloro che dimorano in tende, e son mandriani. 21 E il nome del suo fratello fu Iubal. Esso fu padre di tutti coloro che maneggiano la cetera e l’organo. 22 E Silla partorì anch’ella Tubal-cain, il quale ha ammaestrato ogni fabbro di rame e di ferro; e la sorella di Tubal-cain fu Naama.
23 E Lamec disse ad Ada e Silla sue mogli: Ascoltate la mia voce, mogli di Lamec; Porgete l’orecchio al mio parlare. Certo io ho ucciso un uomo, dandogli una ferita; Ed un giovane, dandogli una percossa. 24 Se Caino è vendicato a sette doppi, Lamec lo sarà a settanta volte sette doppi.
25 E Adamo conobbe ancora la sua moglie; ed ella partorì un figliuolo, e gli pose nome Set; perciocchè, disse ella, Iddio mi ha riposta un’altra progenie in luogo di Abele, che Caino ha ucciso. 26 Ed a Set ancora nacque un figliuolo; ed egli gli pose nome Enos. Allora si cominciò a nominare una parte degli uomini del Nome del Signore.

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papà

20 Maggio 2017 2 commenti

Lunedì 21 maggio 2007: sono passati dieci anni da quando mi hai lasciato, e sono stati i dieci anni più brutti della mia vita. Ho subito ingiustizie, cattiverie e pugnalate alle spalle, inaudite e scioccanti, ma alla fine ho sempre vinto, pur segnato da lividi e ferite. Certamente dal Paradiso mi hai assistito tu, caro papà, anche se le mie mancanze nei tuoi confronti sono state molte. Non posso che ripetere parole che ho già detto: “Sempre più in colpa, io, per non averti capito, io che ti parlo – oggi – e ti chiedo perdono per i silenzi o le vuote parole, per il tuo amore immenso non capito.”

L’ anno scorso, per il nono anniversario, avevo raccolto sotto il titolo “papà… sempre” le pagine che la mia memoria e i miei sensi di colpa mi hanno dettato per ricordarti. Così scrivevo il 21 maggio del 2016:

Papà: nove anni, oggi. 

Un secolo e una vita.

Oggi voglio ricordarti con queste foto della macchina che costruisti tu, da giovane, e che continuasti ad usare fino all’ultimo.

Questa macchina è una sega a nastro per il legno, disegnata e realizzata da te in ogni singola parte, ad eccezione del motore solamente.

Una macchina che lavorò incessantemente con te, senza mai darti problemi.

Sulla sua banda di protezione avevi collocato due immagini: una, della Madonna Liberatrice dai Flagelli, antica forse quanto la macchina, ed una più recente; entrambe, assieme all’ulivo benedetto che rinnovavi ogni anno alla Domenica delle Palme, fedelmente ti preservarono da incidenti d’uso.

Oggi la tecnologia ha fatto passi enormi e il mondo corre verso l’implementazione dell’inutile, optando per il suicidio dell’umanità.

Tu già nei tuoi anni eri fuori dal tempo, come me, oggi.

Sempre più simili siamo.

Sempre più in colpa, io, per non averti capito.

 

Papà… sempre, ecco le pagine che in questi dieci anni ho pubblicato sulla mia “anto-logia“:

un gigante (26 maggio 2007)

nel legno (28 maggio 2007)

papà (30 maggio 2007)

21 maggio 2007 – 21 maggio 2008 (20 maggio 2008)

Il ciliegio (21 maggio 2008)

profumo di bosco (13 maggio 2009)

Profumo di bosco (21 maggio 2007-21 maggio 2012) (21 maggio 2012)

21 maggio 2007 – 21 maggio 2015: profumo di bosco, ancora (21 maggio 2015)

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Emmaus di Diodati e di Caravaggio

3 Maggio 2017 2 commenti

Ogni volta che leggo una pagina delle Scritture nella traduzione di Giovanni Diodati rimango meravigliato dalla sua capacità di esprimere e comunicare il fascino e lo stupore della Parola. Per questo, ma anche per altri motivi come ho già detto (1), scelgo sempre la lettura e la riproduzione dei testi delle Scritture nella versione di Giovanni Diodati.

I versetti dell’episodio di Emmaus, tratti dall’Evangelo di Luca, sono un esempio di questa meraviglia espositiva che ha saputo rendere visivo lo stupore dei discepoli del Risorto.

Nessuno, poi, meglio del Caravaggio ha illustrato la scena e l’attimo del “riconoscimento”. La prima illustrazione riproduce la tela conservata a Londra, realizzata nei primi anni del 1600, la seconda riproduce la tela realizzata pochi anni dopo, che si trova a Milano. Sono opere molto diverse tra loro e, in particolare, per quanto può valere il mio giudizio, ritengo la seconda molto più aderente alla Parola. 

(1) Artemisia, Galileo e Diodati: la rivoluzione copernicana 

Di seguito riproduco il passo dell’Evangelo di Luca nella versione di Giovanni Diodati.

24:13 OR ecco, due di loro in quello stesso giorno andavano in un castello, il cui nome [era] Emmaus, distante da Gerusalemme sessanta stadi.

24:14 Ed essi ragionavan fra loro di tutte queste cose, ch’erano avvenute.

24:15 Ed avvenne che mentre ragionavano e discorrevano insieme, Gesù si accostò, e si mise a camminar con loro.

24:16 Or gli occhi loro erano ritenuti, per non conoscerlo.

24:17 Ed egli disse loro: Quali [son] questi ragionamenti, che voi tenete tra voi, camminando? e perchè siete mesti?

24:18 E l’uno, il cui nome [era] Cleopa, rispondendo, gli disse: Tu solo, dimorando in Gerusalemme, non sai le cose che in essa sono avvenute in questi giorni?

24:19 Ed egli disse loro: Quali? Ed essi gli dissero: Il fatto di Gesù Nazareno, il quale era un uomo profeta, potente in opere, e in parole, davanti a Dio, e davanti a tutto il popolo.

24:20 E come i principali sacerdoti, ed i nostri magistrati l’hanno dato ad esser giudicato a morte, e l’hanno crocifisso.

24:21 Or noi speravamo ch’egli fosse colui che avesse a riscattare Israele; ma ancora, oltre a tutto ciò, benchè sieno tre giorni che queste cose sono avvenute,

24:22 certe donne d’infra noi ci hanno fatti stupire; perciocchè, essendo andate la mattina a buon’ora al monumento,

24:23 e non avendo trovato il corpo d’esso, son venute, dicendo d’aver veduta una visione d’angeli, i quali dicono ch’egli vive.

24:24 Ed alcuni de’ nostri sono andati al monumento, ed hanno trovato così, come le donne avean detto; ma non han veduto Gesù.

24:25 Allora egli disse loro: O insensati, e tardi di cuore a credere a tutte le cose che i profeti hanno dette!

24:26 Non conveniva egli che il Cristo sofferisse queste cose, e [così] entrasse nella sua gloria?

24:27 E cominciando da Mosè, e [seguendo] per tutti i profeti, dichiarò loro in tutte le scritture le cose [ch'erano] di lui.

24:28 Ed essendo giunti al castello, ove andavano, egli fece vista d’andar più lungi.

24:29 Ma essi gli fecer forza, dicendo: Rimani con noi, perciocchè ei si fa sera, e il giorno è già dichinato. Egli adunque entrò [nell'albergo], per rimaner con loro.

24:30 E quando egli si fu messo a tavola con loro, prese il pane, e fece la benedizione; e rotto[lo, lo] distribuì loro.

24:31 E gli occhi loro furono aperti, e lo riconobbero; ma egli sparì da loro.

24:32 Ed essi dissero l’uno all’altro: Non ardeva il cuor nostro in noi, mentre egli ci parlava per la via, e ci apriva le scritture?

24:33 E in quella stessa ora si levarono, e ritornarono in Gerusalemme, e trovarono raunati gli undici, e quelli [ch'erano] con loro.

24:34 I quali dicevano: Il Signore è veramente risuscitato, ed è apparito a Simone.

24:35 Ed essi ancora raccontarono le cose [avvenute loro] per la via, e come egli era stato riconosciuto da loro nel rompere il pane.

 

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