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Archivio per la categoria ‘Viaggi’

Libri di sangue: “cultura” e Cultura

12 Ottobre 2017 Nessun commento

Leggo sempre con molto piacere il mensile “Messaggero di sant’Antonio“, anche perché non mi interessano le riviste patinate e radical-chic e sono, invece, in consonanza con quella parte della stampa cattolica che nutre e difende ancora valori etici e ideali progressisti.

Ovviamente quando apro la rivista mi soffermo sempre con attenzione sull’editoriale del direttore fra Fabio Scarsato che nel numero di ottobre ha come titolo: Libri di sangue. Devo essere sincero: non è stato il titolo ad incuriosirmi, ma il primo paragrafo che descrive esattamente la mia particolare ed attuale situazione: ho talmente tanti libri che non posso più acquistarne uno e quindi utilizzo il prestito bibliotecario, mentre in libreria vado “solo per rendermi conto di quanti libri, persino ottimi, ormai non leggerò“.

La parte più interessante dell’editoriale, tuttavia, sta nel seguito. L’autore, sulle orme di San Francesco, critica un certo modo di fare cultura. Critica la “cultura” dei possessori della verità che insultano gli altri, critica la “cultura” al servizio del potere e quella che “cavalca opportunisticamente il mal di pancia della gente“. L’editoriale disegna un ritratto ben diverso della Cultura vera e autentica (l’iniziale maiuscola è mia) che, invece, deve farsi “servizio per gli altri, per la loro libertà e dignità.” Questa è la Cultura “per cui avrebbe tifato, e molto, san Francesco. Ma poco, invece, tanti nostri politicanti, anchormen, intellettuali, professionisti delle apparizioni tv e persino taluni uomini di Chiesa.”

Concordo pienamente con tutto l’editoriale e lo riproduco di seguito con grande piacere: fra Fabio Scarsato, Libri di sangue, editoriale del ”Messaggero di sant’Antonio“, mese di ottobre 2017.

Mi guardo attorno, nella mia stanza: sono assediato dai libri! Poco mi consola sapere che ormai mi procuro solo lo stretto necessario, e per tutto il resto faccio abbondante abuso di biblioteche e internet. A questo punto, entro nelle librerie solo per rendermi conto di quanti libri, persino ottimi, ormai non leggerò.

Me ne vergogno un po’, perché san Francesco non è stato tenero né coi libri né con ciò che con essi generalmente si fa. A un novizio che gliene chiedeva in permesso uno, e neanche uno qualsiasi ma ciò di cui aveva bisogno per gli studi teologici e le sue sante devozioni, il Poverello di Assisi si arzigogolò tutto in un ragionamento che lo fece immantinente desistere dalla richiesta. Perché se ne avesse avuto uno, poi si sarebbe sentito superiore a chi non ne aveva, che anche un’edizione tascabile può pur sempre fornire un piccolo piedistallo per il proprio orgoglio.

Qualche altro libro ebbe forse miglior sorte, se persino l’unico evangeliario della fraternità poté, senza tanti scrupoli liturgici, essere donato a una povera donna. Che, per quel che mi riguarda, può anche averlo usato per accendere il focolare, senza alcun rispetto per le miniature dorate.

Ciononostante non mi riesce di pensare che Francesco ce l’avesse coi libri o con la cultura. Ma piuttosto che chiedesse agli uni e all’altra molto di più, alzando il tiro.

Che non si riducessero a una forma di potere, tanto più oppressivo quanto frutto di un privilegio (economico, di status sociale). Che non risultassero l’unica variabile a definire la dignità di un uomo e di una donna. Che significava non pensare che l’unico «sapere» fosse quello che usciva dalle università o dalle biblioteche conventuali. Insomma, che uno non presumesse di sé, né si ritenesse solo per questo migliore degli altri, indispensabile se non addirittura loro salvatore, e solo perché ha avuto la grazia di studiare. Per non parlare della categoria di coloro che, di solito sbraitando, presumono di «possedere la verità», a tal punto da essere essi stessi «la verità». In nome della quale il resto può essere degradato a falsità, e gli altri bellamente insultati e offesi.

È la cultura che accarezza il potere o cavalca opportunisticamente il mal di pancia della gente, e si vende al primo talk-show. Che offende chi, invece, nel nome della stessa, finisce nelle prigioni del tiranno o deve chiudere il suo giornale.

Saper leggere e scrivere, essere messi in grado di affinare la propria capacità critica, di ragionamento e di discernimento, crescere, secondo le proprie attitudini e interessi, nelle conoscenze umane, scientifiche, tecnologiche, accedere ai mezzi di comunicazione, informarsi e informare; questo e molto altro è necessario. E perciò è un diritto indiscutibile che appartiene a ogni uomo e a ogni donna e di cui ogni comunità civile ha l’obbligo di farsi responsabilmente carico, affinché ognuno di noi, secondo quel progetto d’amore che Dio ha pensato per lui o per lei, possa realizzare compiutamente la propria umanità. Valorizzando anche quell’«altra» cultura, che non viene dai libri né dai banchi di scuola. Ma è quella dei contadini che leggono i ritmi della natura, degli anziani che di vita se ne intendono, o delle mani dell’artigiano che sanno ben più di qualsiasi manuale. È il sapere veicolato dalle narrazioni, dagli abbracci, dai proverbi condivisi attorno a un tavolo, oppure mentre si mette a letto il pupo.

Questa è la cultura che si fa servizio per gli altri, per la loro libertà e dignità. Quella per cui avrebbe tifato, e molto, san Francesco. Ma poco, invece, tanti nostri politicanti, anchormen, intellettuali, professionisti delle apparizioni tv e persino taluni uomini di Chiesa.

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Infinito

16 Settembre 2017 Nessun commento

Confesso che le esplorazioni spaziali mi hanno sempre affascinato. Le potenze mondiali, certamente, dovrebbero impegnare più risorse per tutelare la salute del nostro pianeta, ma non dobbiamo dimenticare che la ricerca scientifica legata alle esplorazioni spaziali ha una ricaduta spesso molto positiva sulle tecnologie d’uso quotidiano ed anche sulla conoscenza del mondo in cui viviamo.

Nel 1969 ero poco più che un bambino quando passai la notte in bianco per assistere all’evento del primo uomo sulla Luna. Sembrava a tutti un traguardo grandioso, ma era solo il primo piccolo passo, simile a quello del bimbo che per la prima volta esce dalla culla.

Oggi i veicoli terrestri esplorano Marte, ma non dimentichiamo che il pianeta rosso è un nostro vicino di casa: poco in confronto ai confini del nostro sistema solare, poco più di niente in confronto ai confini della nostra galassia, assolutamente nulla in confronto al nostro universo che, probabilmente, è infinito.

Sonde terrestri sono atterrate su una cometa, altre hanno raggiunto e superato Giove, una, Cassini, si è schiantata su Saturno dopo un viaggio di vent’anni (quasi il tempo di una generazione umana), un’altra, Voyager-1, è uscita dai confini del sistema solare, dopo un viaggio di quarant’anni (un limite d’età importante per uomini e donne) e, forse, tra quarantamila anni potrà raggiungere un altro sistema solare, un po’ come fosse una città in un’altra regione diversa dalla nostra.

Quarantamila anni! Una bazzecola nella storia del nostro pianeta, meno di niente se pensiamo al tempo infinito del nostro universo. Eppure un periodo quasi inimmaginabile per il pensiero umano. Se il “Viaggiatore” raggiungerà tra quarantamila anni un altro mondo e se su quel mondo ci saranno quelli che consideriamo “esseri intelligenti” perché simili a noi (!), la sonda consegnerà le tracce della nostra esistenza: ma il nostro mondo tra quarantamila anni ci sarà ancora?

Quando penso a queste distanze temporali e spaziali immense, ma quasi insignificanti se paragonate al tempo e allo spazio dell’universo infinito, mi chiedo se davvero noi siamo esseri intelligenti, noi che viviamo sulla Terra, infinitesimale granello di polvere, noi che inventiamo i sistemi più sofisticati per fare del male ai nostri simili e a noi stessi. Noi, esseri intelligenti, trascorriamo la nostra vita in una lotta continua per sopraffare, distruggere ed ammazzare sia fisicamente che psicologicamente. E questo avviene nonostante che grandi uomini ci abbiano dato ben altri messaggi. Viviamo ignorando l’Evangelo di Cristo che duemila anni fa (“stamane” se rapportiamo i duemila anni all’età del genere umano) ci ha indicato la via per realizzare il regno dell’amore qui, su questa Terra.

Quando penso a tutto questo mi faccio un’idea concreta dell’infinito: la stupidità umana, immensa e senza senso.

Eppure nemmeno questa realtà concreta mi impedisce di pensare all’infinito universo e alla sua Mente. Anzi: questa realtà concreta, proprio come la siepe leopardiana, mi invita ad andare oltre e a pensare alto, ma, diversamente dal poeta, quando il mio pensiero vola oltre la siepe della miseria umana, non vuole naufragare e spera che l’intelligenza umana prima o poi capisca la necessità dell’amore. Infatti l’amore è indispensabile per sopravvivere, cioè per “vivere sopra” e oltre le nostre miserie.

 

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transumanza

1 Settembre 2017 Nessun commento

 

I Pastori

 

Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all’Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d’acqua natia
rimanga ne’ cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d’avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh’esso il litoral cammina
La greggia. Senza mutamento è l’aria.
Il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquio, calpestio, dolci romori.

Ah perché non son io co’ miei pastori?

Poesia tratta dall’ Alcyone di Gabriele D’Annunzio

Non ho particolare simpatia per D’Annunzio, ma la foto (1) pubblicata richiama inevitabilmente alla mente questi versi. Non ho resistito alla tentazione di fotografare questa foto che campeggia in grandi dimensioni su una parete della reception dell’ hotel pinetese, dove mi piace alloggiare durante le mie vacanze estive. Riproduce il tratto di Mar Adriatico vicino alla Torre del Cerrano di Pineto: luoghi che mi sono molto cari.

1) Sosta dei pastori sulla spiaggia della Torre del Cerrano andando in Puglia, 1938 (Archivio I. Del Governatore)

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Benedizione del mare

20 Agosto 2017 Commenti chiusi

 

In molte località marine, in particolare nel giorno dell’ Assunta, è possibile partecipare al rito suggestivo della “Benedizione del mare”.

Di seguito riproduco il testo della preghiera “marina” che viene recitata in questa occasione.

 

Benedizione del Mare

 

Noi ti benediciamo e ti rendiamo grazie,

Dio di provvidenza infinita, per i grandi segni del tuo amore

profusi nel corso dei secoli

sulle generazioni umane

che hanno solcato le vie del mare.

Per tua grazia, Signore,

i nostri padri

che ci trasmisero i segreti del navigare,

ci hanno insegnato a vedere nell’immensità delle acque

le orme della tua presenza;

e con gli strumenti di quella difficile arte

ci hanno consegnato

la bussola della fede e il timone della speranza.

 

Nei giorni di bonaccia e di tempesta

tu hai confortato la solitudine degli uomini del mare,

hai sostenuto il loro sforzo laborioso e tenace

e li hai guidati a un approdo sicuro.

 

Noi ti preghiamo, Dio onnipotente ed eterno:

infondi in tutte le coscienze il tuo santo timore,

perché sia preservato da ogni inquinamento

questo scenario di bellezza

e questa sorgente di energia e di vita.

 

Sii tu, o Padre, la guida sicura

che traccia la nostra rotta

in mezzo ai flutti dell’esistenza terrena.

Veglia sulle famiglie dei marinai e dei portuali;

copri con la tua protezione gli scafi

che galleggiano sulle acque

e le dimore della terraferma.

Ogni imbarcazione

che attraversa i fiumi, i mari e gli oceani,

Porti al mondo un messaggio

di civiltà e di fratellanza

per un avvenire di giustizia e di pace.

 

Intercedano per noi

la Vergine Maria, stella del mare,

e tutti i testimoni del Vangelo

i cui nomi sono nel libro della vita.

 

Risplenda il tuo volto, o Padre,

su coloro che sono morti in mare;

la tua benedizione ci accompagni tutti

nell’itinerario del tempo

verso il porto dell’eterna quiete.

 

Per Cristo nostro avvocato e mediatore,

che ascende accanto a te nella gloria,

e vive e regna nei secoli dei secoli.

 

Amen.

 

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Murale dell’anima

19 Agosto 2017 Commenti chiusi

Ritorno dal mare d’Abruzzo e rientro nei tempi della quotidianità portandomi, comunque, il ricordo di piacevoli ed amichevoli sguardi: tutto scorre, certo, ma un murale come questo mi regala attimi di infinito. Sono attimi di mare che toccano il cielo. Sono attimi che fissano i ricordi sui muri dipinti dell’anima: qui sto in compagnia di amici indimenticabili.

 

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mi sembra giusto

20 Luglio 2017 Commenti chiusi

Per continuare con la leggerezza “profonda” (o la profonda “leggerezza”) di Charles Monroe Schulz.

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luglio!

6 Luglio 2017 Commenti chiusi

Questo blog è troppo serio.

Davvero!

Per festeggiare luglio ho deciso di ricorrere ad uno dei miei autori preferiti: Charles Monroe Schulz; un “filosofo” che più volte ho citato in questo blog:

intervallo

Gli archetipi della psicologia maschile

felice anno nuovo

Benvenuto luglio, dunque, senza temere di finire ai rigori, dopo i tempi supplementari!

 

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“Cedi la strada agli alberi”

20 Giugno 2017 Commenti chiusi

“La prima volta non fu quando ci spogliammo

ma qualche giorno prima,

mentre parlavi sotto un albero.

Sentivo zone lontane del mio corpo

che tornavano a casa.”

Franco Arminio, Cedi la strada agli alberi. Poesie d’amore e di terra, Chiarelettere Editore

 

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bastardi siamo, ma figli di due progenitori diversi

18 Giugno 2017 Commenti chiusi

In un articolo molto interessante, pubblicato su Avvenire del 30 maggio 2017  (1), Luigi Bignami ci spiega che la razza è un mito privo di fondamento poiché in realtà siamo tutti meticci. Ne sono convinto, eppure penso, anche se non sono un creazionista, che l’umanità, in gran parte, abbia Caino come progenitore e non Set.

(1)  La razza è un mito: la realtà è sempre … – avvenire.it

Genesi 4 (Versione Diodati)

1 OR Adamo conobbe la sua moglie, ed ella concepette, e partorì Caino, e disse: Io ho acquistato un uomo col Signore. 2 Poi partorì ancora Abele, fratello di esso. Ed Abele fu pastore di pecore, e Caino fu lavorator della terra.
3 Or avvenne, in capo di alquanto tempo, che Caino offerse al Signore offerta de’ frutti della terra. 4 Ed Abele offerse anch’esso de’ primogeniti delle sue pecore, e del grasso di esse. E il Signore riguardò ad Abele ed alla sua offerta. 5 Ma non riguardò a Caino, nè alla sua offerta; onde Caino si sdegnò grandemente, e il suo volto fu abbattuto.
6 E il Signore disse a Caino: Perchè sei tu sdegnato? e perchè è il tuo volto abbattuto? 7 Se tu fai bene, non vi sarà egli esaltazione? ma altresì, se tu fai male, il peccato giace alla porta. Ora i desiderii di esso dipendono da te, e tu hai la signoria sopra lui.
8 E Caino disse ad Abele suo fratello: Andiamo ai campi. Ed avvenne che, essendo essi ai campi, Caino si levò contro ad Abele suo fratello, e l’uccise.
9 E il Signore disse a Caino: Ov’è Abele tuo fratello? Ed egli disse: Io non so; sono io guardiano del mio fratello? 10 E il Signore gli disse: Che hai fatto? ecco la voce del sangue del tuo fratello grida a me dalla terra. 11 Ora dunque tu sei maledetto, e sarai cacciato dalla terra, che ha aperta la sua bocca per ricevere il sangue del tuo fratello dalla tua mano. 12 Quando tu lavorerai la terra, ella non continuerà più di renderti la sua virtù; e tu sarai vagabondo ed errante sulla terra.
13 E Caino disse al Signore: La mia iniquità è più grande che io non posso portare. 14 Ecco, tu mi hai oggi cacciato d’in su la faccia della terra, ed io sarò nascosto dal tuo cospetto, e sarò vagabondo ed errante sulla terra; ed avverrà che chiunque mi troverà mi ucciderà. 15 E il Signore gli disse: Perciò, chiunque ucciderà Caino sarà punito a sette doppi più che Caino. E il Signore pose un segnale in Caino, acciocchè alcuno, trovandolo, non lo uccidesse.
16 E Caino si partì dal cospetto del Signore, e dimorò nel paese di Nod, dalla parte orientale di Eden. 17 E Caino conobbe la sua moglie, ed ella concepette, e partorì Enoch. Poi egli si mise ad edificare una città, e la nominò del nome del suo figliuolo Enoch. 18 E ad Enoch nacque Irad; ed Irad generò Mehujael; e Mehujael generò Metusael; e Metusael generò Lamec.
19 E Lamec si prese due mogli; il nome dell’una delle quali era Ada, e il nome dell’altra Silla. 20 E Ada partorì Iabal. Esso fu padre di coloro che dimorano in tende, e son mandriani. 21 E il nome del suo fratello fu Iubal. Esso fu padre di tutti coloro che maneggiano la cetera e l’organo. 22 E Silla partorì anch’ella Tubal-cain, il quale ha ammaestrato ogni fabbro di rame e di ferro; e la sorella di Tubal-cain fu Naama.
23 E Lamec disse ad Ada e Silla sue mogli: Ascoltate la mia voce, mogli di Lamec; Porgete l’orecchio al mio parlare. Certo io ho ucciso un uomo, dandogli una ferita; Ed un giovane, dandogli una percossa. 24 Se Caino è vendicato a sette doppi, Lamec lo sarà a settanta volte sette doppi.
25 E Adamo conobbe ancora la sua moglie; ed ella partorì un figliuolo, e gli pose nome Set; perciocchè, disse ella, Iddio mi ha riposta un’altra progenie in luogo di Abele, che Caino ha ucciso. 26 Ed a Set ancora nacque un figliuolo; ed egli gli pose nome Enos. Allora si cominciò a nominare una parte degli uomini del Nome del Signore.

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papà

20 Maggio 2017 2 commenti

Lunedì 21 maggio 2007: sono passati dieci anni da quando mi hai lasciato, e sono stati i dieci anni più brutti della mia vita. Ho subito ingiustizie, cattiverie e pugnalate alle spalle, inaudite e scioccanti, ma alla fine ho sempre vinto, pur segnato da lividi e ferite. Certamente dal Paradiso mi hai assistito tu, caro papà, anche se le mie mancanze nei tuoi confronti sono state molte. Non posso che ripetere parole che ho già detto: “Sempre più in colpa, io, per non averti capito, io che ti parlo – oggi – e ti chiedo perdono per i silenzi o le vuote parole, per il tuo amore immenso non capito.”

L’ anno scorso, per il nono anniversario, avevo raccolto sotto il titolo “papà… sempre” le pagine che la mia memoria e i miei sensi di colpa mi hanno dettato per ricordarti. Così scrivevo il 21 maggio del 2016:

Papà: nove anni, oggi. 

Un secolo e una vita.

Oggi voglio ricordarti con queste foto della macchina che costruisti tu, da giovane, e che continuasti ad usare fino all’ultimo.

Questa macchina è una sega a nastro per il legno, disegnata e realizzata da te in ogni singola parte, ad eccezione del motore solamente.

Una macchina che lavorò incessantemente con te, senza mai darti problemi.

Sulla sua banda di protezione avevi collocato due immagini: una, della Madonna Liberatrice dai Flagelli, antica forse quanto la macchina, ed una più recente; entrambe, assieme all’ulivo benedetto che rinnovavi ogni anno alla Domenica delle Palme, fedelmente ti preservarono da incidenti d’uso.

Oggi la tecnologia ha fatto passi enormi e il mondo corre verso l’implementazione dell’inutile, optando per il suicidio dell’umanità.

Tu già nei tuoi anni eri fuori dal tempo, come me, oggi.

Sempre più simili siamo.

Sempre più in colpa, io, per non averti capito.

 

Papà… sempre, ecco le pagine che in questi dieci anni ho pubblicato sulla mia “anto-logia“:

un gigante (26 maggio 2007)

nel legno (28 maggio 2007)

papà (30 maggio 2007)

21 maggio 2007 – 21 maggio 2008 (20 maggio 2008)

Il ciliegio (21 maggio 2008)

profumo di bosco (13 maggio 2009)

Profumo di bosco (21 maggio 2007-21 maggio 2012) (21 maggio 2012)

21 maggio 2007 – 21 maggio 2015: profumo di bosco, ancora (21 maggio 2015)

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