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Archivio Febbraio 2018

XVII FEBBRAIO: la difficile strada della civiltà

17 Febbraio 2018 Nessun commento

Tra gli anniversari storici che ricorrono nella data del XVII febbraio due sono particolarmente fermi nella mia mente. Il primo, il 17 febbraio del 1600, è l’anniversario del rogo di Giordano Bruno; il secondo, il 17 febbraio del 1848, è l’anniversario delle “regie lettere patenti” di Carlo Alberto in favore dei Valdesi.

Il primo è un emblema imponente del potere intollerante, il secondo è un piccolo segnale che lo spirito di tolleranza può farsi strada nel mondo, anche se molto lentamente.

Giordano Bruno il 17 febbraio del 1600 fu posto sul rogo a Campo de’ Fiori di Roma, perché accusato di essere eretico. Fu condannato per la sua filosofia, per le sue idee che si rifiutò di abiurare. Il potere clericale, che lo mise nudo sul rogo legandogli persino la bocca (con la lingua in giova), in realtà mandò sul rogo anche le parole evangeliche di Gesù e bruciò anche la misericordia cristiana. Al momento della condanna Giordano Bruno avrebbe pronunciato queste parole: “Avete più timore voi a proferire questa condanna che io a riceverla”. Le sue ceneri furono disperse nel Tevere.

Le “regie lettere patenti”, emanate da re Carlo Alberto il 17 febbraio del 1948, costituirono la fine delle persecuzioni contro i Valdesi, ma non certo delle discriminazioni nei confronti di questo popolo-chiesa, unica realtà protestante autoctona in Italia. Come scrive Giorgio Tourn (I Valdesi, Claudiana), i fuochi ed i cortei che salutarono le Patenti del 17 febbraio erano legittimi, ma l’atto di Carlo Alberto rispecchiava una visione paternalistica: “la sua era una tolleranza illuministica, non una libertà costituzionale“. “La libertà i valdesi non la ricevettero, dovettero conquistarla e fu questa la loro prima e fondamentale battaglia civile“. La strada è stata lunga e sicuramente il Concilio Vaticano II contribuì fortemente ad eliminare le discriminazioni. Ho avuto modo di conoscere da vicino il mondo valdese che è veramente una realtà unica e affascinante. L’occasione per conoscere la storia e la cultura valdese fu la mia tesi di laurea dedicata al teologo valdese Vittorio Subilia e alla sua analisi del cattolicesimo (post: Innanzi che il gallo canti).

I due anniversari ci ricordano che la strada della civiltà deve partire sicuramente dalla tolleranza, punto basilare, ma deve andare oltre. Deve portarci ad accettare l’altro, il diverso da noi, purché questo, ovviamente, non sia portatore di valori violenti ed oppressivi: bisogna essere intolleranti solo di fronte all’intolleranza. Per il resto esiste un’unica possibilità: il dialogo e il confronto per imparare e per insegnare, per dare e per ricevere. Oggi mi pare che questa strada, difficile e lunga, si sia persa nelle sabbie mobili dell’inciviltà umana. Oggi mi pare che siano ben poche nel nostro mondo le fonti di progresso civile. Ho una speranza: il cristianesimo non è bruciato sui roghi accesi dal potere clericale, ed anche i fuochi valdesi del XVII febbraio ce lo segnalano con evidenza. Il cristianesimo ha in sé la parola di liberazione evangelica che duemila anni di inciviltà umana non hanno tacitato.

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Un cuor di patata per San Valentino

12 Febbraio 2018 Nessun commento

 

Alfredo Cattabiani afferma nel suo libro Calendario. Le feste, i miti, le leggende e i riti dell’anno, (Rusconi e poi Mondadori): “da alcuni anni, sulla scia degli Stati Uniti, San Valentino è diventata una festa popolare laica che serve per incrementare i consumi e conseguentemente la produzione. In realtà il calendario liturgico vi festeggia, dopo la riforma del 1970, i Santi Cirillo e Metodio che, vissuti nel IX secolo, furono gli evangelizzatori della Russia. Un tempo la loro festa cadeva il 7 luglio, mentre il 14 febbraio era dedicato a san Valentino, oggi cancellato dal calendario universale perché poco significativo per la Chiesa. Ma la cancellazione non ha avuto alcun effetto, tant’è vero che gli almanacchi e i calendari continuano a registrarne il nome aggiungendo quelli dei due evangelizzatori degli Slavi. D’altronde, troppe erano le usanze e troppi soprattutto gli interessi commerciali connessi alla festa perché la decisione del Consiglio per la riforma liturgica avesse qualche effetto.”

Con Cattabiani scopriamo che ci sono nell’agiografia cristiana due San Valentino. Sempre tramite Cattabiani notiamo, peraltro senza particolare meraviglia, che il periodo in cui la tradizione ha posto la ricorrenza di San Valentino è la metà di febbraio, quando la natura incomincia a dare i primi segni di risveglio primaverile. Pertanto la semplice collocazione temporale suggerisce il tema dell’amore e degli innamorati, se non bastassero i racconti agiografici della vita di San Valentino (o dei San Valentino) che comunque riconducono all’idea dell’amore. A proposito dei legami tra il risveglio primaverile e la festa di San Valentino, Cattabiani ricorda alcuni detti popolari: “‘Per San Valentin la lodola fa il nidin’ afferma un proverbio veneto al quale fa eco ‘Per San Valentino la primavera è vicino’ e ‘Per San Valentino fiorisce lo spino’.”

Dal proverbio ”A San Valentino ogni valentino sceglie la sua valentina” nacque in Inghilterra, nel XV secolo, l’abitudine di scambiarsi tra innamorati teneri bigliettini; questa abitudine avrà particolare fortuna negli Stati Uniti con la tradizione delle valentine, descritta molto bene da Charles Shulz. 

Cattabiani sottolinea che questa festa ha avuto fortuna solo perché è un’importante occasione consumistica, ma quale festa non lo è? Natale, Pasqua e tutte le altre ricorrenze religiose non vivono forse la stessa sorte? Se dietro queste ricorrenze non ci fosse un giro d’affari notevole sarebbero vissute in modo frugale solo dai credenti. Ho citato le feste cristiane, ma non penso che per le altre tradizioni sia diverso. Nel 1977 una legge stabilì che non dovevano più essere considerate agli effetti civili alcune festività:  Epifania, S. Giuseppe, Ascensione, Corpus Domini, SS. Apostoli Pietro e Paolo, ma otto anni dopo venne “ripristinata” l’Epifania. Apparentemente questo fatto conferma la regola che le festività resistono se sostenute da un forte interesse commerciale. Se è vero che a sostegno della festività dell’Epifania intervennero anche alcune voci dell’industria e della distribuzione dolciaria, come affermò il solito Messori, è pur vero che altre motivazioni spinsero il legislatore nel 1985 a ridare effetto civile all’Epifania. Fu il Presidente della Repubblica di allora, il mitico Sandro Pertini, a perorare la causa di alcuni studenti medi ricevuti in uno di quegli incontri che il “nonno” Pertini amava moltissimo: “Presidente, perché non fa rimettere in calendario la Befana che a noi piace tanto?” chiese una studentessa, e lui si impegnò in tal senso.

Come sempre e per qualsiasi cosa spetta a noi vivere le occasioni di festa nell’ottica giusta della condivisione e dell’amore. Anche di questo ci ha parlato Papa Francesco nell’ Esortazione apostolica Amoris laetitia (post: La dimensione erotica dell’amore).

Per quanto mi riguarda ho già detto che cosa penso di questa ricorrenza: buon San Valentino, senza temere la straordinaria banalità dell’amore e delle sue feste ovvie e dovute! (post: ovviamente san valentino). Riproduco qui sotto le parole che scrissi molti anni fa in occasione di un San Valentino, ma, posso dirlo, la festa di San Valentino fu, appunto, solo l’occasione e non il motivo per cui le scrissi…

Nota: ho scattato io la foto di copertina. Mi sembrava troppo bella quella patata a forma di cuore. Un cuore di patata: un cuore tenero e da gustare ben… cotto!

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Jasminum, sorriso dell’Essere

1 Febbraio 2018 Nessun commento

Sei fiorito ovunque ti ho posato, dolce Jasminum.

Per la nostra simpatia ringrazio l’Essere
e per il tuo infante sorriso giallo.

In te colgo le gioie semplici
e
le mille parole taciute
dai cuori in silenzio.

Lascio ad altri il ciarpame scurrile delle cose importanti:
ai potenti e ai loro idioti lacchè.

Così scrivevo nel 2005 quando Jasminum, chiamato comunemente Gelsomino d’inverno o Gelsomino giallo, colorava ancora nei mesi invernali con le sue stelline gialle (sorriso giallo) il mio terrazzo. Avevo ricavato molte piantine dalle talee datemi da mio papà (sei fiorito ovunque ti ho posato). La semplicità di questo piccolo (infante) fiore invernale mi ha sempre fatto pensare all’immensa bellezza della semplicità (In te colgo le gioie semplici e le mille parole taciute dai cuori in silenzio), che contrasta con la tronfia volgarità di tutto quello che il mondo, e i suoi servi potenti, ritiene importante (Lascio ad altri il ciarpame scurrile delle cose importanti: ai potenti e ai loro idioti lacchè). Di questa precisa coscienza e di questa simpatia con la bellezza semplice ringraziavo e ringrazio l’ Essere.

Purtroppo dopo la scomparsa di mio papà nulla è stato più come allora. Il mio terrazzo è stato devastato da interventi che l’hanno completamente snaturato.

Eppure, come per miracolo, Jasminum è tornato a sorridere e l’ho ritratto in questi giorni nella foto sopra: un sorriso piccolo piccolo, una speranza, forse. Ed anche questo mi ha riportato il ricordo dolce di mio papà e la nostalgia della sua immensa bontà, che allora non capivo appieno: “le mille parole taciute dai cuori in silenzio” assumono questo senso che si aggiunge ed oltrepassa quello che avevano in origine.

Concordavo e concordo ancora con il commento del 2005 di un’ amica blogger: “ancora una poesia ‘in forma di fiore’ che del fiore ha la delicatezza, l’impalpabilità, la caducità. E il minimalismo, l’assenza di retorica, quasi il restare sottotono a dire che ciò che è davvero importante è invisibile all’occhio e non può neppure essere detto. E’ dunque per sua natura incomunicabile“.

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