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Archivio Gennaio 2017

la giornata per una memoria coerente

27 Gennaio 2017 Commenti chiusi

Mi ripeto, ma debbo ribadire che nessuna “giornata della memoria”, nemmeno se scritta con le lettere maiuscole, può essere utile quando manca la coerenza, poi, nelle normali scelte quotidiane. Celebrazioni, manifestazioni, incontri sono solo vuoti rituali se non ci fanno incamminare verso un’autentica conversione.

Mi ripeto: il popolo che approvò il nazismo non era costituito da mostri, ma da persone normali che vivevano una vita normale, come tutti noi oggi.

Mi ripeto ancora: “il problema vero è l’indifferenza del comune buon senso: la follia nazista, come tutte le follie umane, ha la sua forza nell’acquiescenza delle persone cosiddette normali… di noi, insomma, che oggi ci indigniamo per gli orrori del passato, ma che accettiamo quelli del nostro tempo”.

La giornata dell’ipocrita presunzione di innocenza

Non smetterò mai di sostenere che il Nazismo non fu un’escrescenza malata della storia umana: non fu né una sorta di pazzia momentanea né un periodo a-normale. Chi visse quell’epoca trascorse i giorni della sua quotidianità come normalmente fa ogni “buon padre” ed ogni “buona madre” di famiglia. Chi lo subì, solo chi lo subì, forse, capì il senso della tragedia.

Per favore, però, smettiamola di guardare a quegli anni con la coscienza sporca di chi si crede innocente.

Nel nostro mondo, dove possiamo essere cigni o corvi, anatre o poveri piccioni, noi siamo animati da un unico obiettivo: procacciarci quello che serve a noi e alla nostra prole per sopravvivere, anzi, molto spesso, per “vivere sopra” agli altri. Per raggiungere questo obiettivo, spesso, siamo disposti a tutto. Nel migliore dei casi riusciamo a non vedere quello che ci capita attorno: esattamente come fecero la maggior parte di quelli che vissero in quegli anni.

Non voglio dire, ovviamente, che è sbagliato celebrare la Giornata della Memoria, ma sono convinto sempre di più che è doveroso eliminare dalla nostra coscienza la presunzione ipocrita di innocenza.

Voglio ripetere, per convincere per primo me stesso, che abbiamo bisogno di conversione, di un’autentica e profonda metànoia: non ci sono alternative prima del baratro.

La Giornata della Memoria e la satira razzista

 

Ho sempre avuto un particolare interesse per lo studio della storia perché ho sempre creduto, banalmente forse, che solo la conoscenza del nostro passato ci permette di comprendere il presente: concetto banalissimo, trito e ritrito, che trova la sua “canonizzazione” nelle parole Historia, magistra vitae (la citazione completa recita: Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis, dal De Oratore di Cicerone).

Tuttavia, come ben sa anche chi ha una minima conoscenza storica, la storia non ha insegnato nulla: l’umanità ignora la storia, oppure, se la conosce, ne rifiuta gli insegnamenti.

In questi giorni, giustamente, ricorre la Giornata della Memoria a ricordo dell’ Olocausto, come stabilì nel 2005 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

L’Olocausto è una pagina orribile della nostra storia, scritta nella banalità della nostra epoca, normale e civilissima, addirittura sedicente cristiana.

Mi sono già espresso su questo (1), tentando di dimostrare che quanto avvenne non fu opera di un manipolo di pazzi, ma il risultato di decisioni ed azioni assunte da individui “normali” in una società “normale”, dotata di una cultura “normale”.

Eppure, noi tendiamo ad attribuire a “mostri” la responsabilità di tutto ciò che, col senno di poi, ci sembra orribile: non impariamo nulla dalla storia.

Oggi mille piccoli e grandi olocausti avvengono quotidianamente sul nostro pianeta e continuiamo ad esteriorizzarli (2), quasi non contribuissimo anche noi, in un modo o nell’altro, alla loro esistenza e diffusione.

In questi giorni, mentre assistevo alla trasmissione televisiva di un documentario dedicato alla satira antisemita nella Germania nazista, ho ripensato all’attentato terroristico avvenuto a Parigi il 7 gennaio 2015, contro gli autori della rivista satirica Charlie Hebdo. Ho confrontato i due tipi di satira e ho constatato la loro stretta parentela: grafica orribilmente volgare e medesimi intenti razzisti. La grande differenza è data dalla reazione di chi era oggetto della “satira bullista” (3): gli ebrei tedeschi, forse troppo fiduciosi nel buon senso della civiltà in cui vivevano, reagirono compostamente; gli estremisti sedicenti islamici, risultato di una manipolazione di interessi convergenti, hanno usato, invece, la violenza scatenando, a loro volta, una dura reazione “razzista”.

La satira antisemita preparò il terreno all’Olocausto e, giustamente, il suo principale esponente e creatore, Julius Streicher, subì la pena capitale a Norimberga il 16 ottobre 1946.

(1) 27 gennaio, la giornata della memoria scarsa

(2) Uso il termine nella sua accezione medica, ma che, in questo caso, ha valenza sociologica.

(3) La satira “bullista”

N.B.: la foto nell’articolo è mia. La pubblicai nel 2010 con questo commento:

Nel filo spinato c’è gran parte della stupidità umana.
Qui ha trovato posto, per morire in una ragnatela, una Forficula auricularia.
Mistero della vita, mistero della morte.
Certo l’amore non concepisce fili spinati…
La foto è scura: colpa mia, della mia mancanza di abilità tecnica, della mia digitale.
Ma come rende bene l’idea quel buio!

http://www.fotocommunity.it/pc/pc/mypics/1407825/display/20259679

27 gennaio, la giornata della memoria scarsa

A Norimberga processarono, giustamente, i capi nazisti: i capi banda, insomma. Ma i mandanti di quei criminali dov’erano? Non certo sul banco degli imputati.

Dove erano gli industriali, i banchieri (qualcuno addirittura ebreo) che sostennero il regime nazista?

Sul banco degli imputati non c’era Winston Churchill, che vide di buon occhio e favorì i regimi nazi-fascisti in Europa.

Non c’era neppure Stalin che strinse un patto con Hitler per spartire la Polonia.

Non c’erano i capi delle chiese cristiane tedesche, cattolica e protestante, che lasciarono martirizzare molti dei propri figli nelle mani naziste.

Non c’erano gli intellettuali e i giornalisti che sostennero il regime oppure fecero finta di non capire.

Non c’erano i molti cittadini europei, non solo tedeschi, che videro e girarono la faccia dall’altra parte.

Norimberga ha tentato di lavare la coscienza occidentale sedicente cristiana e liberale, ma mi chiedo: non dovremmo tutti, senza esclusione alcuno, sentirci colpevoli delle troppe colpe di troppi nostri padri?

I molti politici ed intellettuali che oggi si sciacquano la bocca con grandi parole di condanna per gli orrori nazisti, come si sarebbero comportati all’ombra della svastica?

Dirò di più: io avrei scritto queste parole se i nazisti fossero al potere?

Temo la vigliaccheria del genere umano cui, purtroppo, appartengo.

L’anno scorso, nella ricorrenza del  27 gennaio scrissi: “il problema vero è l’indifferenza del comune buon senso: la follia nazista, come tutte le follie umane, ha la sua forza nell’acquiescenza delle persone cosiddette normali… di noi, insomma, che oggi ci indigniamo per gli orrori del passato, ma che accettiamo quelli del nostro tempo”.

Non posso che confermare.

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Tradizioni da rispettare

8 Gennaio 2017 Commenti chiusi

Com’è giusto, oggi, abbiamo riposto gli addobbi e l’albero di Natale in cantina, ma non il Presepio, che invece rimarrà, come le nostre tradizioni vogliono, fino al 17 gennaio, ricorrenza di Sant’Antonio Abate (1).

E, aggiungo, mi piace che rimanga perché lo creò mio papà sbozzandolo da alcune radici (2), ma anche perché l’ho collocato tra i miei libri più cari, accanto al suo ritratto.

Grazie papà!

(1) La saggezza “socratica” di Sant’Antonio Abate e Il maialino di Sant’Antonio Abate

(2) Un Natale da… anto-logia

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La Gioia

2 Gennaio 2017 Commenti chiusi

XLII (3), 1. “Rivestiti, dunque, di gioia che è sempre gradita a Dio e gli è accetta. In essa si diletta. Ogni uomo allegro opera bene, pensa bene e disprezza la mestizia. 2. Invece l’uomo triste si comporta sempre male. Prima agisce male perché contrista lo Spirito Santo che fu dato gioioso all’uomo, poi, contristando lo Spirito Santo, compie l’ingiustizia di non supplicare Dio e di non confessarsi a Lui. La preghiera dell’uomo triste non ha mai la forza di salire all’altare del Signore”. 3. “Perché, chiedo, la preghiera del triste non sale all’altare?”. “Perché, dice, la tristezza risiede nel suo cuore. La tristezza unita alla preghiera non permette che la preghiera ascenda pura all’altare. Come l’aceto e il vino mescolati insieme non hanno lo stesso sapore, così la tristezza frammista allo Spirito Santo non conserva la stessa preghiera. 4. Purificati, dunque, da questa nefasta tristezza e vivrai in Dio. E vivranno in Dio quanti allontanano la tristezza e si rivestono di ogni gioia”.

Una parte di questo passo, tratto da Il Pastore di Erma (testo cristiano in lingua greca del II secolo), è citata da Papa Francesco nella Lettera Apostolica Misericordia et misera, a conclusione del Giubileo straordinario della Misericordia (2015-2016).

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