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Archivio Novembre 2016

“ai miei tempi”

19 Novembre 2016 2 commenti

Mio padre (1) ha vissuto gli anni della sua gioventù in guerra, eppure, quando divenne anziano, diceva che il mondo era diventato brutto rispetto ai “suoi tempi”, cioè quando era giovane. Il fatto non mi meravigliava: quando si è anziani si tende a mitizzare la propria gioventù.

Oggi è arrivato il mio turno: mi guardo attorno e mi sento letteralmente spaesato. Mi sembra che società ed ambiente facciano schifo (2). Razionalmente penso che siano gli anni a dettarmi questa sensazione: mi comporto, cioè, esattamente come faceva mio padre e come fanno, in genere, tutti gli anziani. Gli anni passano e, inevitabilmente, la nostalgia di quando si era giovani aumenta. Cerco di convincermi, quindi, che il mondo mi sembra più brutto solo perché l’età mi impedisce di vedere la bellezza del nuovo che avanza.

Forse è così.

Eppure…

Eppure, se mi guardo attorno, sento che “il nuovo che avanza” è brutto oggettivamente. Ai “miei tempi” noi giovani lottavamo per un mondo più giusto, più libero. Criticavamo anche il moralismo imperante nella società. Il sistema (termine comune del nostro linguaggio giovanile di allora) colse al balzo l’opportunità che gli fornivamo su un piatto d’argento. Ai “miei tempi” non è vero che la società e il mondo fossero migliori: porcherie, soprusi ed ingiustizie c’erano anche allora. Tuttavia la classe dirigente temeva il giudizio della società regolata ancora da norme morali che, noi giovani, allora consideravamo “moralismo”. Queste norme non impedivano le schifezze, ma chi commetteva porcherie aveva il buon senso di non vantarsi.

In realtà contribuimmo a buttare il bambino con l’acqua sporca: il moralismo scomparve assieme all’etica, al buon gusto, alla moderazione, al comportamento civile. Oggi la classe digerente non nasconde le proprie porcherie, ma se ne vanta con l’ammirazione del popolo emulatore circostante.

Non mi ritrovo oggettivamente in questa realtà e credo che non sia dovuto solo al fatto che sono anziano: ho combattuto in gioventù per un mondo più giusto, non più sporco, in tutti i sensi.

Gesù definiva i Farisei sepolcri scialbati (3): belli fuori e putridi dentro.

Oggi i nuovi farisei hanno abolito i loro bei sepolcri e rimangono solo le loro puzzolenti putredini.

Qui sta la differenza oggettiva tra il mondo dei “miei tempi” e quello di oggi, e non è la nostalgia della gioventù a farmelo credere.

(1) papà… sempre

(2) Le locuste e Prima Epistola a Nessuno

(3) Così traduce Giovanni Diodati (Matteo 23, 27), usando una bella parola toscana che deriva direttamente dal latino exalbare ”imbiancare”.

Nota: ho scattato la foto in un luogo di passaggio; è quello che resta di un grosso topo                      schifosamente putrefatto a cielo aperto.

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Citazione di una citazione

15 Novembre 2016 Nessun commento

“In tasca gli trovano un biglietto che ricopio.

Leggo in una poesia di Puškin: ‘Sono sopravvissuto ai miei desideri’. Io no. Non ci sono stato mai. Quando pensavate che c’ero, non ero con voi. Quando vi parlavo, dentro di me tacevo.

Quando camminavo tra voi, ero invece fermo sotto un vento che andava al posto mio. Quando ero alla vostra tavola, ero in cucina a moltiplicare pesci. Non vi accorgerete della mia assenza, perché a quel punto ci sarò. Sarò per voi immancabile da assente.”

Tratto da: Erri De luca, La Natura Esposta, Feltrinelli.

 

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A proposito di onestà e corruzione

13 Novembre 2016 Nessun commento

L’arte di non corrompere.

Il signor K. raccomandò un tale ad un commerciante per la sua incorruttibilità. Dopo due settimane il commerciante ritornò dal signor K. e gli chiese: – Che cosa hai voluto dire parlando d’incorruttibilità? – Il signor K. rispose: – Dicendo che l’uomo da te assunto è incorruttibile intendo dire: tu non puoi corromperlo. – Ah sì? – disse il commerciante afflitto, – ed invece io ho ragione di temere che il tuo uomo si faccia corrompere perfino dai miei nemici. – Questo non lo so, – disse il signor K. senza interesse. – Ma  non fa che lisciarmi, – esclamò il commerciante esasperato,  - egli si lascia dunque corrompere anche da me! – Il signor K. sorrise vanitoso.  - Da me non si lascia corrompere, – disse.

Tratto da: Bertolt Brecht, Storielle del signor Keuner (a cura di Cesare Cases), in: Storie da Calendario, Einaudi. A fianco, invece, la copertina dell’ultima edizione integrale.

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