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Archivio Gennaio 2016

La giornata dell’ipocrita presunzione di innocenza

27 Gennaio 2016 Nessun commento

Oggi, 27 gennaio: la Giornata della Memoria.

Non smetterò mai di sostenere che il Nazismo non fu un’escrescenza malata della storia umana: non fu né una sorta di pazzia momentanea né un periodo a-normale. Chi visse quell’epoca trascorse i giorni della sua quotidianità come normalmente fa ogni “buon padre” ed ogni “buona madre” di famiglia. Chi lo subì, solo chi lo subì, forse, capì il senso della tragedia.

Per favore, però, smettiamola di guardare a quegli anni con la coscienza sporca di chi si crede innocente.

Nel nostro mondo, dove possiamo essere cigni o corvi, anatre o poveri piccioni, noi siamo animati da un unico obiettivo: procacciarci quello che serve a noi e alla nostra prole per sopravvivere, anzi, molto spesso, per “vivere sopra” agli altri. Per raggiungere questo obiettivo, spesso, siamo disposti a tutto. Nel migliore dei casi riusciamo a non vedere quello che ci capita attorno: esattamente come fecero la maggior parte di quelli che vissero in quegli anni.

Non voglio dire, ovviamente, che è sbagliato celebrare la Giornata della Memoria, ma sono convinto sempre di più che è doveroso eliminare dalla nostra coscienza la presunzione ipocrita di innocenza.

Voglio ripetere, per convincere per primo me stesso, che abbiamo bisogno di conversione, di un’autentica e profonda metànoia: non ci sono alternative prima del baratro.

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il selfie nella gabbia dell’ego

10 Gennaio 2016 Nessun commento

 

Ecco due vignette apparentemente senza rapporto tra loro. La prima  è di Silvia Ziche su “Donna Moderna”, n° 51 del 15 dicembre 2015 (rubrica secondo Lucrezia); la seconda è di Ernesto Cattoni su “Famiglia Cristiana”, n° 2 del 10 gennaio 2016 (rubrica buonumore) .

Gli autori, così come le riviste dove sono apparse le vignette, hanno probabilmente un retroterra culturale diverso. Inoltre il tema della prima sembra distinto da quello della seconda.

La prima ironizza su una moda attuale, il selfie, e ne evidenzia il sostrato egocentrico e povero affettivamente: una sostanziale limitazione che l’ego si impone, per paura o a causa della miseria dei propri sentimenti e del proprio ambiente.

La seconda più che ironica è sarcastica, se non cinica: un piccolo canarino, chiuso con la madre in una gabbia angusta, non rinuncia alla propria aspirazione di voler volare, di andare oltre al chiuso mondo che si esprime, altrove, anche nella moda del selfie. Vignetta cinica, dunque, ma in fondo più ottimista della prima: finché c’è desiderio di volare c’è anche speranza di rompere la gabbia ed uscire.

Ecco il rapporto tra le due vignette: il selfie fa parte di un mondo in gabbia dove gli individui hanno perso la voglia di volare; ma questa voglia resiste, nonostante tutte le gabbie tecnologiche.

Un altro elemento accomuna le due vignette: entrambe hanno il pregio di far pensare. Sta scritto: “ridendo castigat mores”. Ed anche questa è una speranza.

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Ognuno potrebbe fare molto meglio

1 Gennaio 2016 Nessun commento

 

Inizio l’anno nuovo con alcune citazioni dal libro di Michele Serra, Ognuno potrebbe, edito da Feltrinelli.

Il libro, a dispetto forse dell’autore, mi sembra molto “evangelico”, perché invita in modo esplicito, anche se ironico, ad una conversione dell’ “io”. Una conversione che diventa sempre più indispensabile se vogliamo fermarci prima del baratro.

I titoli dei brani sono miei, mentre il numero tra parentesi indica il capitolo del libro.

L’educazione: un atteggiamento asociale (Uno)

“E mi faccio delle domande impegnative. Quel rimanere un passo indietro che per centinaia di generazioni è parso opportuno e comunque beneducato, è forse diventato un atteggiamento asociale?”

L’egòfono (Dieci)

“La coppia è l’embrione di qualunque tipo di società. Uno più uno, la somma più elementare, quella che rende possibili tutte le altre somme. Se non si riesce a fare più neanche uno più uno, vuol dire che nessun’altra somma sarà mai più possibile… Esisterà solo l’uno. Dunque esisterà solo l’io. Ognuno con il suo egòfono acceso. Muto con chi gli sta intorno, loquace solo con chi ha il merito di rimanersene a debita distanza.”

Ognuno dovrebbe (Diciassette)

“(…) la mia opinione è che ognuno dovrebbe fare un passo indietro. Da tutti i punti di vista. Anche fisicamente. Darsi un poco di spazio e, dandoselo, darne anche a chi gli sta intorno. Come c’è un frattempo tra un’azione e l’altra, così dovrebbe esserci un fralluogo tra una persona e l’altra. E come il frattempo, così il fralluogo serve a dare fiato. Un passo indietro e una parola di meno. A cominciare da me, che sto decisamente parlando troppo di me stesso.”

Ognuno potrebbe (Ventisette)

“Potrei fare molto meglio. Ognuno potrebbe fare molto meglio.”

P.S.: La foto del tornio è mia: leggendo il libro si può capire perché l’ho pubblicata. Così come, leggendo il libro, si può capire che cosa sia l’ “egòfono” e quale sia l’origine della parola “selfie” (capitolo Otto).

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