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Archivio Agosto 2015

alla tua parola

26 Agosto 2015 Commenti chiusi

1 OR avvenne che, essendogli la moltitudine addosso, per udir la parola di Dio, e stando egli in piè presso del lago di Gennesaret; 2 vide due navicelle ch’erano presso della riva del lago, delle quali erano smontati i pescatori, e lavavano le lor reti. 3 Ed essendo montato in una di quelle, la quale era di Simone, lo pregò che si allargasse un poco lungi da terra. E postosi a sedere, ammaestrava le turbe d’in su la navicella. 4 E come fu restato di parlare, disse a Simone: Allargati in acqua, e calate le vostre reti per pescare. E Simone, rispondendo, gli disse: Maestro, noi ci siamo affaticati tutta la notte, e non abbiam preso nulla; ma pure, alla tua parola, io calerò la rete. (Luca, 5, 1-6; versione di Giovanni Diodati)

Ecco: alla fine della mia lunga notte anch’io vorrei gridare: “Maestro, alla tua parola, io calerò la rete“.

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Felice Sciannameo

18 Agosto 2015 Commenti chiusi

Ogni anno, quando ritorno alla mia esistenza quotidiana, rientrando da Pineto, aggiungo ai bagagli pensieri ed immagini, ricordi. Talvolta sono appunti buttati su un agenda tascabile (in vacanza non porto mai la diavolerie elettroniche: ci lavoro già tutto l’anno), spesso sono foto scattate per bloccare idee con la mia vecchia Fuji FinePix, ancora più numerosi sono i ricordi piacevoli di lunghi momenti trascorsi con amici meravigliosi.

Ora però mi piace parlare di un incontro veramente particolare: uno di quegli incontri che lasciano il segno davvero.

È un tardo pomeriggio di un sabato d’agosto ed entriamo nella chiesa di S. Agnese per la messa vespertina. Il celebrante si presenta come missionario in procinto di tornare in terra ugandese. Un fascino particolare lo circonda, specie quando inizia l’omelia. Percepisco subito che quest’uomo sa veleggiare per mari insoliti: il suo è un discorso “laico” sull’amore e sul rapporto d’amore nella famiglia. È un discorso talmente laico e così poco “clericale” da essere decisamente evangelico. Poi invita i fedeli ad accettare, all’uscita dalla chiesa, l’imposizione sulla fronte del segno di croce con l’olio santo di Palestina. Per chi vuole sono disponibili alcuni oggetti a ricordo: immagini, biglietti augurali, alcuni libri. Raccolgo, da vivo bibliofilo, un libretto cellofanato: Felice Sciannameo, Versi africani, Ed. Palomar.

È un libretto edito nel 1998. L’autore è il missionario che ha celebrato. Sul risvolto di copertina leggo che l’autore è “antropologo e missionario comboniano” e che “ha trascorso lunghi anni in Uganda e in Sudan. Questa esperienza è al centro delle sue ricerche sul ruolo della famiglia e sulla trasformazione dei valori e dei modelli socio-culturali e religiosi”. Comincio a capire il personaggio e scorro avanti e indietro, tra le mie dita, “questi fogli bianchi/ come petali d’un fiore/ ormai scomparso (…)”. Trovo queste righe che hanno per titolo “Addio”:


Non un sorriso

che mi sfiori

la sera quando supino

nel buio

ricordo il tuo sguardo

ormai perso.

Non la tua voce

che risvegli

le ombre ed i fantasmi

tra i canti e le preghiere.

Ascolto…

il tuo pianto

lontano,

tra urla ed insulti e

silenzi minacciosi.

Il mio respiro

sempre più fioco

ruminando

il caldo abbraccio

del tuo addio.

La mia preghiera

senza vigore,

ossuta

di mani intrecciate,

solo il silenzio,

domanda

senza risposta,

rimane.

Come mia abitudine, quando giungo all’ultima pagina di un libro, leggo la prefazione. Qui rubo, incantato, queste parole di Giorgio Saponaro: “Da Ulisse in poi, si parte per tornare, si ama per ricordare per sempre che almeno una volta nella vita s’è amato e un amore – quale che sia – può dare consistenza ad una vita, ed emozioni al lettore, tante”.

Così è, e ringrazio il caso, o la Mente che lo organizza, perché mi ha dato l’opportunità di incontrare questo antropologo-missionario che parla d’amore.

Per un’utile informazione ecco un link: http://www.famigliadafrica.org/it/

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Il gabbiano, umanissima bestia

14 Agosto 2015 Commenti chiusi

 

 

Confesso che non ho mai letto il libro Il gabbiano Jonathan Livingston di Richard Bach. Mi astengo dai libri alla moda, come dalle mode in genere, non per snobismo, ma forse per invidia o per altro sentimento non meglio definibile.

Con questo articolo, comunque, intendo sfatare un mito poetico e letterario: i gabbiani come simbolo di libertà.

Guardateli da vicino sulla spiaggia: sono tozzi, torvi, attaccabrighe e un po’ tonti.

Se camminate verso di loro si spostano in avanti sulla vostra linea di marcia, invece di scartare e svolazzare indietro. Si azzuffano in continuazione per rubarsi il cibo. Volano attorno ai pescherecci come donne puttane attorno a calciatori, attori e politici.

Non sono un simbolo di libertà, ma, piuttosto, un’immagine eclatante della stupidità umana: disdegnano il volo alto, scacazzano ovunque. Invece del pesce fresco da loro stessi pescato preferiscono gli scarti buttati dai pescatori, litigano sempre, mendicano e si prostituiscono.

Un dubbio ora mi rode: e se fosse anche questo articolo il frutto della mia invidia e della mia incapacità ad essere come loro?

 

 

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