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Archivio Aprile 2015

Padri del deserto e deserti senza padri

17 Aprile 2015 Nessun commento

Un anziano disse: “I profeti hanno scritto i libri. Dopo sono venuti i nostri padri e li hanno messi in pratica. Quelli dopo di loro, li hanno imparati a memoria. Infine è venuta questa generazione: che li ha copiati, e li ha riposti inutilizzati sulle mensole”.

Detti dei padri del deserto (N 228)

 

 

 

Almeno l’ultima generazione, di cui parla l’anziano, ha copiato e riposto i libri sulle mensole.

La mia generazione, invece, li ha lasciati lì, ad accogliere la polvere.

Quella dopo li sta togliendo dalle mensole e, nel migliore dei casi, li sta affidando alla raccolta differenziata.

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L’ultimo saluto ad Eduardo Galeano

13 Aprile 2015 Nessun commento

Saluto un grande amico di pensiero e di lettura: Eduardo Galeano, morto oggi a Montevideo, all’età di 74 anni.

Più volte, nel mio blog, ho citato le sue parole. Rimarrà tra noi, con le sue immagini scritte più belle.

Riproduco qui quelle che ho amato di più.

Le labbra del tempo, di Eduardo Galeano

9 Dicembre 2004

Questa raccolta di perle impossibili ha trovato posto tra i libri che amo maggiormente. Invece di parlarne, ne riproduco una pagina che mi ha particolarmente affascinato:

I giochi del tempo

Si dice, si racconta, che un giorno due amici stavano contemplando un quadro. Il dipinto, opera di chissà chi, veniva dalla Cina. Era un campo di fiori in epoca di raccolto.
Uno dei due amici, chissà perché, aveva lo sguardo fisso su una donna, una delle molte donne che nel quadro raccoglievano papaveri nelle loro ceste. Lei portava i capelli sciolti sulle spalle.
Finalmente lei gli restituì lo sguardo, lasciò cadere la cesta, tese le braccia e, chissà come, lo portò via con sé.
Lui si lasciò andare chissà dove, e con quella donna passò giorni e notti, chissà quanti, finché un vento impetuoso lo strappò di lì e lo restituì alla sala dove il suo amico era sempre inchiodato davanti al quadro.
Era stata così breve quell’eternità che l’amico non si era neppure reso conto della sua assenza. E non si era nemmeno reso conto che quella donna, una delle tante donne che nel quadro raccoglievano papaveri nelle loro ceste, adesso portava i capelli raccolti sulla nuca.

Tratto da: Eduardo GaleanoLe labbra del tempo, Sperling & Kupfer Editori, 2004.

“Il viaggio”

3 Luglio 2005


“Oriol Vall, che si occupa dei neonati in un ospedale di Barcellona, dice che il primo gesto umano è l’abbraccio. Dopo essere venuti al mondo, al principio dei loro giorni, i bebè agitano le mani, come per cercare qualcuno.
Altri medici, che si occupano di quelli che hanno già vissuto, dicono che i vecchi, alla fine dei loro giorni, muoiono cercando di alzare le braccia.
Ed è così, per quanto ci si pensi su, e per quante parole si utilizzino. A questo atto, semplicemente, si riduce tutto: fra due battiti d’ali, senza altre spiegazioni, trascorre il viaggio.”

Tratto da: Le labbra del tempo di Eduardo Galeano, Ed. Sperling & Kupfer

duo

29 Marzo 2008

Unicorpo

Con l’aiuto dei loro bastoni bianchi e di parecchie bevute, loro si facevano strada, in qualche modo, per le stradine di Tlaquepaque.

Sembrava che fossero sul punto di cadere, e invece no: quando lei inciampava, la reggeva lui; quando lui oscillava, lo raddrizzava lei. Come un duo camminavano, come un duo cantavano. Si fermavano sempre nello stesso luogo, all’ombra dei portoni, e cantavano, con voce castigata, vecchi corridos messicani dell’amore e della guerra. Usavano uno strumento, forse una chitarra, non ricordo, per aiutare la stecca e, fra una canzone e l’altra, facevano suonare il coccio dove raccoglievano le monete del rispettabile pubblico.

Poi se ne andavano via. Preceduti dai loro bastoni, attraversavano la folla sotto il sole e si perdevano lontano, trasandati, cenciosi, ben abbrancati l’uno all’altra, appiccicati l’uno all’altra nell’andirivieni del mondo.

Tratto da: Eduardo GaleanoLe labbra del tempo, Sperling & Kupfer Editori

L’umile eroismo dell’Utopia

5 Ottobre 2012

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Undicesima Pasqua di anto-logia

5 Aprile 2015 Nessun commento

¡Feliz Pascua de Resurrección!

 

Anto-logia festeggia la sua undicesima Pasqua.

Riproduco ora i post, pubblicati negli anni scorsi, che ancora mi piacciono. Entrambi alludono al viaggio, al passaggio, com’è giusto se si vuole capire il significato più profondo di questa festa: festa di passaggio, rinascita e resurrezione. Nella fede in Cristo è croce e resurrezione. Per tutti, credenti e non credenti, può essere speranza di rinascita in accordo con il ciclo naturale delle stagioni: gioia nella primavera che torna.

Ecco i post del 2007 e del 2008:

Quando auguriamo “Buona Pasqua” per lo più ignoriamo il significato di questa espressione (come del resto non sappiamo più che cosa voglia dire “Buon Natale”).

La Pasqua è legata al nomadismo, alla migrazione stagionale di primavera, segnata dal sacrificio degli agnelli primogeniti dei greggi. Festa di primavera, dunque, o, meglio, speranza/terrore del passaggio e del trasferimento: il termine “festa” va letto, infatti, con tutti i carichi di paura di un popolo in movimento.

Festa, speranza, timore e paura angosciante del passaggio: questo è “pasqua”.

Ho scattato la foto del post ad una cavalletta che ha compiuto un lungo viaggio di chilometri e chilometri, presumibilmente partendo dai luoghi dove la Pasqua ha avuto le sue origini.

E’ una cavalletta stremata dalla fatica del passaggio: ha sorvolato deserti e mari e foreste e città per approdare sul mio terrazzo dove è stata involontariamente in posa per decine di fotografie. Poco dopo è stata massacrata dalle mie gatte, per divertimento, non certo per fame.

Ha avuto un senso il suo passaggio?

La cavalletta avrebbe fatto il passaggio se avesse conosciuto il suo destino?

Alla seconda domanda non so rispondere. Alla prima sì, so rispondere: non mi interessa sapere se abbia avuto un senso il suo passaggio, certo la cavalletta ha vissuto un viaggio meraviglioso, per il quale valeva la pena, poi, di morire.

Buona Pasqua a tutti, dunque, e buon viaggio, senza paura per i denti delle gatte!

 

in realtà non esiste un motivo valido per pubblicare questa foto. dicono che la coccinella sia un portafortuna: buona fortuna, dunque, a tutti i “cuori viaggianti”, a chi “è in attesa di un passaggio”, a chi si è fermato ad ascoltare il vento, a chi vorrebbe addormentarsi con l’anima serena, a chi è stanco di capire il mondo, a chi sogna un amore impossibile, a tutti coloro che ne hanno bisogno…

(La foto all’inizio e quella alla fine riproducono entrambe creazioni della mia Lilli)

 


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Il bacio di Giuda

4 Aprile 2015 Nessun commento

 

Matteo 26:48-50

48 Or colui che lo tradiva avea loro dato un segnale, dicendo: Colui il quale io avrò baciato è desso; pigliatelo. 49 E in quello stante, accostatosi a Gesù, gli disse: Bene stii, Maestro; e baciollo. 50 E Gesù gli disse: Amico, a che far sei tu qui? Allora coloro, accostatisi a Gesù, gli posero le mani addosso, e lo presero.

Marco 14:44-46

44 Or colui che lo tradiva avea dato loro un segnale, dicendo: Colui il quale io avrò baciato è desso; pigliatelo, menatelo sicuramente. 45 E come fu giunto, subito si accostò a lui, e disse: Ben ti sia, Maestro! e lo baciò. 46 Allora coloro gli misero le mani addosso, e lo presero.

Luca 22:47-48

47 Ora, mentre egli parlava ancora, ecco una turba; e colui che si chiamava Giuda, uno de’ dodici, andava davanti a loro, e si accostò a Gesù per baciarlo; perciocchè egli avea loro dato questo segno: Colui che io bacerò è desso. 48 E Gesù gli disse: Giuda, tradisci tu il Figliuol dell’uomo con un bacio?

(Versione Diodati) (1)

In Giovanni (18: 1-11) c’è il tradimento di Giuda, ovviamente, ma non l’episodio del bacio. Ignoro le motivazioni di questa discordanza, ma, com’è noto, spesso Giovanni si discosta dai Sinottici.

Da qualche parte ho scritto che il bacio di Giuda è il bacio più famoso nella storia dell’umanità. Non credo sia un caso. Il bacio tra chi si vuol bene è naturale, normale: non fa notizia. Il bacio di un traditore, per chi lo ha provato, è una ferita che si porta in cuore come una croce: nessuno può cancellarla.

Quando ci tradisce qualcuno che amiamo e stimiamo, in realtà, ci ruba una parte della nostra vita: la parte che abbiamo vissuto con la convinzione del suo amore.

Su Giuda si sono scritte fiumi di parole, spesso immense “ciancianate” con la parvenza letteraria.

Questo è il fatto: un discepolo amato dal Maestro lo tradisce con un bacio. Punto. Perché lo tradisce? Molto probabilmente non ci sono, nonostante i testi, motivi di denaro. Forse fu delusione: il discepolo si aspettava ben altro dal Maestro. Qualcuno non esclude che alla base del fatto ci fosse la speranza di creare il pretesto per una sommossa antiromana. Pilato si comportò da intelligente politico: anzi è l’archetipo del politico furbo.

Rimane il fatto che chi tradisce è sempre peggio di qualsiasi verme. I vermi, infatti, sono utili: eliminano i cadaveri ed il marcio. I traditori, invece, uccidono il desiderio di vivere.

In copertina ho riprodotto: Il bacio di Giuda, affresco di Giotto del 1303-05. Padova, Cappella Scrovegni.

(1) Ho spiegato perché cito la versione Diodati nel post: Artemisia, Galileo e Diodati: la rivoluzione copernicana

 

 

 

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