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Archivio Marzo 2015

Rocco: dieci anni, 21 marzo 2005 – 21 marzo 2015

21 Marzo 2015 Commenti chiusi

Dieci anni sono passati.

È proprio vero: i parenti li hai in eredità, gli amici li scegli. Un amico che ti lascia è una ferita che non cicatrizza.

Rocco: non hai idea di quante volte ancora ti penso vivo, anche se dormi il sonno dei giusti da dieci anni.

Rocco: ricordo il tuo passo strano, da uomo abituato a stare in sella sul tuo amatissimo cavallo.

Rocco: le tue maledette sigarette!!!

Rocco: la tua risata improvvisa, e quasi nascosta da un colpo di tosse.

Rocco: il freddo dei tuoi ultimi istanti.

Ci vediamo, Rocco: sarà bello raccontarci un po’ di cose. Ne abbiamo di storie, anche se dieci anni sono volati!

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Si quaeris

15 Marzo 2015 Commenti chiusi

Ci sono gioielli della cultura letteraria che non sono accolti dalle nostre antologie. Si tratta spesso di capolavori in latino che non appartengono più alla letteratura latina e, ad un tempo, non possono trovare posto nella letteratura italiana o nelle altre letterature neolatine.

Penso alla ricchissima produzione in lingua latina del medioevo, ma anche al patrimonio liturgico cristiano che per lungo tempo, fino alle soglie dell’età contemporanea, si è espresso in lingua latina. “Navigando” nel mare vasto della letteratura religiosa legata a Sant’ Antonio di Padova, mi sono imbattuto in questa famosa preghiera: il “Si quaeris”, popolarmente noto, un tempo, come “Sequeri”.

Si quaeris miracula

mors, error, calamitas,

 daemon, lepra fugiunt,

 aegri surgunt sani.

 Cedunt mare, vincula;

 membra, resque perditas

 petunt, et accipiunt

 juvenes, et cani.

Pereunt pericula,

cessat et necessitas;

narrent hi, qui sentiunt,

dicant Paduani.

Cedunt mare, vincula,

membra, resque perditas

petunt, et accipiunt

juvenes, et cani.

Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto,

sicut erat in princípio,

et nunc et semper

et in saecula saecolorum.

Cedunt mare, vincula,

membra, resque perditas

petunt, et accipiunt

juvenes, et cani.

Si tratta di un responsorio in onore di Sant’Antonio composto da Giuliano da Spira (1). Il responsorio fa parte dell’ Officium rhythmicum S. Antonii, già presente nella liturgia due anni dopo la morte del Santo.

La preghiera è famosa in ambito popolare per la sua efficacia nelle ricerca di oggetti smarriti. In realtà basta una lettura veloce per rendersi conto della ricchezza di questo testo. Sicuramente ha un forte connotato apotropaico (mors, error, calamitas, daemon, lepra fugiunt) sia contro gli influssi maligni sia contro gli stati di malattia spirituale (error) o corporale (mors, calamitas, lepra). Del resto è ben nota la fama taumaturgica del Santo di Padova (narrent hi, qui sentiunt, dicant Paduani). Il valore taumaturgico ed apotropaico della preghiera è evidente anche per l’inclusione in essa del “Gloria”, a sua volta preghiera potente negli esorcismi perché invoca la Santissima Trinità del Segno della Croce.

Stilisticamente la preghiera  è un gioiello ricco di assonanze, giochi di parole, rime interne. Fin dall’inizio “calamitas” gioca con “miracula”, più avanti incontriamo il chiasmo “membra, resque perditas petunt, et accipiunt juvenes, et cani”: gli anziani chiedono e ottengono la salute e il vigore giovanile, i giovani chiedono ed ottengono le cose perdute.

Fissiamo ora l’attenzione sull’ inizio del ritornello: “Cedunt mare, vincula”. L’autore usa un unico verbo, ma la traduzione italiana deve sdoppiare quel “cedunt”: si placa il mare e si spezzano le catene. Il mare, fonte di ricchezza e vita, ma anche pericolo e minaccia. Audace l’accostamento tra mare e vincula, ma forse l’autore pensava anche ad un altro significato: si placa il mare e si sciolgono gli ormeggi. Allora la frase avrebbe un significato sia realistico, di vita concreta, che metaforico, dove “mare” è la nostra vita quotidiana e “vincula” sono tutte le limitazioni che ci impediscono di navigare.

Il poeta prosegue con una doppia immagine: “Pereunt pericula, cessat et necessitas”. Assonanze e rime interne dominano il verso. Mi soffermo su un particolare algebrico di questo verso: verbi e sostantivi hanno tutti e quattro un connotato negativo, ma la doppia negatività, come ci ricordano i prodotti algebrici, creano una positività. Muoiono i pericoli e vengono meno i bisogni. Ignoro se questa forma letteraria abbia un nome.

Credo importante sottolineare il valore poetico di questa preghiera, tuttavia credo ancora più importante testimoniare la sua potenza taumaturgica, che ho sperimentato personalmente. Obbedisco, quindi, con gioia alle parole “narrent hi, qui sentiunt”: questa preghiera mi sta aiutando quotidianamente.

(1) Giuliano da Spira nacque probabilmente a Spira, città della Renania, intorno agli ultimi anni del XII secolo, studiò a Parigi ed entrò nella corte del re di Francia come maestro di canto. Divenne francescano attorno al 1227 e assunse nell’Ordine il ruolo di “magister cantus”. Lasciò una raffinata produzione musicale e poetica. Forse morì a Parigi attorno al 1250

 

 

 

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