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Archivio Febbraio 2015

De his qui legunt libellum

26 Febbraio 2015 Nessun commento

Hoc qualecumque est Musa quod ludit mea,

Nequitia pariter laudat et frugalitas,

Sed haec sempliciter; illa tacite irascitur.

 

Dall’Appendice Perottina alle Favole di Fedro

 

(Traduzione di Fernando Solinas, Edizione Mondadori: “Quale che sia il valore di questi versi giocosamente espressi dalla mia Musa, li lodano in misura eguale la categoria dei balordi e quella dei probi, ma questi ultimi schiettamente, mentre quelli, sotto sotto, sono furiosi.”)

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Giù la maschera

17 Febbraio 2015 Nessun commento

In altre occasioni ho parlato della collana il “Il filo rosso” di Cittadella Editrice (1).

Il libro che presento in questo articolo, Su la maschera!, è la seconda uscita della collana, avvenuta nel 2010, e, significativamente, ha per sottotitolo: Usi e abusi da Ester alla chirurgia estetica. 

Il volume si divide in due parti: la prima, di Rosanna Virgili, si intitola Il libro di Ester e le sue maschere; la seconda, di Rosanna Fersini, si intitola La maschera.

Rosanna Virgili, biblista profonda e “contemporanea” (dove l’aggettivo “contemporanea” non vuole essere una semplice connotazione cronologica), espone con grande raffinatezza culturale i contenuti di Ester, libro dell’Antico Testamento. L’autrice ci conduce per mano tra i complicati labirinti di questo libro che motiva le ragioni stesse del carnevale ebraico: il Purim, etimologicamente derivato dal termine accadico puru, “destino”. La storia narrata in Ester ci parla espressamente di un tentativo di pulizia etnica contro il popolo ebraico, sventato grazie all’abilità di travestimento di Ester, che determina il ribaltamento della “sorte” degli Ebrei. Non per niente il carnevale ebraico è detto anche: “festa delle sorti” ed è, con ogni evidenza, nato nella diaspora.

L’amica Rosanna Fersini, invece, ci accompagna con grande intelligenza tra le pagine della storia della maschera, dal mondo antico ad oggi. In realtà il testo non vuole essere una mera esposizione del concetto di maschera e del suo uso nel corso della storia umana. In questo lavoro c’è, piuttosto, la passione dell’autrice per sollevare la maschera che cela comportamenti sociali regressivi: la maschera che prende il sopravvento sull’uomo. Quando questo avviene – spiega l’autrice – l’uomo cerca un’identità negli archetipi al di fuori della storia: “Il rischio è che anche nel nostro tempo si formi, per dirla con Claudio Bonvecchio, un grande esercito di mascherati, espressione di incontrollabili e spaventose forme archetipiche” (pag. 154).

A conclusione pubblico con molto piacere, violando un po’ la privacy, la dedica che Rosanna Fersini ha voluto regalarmi.

(1) la pancia di Crono e Viaggio nel Cantico dei cantici

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Mezzo milione di visitatori per San Valentino

13 Febbraio 2015 Nessun commento

Per festeggiare i miei cinquecentomila visitatori ripropongo un post del 2008 dedicato a San Valentino, con un testo, che amo molto, della mia gioventù:

Ovviamente San Valentino (13 Febbraio 2008)

Nel 1983 ho scritto il testo che riproduco in sovrimpressione. Era l’inizio di un amore fortunato e splendido. Forse oggi userei altre parole, ma le sensazioni non sono cambiate in questa anima mia sempre in tempesta.

Buon San Valentino, dunque, senza temere la straordinaria banalità dell’amore e delle sue feste ovvie e dovute!

 N.B.: la foto è di qualche mese fa. L’ho scattata a splendide rose bianche con lievi sfumature tra il giallo pallido e il verde. Rose controverse ed ambigue, quasi ipocrite. Come l’amore, appunto.

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Le lacrime degli eroi umili (lettera aperta)

1 Febbraio 2015 Nessun commento

Carissima Monica (1), ho letto il libro che mi avevi consigliato (2). Non ho mai avuto grandi simpatie per Platone ed Aristotele, e questo libro ha dato conferma alla mia idea: l’autore ci presenta, all’inizio, la posizione dei due filosofi nei confronti degli eroi omerici, che spesso non si vergognano di piangere e di disperarsi. Il rifiuto dell’eroe che piange è tipico della cultura umana a tutte le latitudini e in tutte le epoche, ma per Platone, nella sua Repubblica, questo rifiuto è particolarmente deciso: un eroe che piange è un esempio pedagogico assolutamente negativo.

Entrambi i filosofi, ma soprattutto Platone, sono stati, non a caso, una fonte ispiratrice formidabile per i regimi totalitari del Novecento. Parliamoci chiaro: il concetto di democrazia in senso moderno non nasce certo in Grecia, ma nella Ginevra calvinista, a cui si ispira la prima forma istituzionale di democrazia moderna: quella degli Stati Uniti d’America. Anche se non nego che Giovanni Calvino non ci pensò molto a mandare al rogo gli “eretici”, come facevano a quel tempo, e in abbondanza in altri luoghi, i cattolici (talvolta in nome di quel famoso aristotelico “ipse dixit”, che in realtà – ma pensa! – è una citazione “islamica”). Del resto i principi democratici, come è ben noto, non impedirono agli Stati Uniti di fare abbondante pulizia etnica e di convivere a lungo con lo schiavismo e poi con l’apartheid. Ma così è: la perfezione non ci appartiene. Anzi: proprio chi tenta in nome di una propria idea di perfezione, come Platone, appunto, di ipotizzare e poi costruire una “perfetta” figura di uomo e di cittadino, finisce sempre per impiantare lager mostruosi. Anni fa lessi un articolo di Ottavio Cecchi che spiegava molto bene questo concetto (Ottavio Cecchi, Uomo, sii umile come Dio, in “l’Unità”, 19 agosto 1989). Ho riproposto l’articolo di Cecchi nel mio blog a questo link: L’umile eroismo dell’Utopiadove, comunque, puntualizzo così: Oggi non sono più d’accordo con le parole di Ottavio Cecchi: Brecht diceva che non è beata la terra con molti eroi, ma quella che non ha bisogno di eroi. Purtroppo dobbiamo costatare con realismo che abbiamo ancora bisogno di eroi. Abbiamo un disperato bisogno di umili eroi che sappiano ancora donarci un Progetto, un’Utopia e un Altrove, per poter uscire dalla cloaca. Sarà importante, però, quando ne saremo usciti e se ne usciremo, impedire agli eroi di mandarci al macello in nome di un Progetto, di un’Utopia, di un Altrove.

Per questo mi piacciono gli “eroi che piangono”, gli eroi umili che sanno di non essere perfetti, che lavorano con pazienza e senza accanimento. Certo non sono gli eroi omerici, collerici e vendicativi: come loro non si vergognano delle proprie lacrime, ma, diversamente da loro, non si vergognano neppure delle proprie sconfitte.

Rischio di essere logorroico, ma aggiungo un’ultima osservazione ispirata da questo libro. Platone, discepolo di Socrate, in realtà ha “tradito” il suo maestro. Socrate, filosofo dell’ironia maieutica, non ha nulla da spartire con l’uomo perfetto di Platone. Potrei dire che questa è un’abitudine dei discepoli. Non molto diversamente, infatti, si comportò Paolo di Tarso nei confronti del suo maestro, Gesù di Nazareth, l’eroe umile, morto ignominiosamente in croce. Paolo disse giustamente: noi predichiamo Cristo crocifisso, che è scandalo a’ Giudei, e pazzia a’ Greci. (I Corinzi, 1:23); tuttavia, questo Cristo crocifisso, deriso, coperto di sputi, che non si vergogna certo di piangere e di disperarsi, non gli bastava; infatti, poco più avanti, nella stessa lettera, scrisse: E se Cristo non è risuscitato, vana è adunque la nostra predicazione, vana è ancora la vostra fede (I Corinzi, 15:14).

Quanto a me, cara Monica, non mi vergogno di piangere quando serve, anche perché eroe non sono. Ho pianto e, purtroppo, so che potrà accadere ancora. Ma sono convinto, non per un senso distorto della virilità, che le lacrime siano soprattutto un fatto privato: la risata va spartita come il pane, la lacrima, invece, è nostra, intima e rigeneratrice, da spartire solo con chi ci ama. Ovviamente tu non puoi condividere questa mia idea.

Ti ringrazio, cara Monica, per il consiglio di lettura che mi hai dato e, con la speranza di non averti stancato, ti saluto con un forte abbraccio, tuo anto.

(1)   Monica Morganti, esercita come psicoterapeuta a Roma e ha pubblicato libri decisamente importanti ed interessanti, come si può constatare visitando il suo sito: http://www.monicamorganti.com/. Ho la fortuna di conoscerla fin dai tempi del Liceo. Di lei ho già parlato nel mio blog:

Profumo di bosco (21 maggio 2007-21 maggio 2012);

Gli archetipi della psicologia maschile;

figlie di padri scomodi

(2)   Matteo Nucci, Le lacrime degli eroi, Einaudi

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