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Archivio Gennaio 2015

La Giornata della Memoria e la satira razzista

26 Gennaio 2015 Nessun commento

 

Ho sempre avuto un particolare interesse per lo studio della storia perché ho sempre creduto, banalmente forse, che solo la conoscenza del nostro passato ci permette di comprendere il presente: concetto banalissimo, trito e ritrito, che trova la sua “canonizzazione” nelle parole Historia, magistra vitae (la citazione completa recita: Historia vero testis temporum, lux veritatis, vita memoriae, magistra vitae, nuntia vetustatis, dal De Oratore di Cicerone).

Tuttavia, come ben sa anche chi ha una minima conoscenza storica, la storia non ha insegnato nulla: l’umanità ignora la storia, oppure, se la conosce, ne rifiuta gli insegnamenti.

In questi giorni, giustamente, ricorre la Giornata della Memoria a ricordo dell’ Olocausto, come stabilì nel 2005 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

L’Olocausto è una pagina orribile della nostra storia, scritta nella banalità della nostra epoca, normale e civilissima, addirittura sedicente cristiana.

Mi sono già espresso su questo (1), tentando di dimostrare che quanto avvenne non fu opera di un manipolo di pazzi, ma il risultato di decisioni ed azioni assunte da individui “normali” in una società “normale”, dotata di una cultura “normale”.

Eppure, noi tendiamo ad attribuire a “mostri” la responsabilità di tutto ciò che, col senno di poi, ci sembra orribile: non impariamo nulla dalla storia.

Oggi mille piccoli e grandi olocausti avvengono quotidianamente sul nostro pianeta e continuiamo ad esteriorizzarli (2), quasi non contribuissimo anche noi, in un modo o nell’altro, alla loro esistenza e diffusione.

In questi giorni, mentre assistevo alla trasmissione televisiva di un documentario dedicato alla satira antisemita nella Germania nazista, ho ripensato all’attentato terroristico avvenuto a Parigi il 7 gennaio 2015, contro gli autori della rivista satirica Charlie Hebdo. Ho confrontato i due tipi di satira e ho constatato la loro stretta parentela: grafica orribilmente volgare e medesimi intenti razzisti. La grande differenza è data dalla reazione di chi era oggetto della “satira bullista” (3): gli ebrei tedeschi, forse troppo fiduciosi nel buon senso della civiltà in cui vivevano, reagirono compostamente; gli estremisti sedicenti islamici, risultato di una manipolazione di interessi convergenti, hanno usato, invece, la violenza scatenando, a loro volta, una dura reazione “razzista”.

La satira antisemita preparò il terreno all’Olocausto e, giustamente, il suo principale esponente e creatore, Julius Streicher, subì la pena capitale a Norimberga il 16 ottobre 1946.

(1) 27 gennaio, la giornata della memoria scarsa

(2) Uso il termine nella sua accezione medica, ma che, in questo caso, ha valenza sociologica.

(3) La satira “bullista”

N.B.: la foto nell’articolo è mia. La pubblicai nel 2010 con questo commento:

Nel filo spinato c’è gran parte della stupidità umana.
Qui ha trovato posto, per morire in una ragnatela, una Forficula auricularia.
Mistero della vita, mistero della morte.
Certo l’amore non concepisce fili spinati…
La foto è scura: colpa mia, della mia mancanza di abilità tecnica, della mia digitale.
Ma come rende bene l’idea quel buio!

http://www.fotocommunity.it/pc/pc/mypics/1407825/display/20259679

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oggi: 25 gennaio!

25 Gennaio 2015 Nessun commento

Scusate: qualcuno si è dimenticato di dirmi che è arrivata Primavera?

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Dell’Infinito e di altre furbizie

14 Gennaio 2015 Nessun commento

Per anni, per troppi anni, ho pensato la storia dell’uomo, ed anche la storia di ogni singolo individuo, come un divenire tendente ad un fine ed avente uno scopo. Le grandi e perniciose ideologie del XX secolo sono tutte dominate dal finalismo. In nome di quei fini, non sempre deprecabili, sono state compiute le più orribili nefandezze. Pochi hanno avuto il coraggio di ammettere che quelle ideologie erano figlie, ipocritamente non riconosciute, della teologia sedicente cristiana, in nome della quale, peraltro, nei secoli precedenti furono commessi crimini orrendi.

Oggi mi sono liberato da ogni finalismo possibile e mi dichiaro cristiano non credente. “Cristiano” perché riconosco il messaggio di salvezza individuale e sociale contenuto nella Parola di Cristo, “non credente” perché non accetto tutto il ciarpame che opportune teologie hanno costruito a favore del dominio dell’uomo sull’uomo.

Credo nel messaggio evangelico come parola di liberazione e di guarigione dai nostri mali così ben allevati dalle istituzioni umane clericali o, apparentemente, laiche.

Non credo nell’aldilà, o, meglio, penso che nessuno ne possa parlare poiché nessuno ne può avere esperienza. Penso ad un Regno di Dio hic et nunc, qui ed ora. Penso all’amore come indispensabile economia di questo regno: l’amore è un fatto economico, non etico. Amare, cioè, è molto più utile che non amare: è una furbizia.

Non mi pongo però l’amore come fine, altrimenti ricadrei nel solito errore: per assurdo l’amore come fine può diventare seme di odio, come ci insegna la storia delle religioni.

Lasciamo entrare l’Infinito nella nostra vita, anche perché, comunque, l’Infinito entra in noi. Noi ne siamo, volenti o nolenti, un’infinitesima parte, mi sia permesso questo opportuno gioco di parole. Infinitesima e senza alcuna importanza.

Gli individui in realtà non contano nulla e noi singoli non abbiamo né un fine né uno scopo. Alcuni di noi, al massimo, incidono il loro nome nella storia degli uomini, ma che importanza ha questa storia nella storia dell’Infinito? Nessuna. Ha molta più importanza la vita di un singolo essere unicellulare nell’ecosistema del nostro pianeta, che tutta la storia dell’umanità nella vita dell’universo.

Abbiamo paura a dirlo, ma noi singoli individui siamo utili solo per rendere più sopportabile questa vita a noi stessi e a coloro che amiamo.

Non c’è altro.

Questo non significa che dobbiamo vivere senza impegnarci, senza interessi. L’attimo che stiamo vivendo è l’unica nostra certezza ed è bello per noi se lo viviamo in amore e con amore. Ogni attimo deve essere vissuto con la consapevolezza che potrebbe essere unico, dovrebbe essere vissuto con il massimo della passione, dunque. In questo contesto ogni piccola cosa diventa immensa e meravigliosa, misteriosa e appagante.

Per assurdo, ma è un’assurdità apparente, la vita senza un fine cui tendere diventa per incanto piacevole. Ti guardi indietro e, rivedendo la tua storia, scopri che non ha importanza se quasi tutti i tuoi sogni, per i quali ti sei impegnato, non si sono realizzati; non ha importanza se la vita che avevi immaginato non è quella che stai vivendo: tu, nell’attimo che scorre tra le tue dita, hai un sorriso di donna da baciare, hai i colori di un fiore in inverno, hai l’onda in burrasca del mare, hai il sapore di un vino speciale, hai le parole di una persona amica complicata…   

Certo, qualche volta, l’attimo è un pianto disperato o una malinconia distruttiva, un’offesa o una violenza, ma, appunto, è un attimo e sai che puoi contare su chi ha scelto di amare non per un fine, ma per furbizia. Puoi contare su chi ha capito che la storia ha un solo senso: lo scorrere del tempo.

E il tempo, si sa, non esiste, come forse non esiste neppure l’universo.

N.B.: questo post riprende, con qualche piccola modifica un testo di sette anni fa che sento ancora molto mio.

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La satira “bullista”

10 Gennaio 2015 Nessun commento

Non credo sia necessario spiegare il noto fenomeno del bullismo. Molto in sintesi potrei dire che quando uno o più sottosviluppati mentali, spesso a loro volta vittime di situazioni familiari o sociali degradate o problematiche, vogliono sfogare le proprie frustrazioni, se la prendono con qualcuno più debole, per colpa dei suoi difetti fisici o per altre ragioni. La novella verghiana di Rosso Malpelo è veramente esemplare per capire le radici profonde del bullismo. Il misero Rosso Malpelo è vittima e carnefice: subisce per primo le violenze che poi scarica sui più deboli.

Alle volte, osservando i “bulli” moderni, costatiamo che provengono da famiglie che “non fanno mancare a loro nulla”. Quante volte abbiamo sentito questo commento superficiale: non è mai così. Qualcosa deve pur mancare a loro, se si riducono a fare i bulli: magari non manca l’abbondanza, ma certo è assente la sostanza.

Il bullismo, nella forma iniziale, tende a ridicolizzare difetti del fisico o del carattere delle vittime di turno: è una satira pesante, continua, con obiettivi costanti. Non ci sono nella satira “bullista” né umorismo, né ironia. L’umorismo e l’ironia sono fenomeni culturali profondi e nascono dalla convinzione intelligente che, prima di tutto, occorre saper ridere di se stessi. La satira, anche ai suoi livelli più alti, ha sempre obiettivi esterni all’autore: è sostanzialmente un’azione dal proprio pulpito ritenuto, di fatto, infallibile. La satira è, di norma, intollerante e, sostanzialmente, non ammette contradditorio: sfocia, cioè, facilmente nel bullismo.

Quando la satira colpisce costantemente i sentimenti degli ultimi, dei più deboli, è satira “bullista”. Immaginiamo un giovane cresciuto in ambienti degradati e che ha subito fin dall’infanzia l’intolleranza razzista, più o meno pesante; collochiamolo nella nostra società, dove corruzione e bieco affarismo sono i valori fondanti; pensiamo a lui che vede in continuazione le sue convinzioni e i suoi sentimenti più profondi derisi e messi alla berlina dalla satira di questa società corrotta e in cancrena.

Ecco: immaginiamo tutto questo e ritorniamo, al volo, a quanto dicevo del bullismo. Pensiamo ad un ragazzo un po’ brutto o timido e impacciato; seguiamolo mentre viene ogni giorno perseguitato da qualche stupido “bullo”: giorno dopo giorno, settimana dopo settimana. Ebbene, non sarebbe impossibile, purtroppo, che questo ragazzo “satirizzato” afferri una spranga di ferro e spacchi la testa al suo aguzzino “satireggiante”.

Come ho già detto altrove (1) non posso che citare per l’ennesima volta Brecht: “bisogna estirpare l’imbecillità, giacché essa rende imbecille chi l’incontra”.

Non può essere la satira a far crescere e migliorare il mondo, ma il dialogo e la tolleranza, l’umorismo e l’autoironia: ridicolizzare ciò che è diverso da noi è bullismo.

La satira blasfema è stupida e bullista perché offende i sentimenti più profondi e genera reazioni violente, quando la vittima della derisione è più debole dei propri sentimenti. 

 

Alla fine penso che solo l’amore ci salverà: l’amore che  pervade l’evangelo cristiano originale, che non è né religio né dogma, ma vita. 

 

 

 

 

 

 

(1) http://antoniosampietro.blog.tiscali.it/2014/02/15/dellimbecillita/

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dolce anno nuovo

1 Gennaio 2015 Nessun commento

Almeno questo sono sicuro che è dolce…

(perché l’ha sfornato la mia Lilli)

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