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Archivio Giugno 2014

La complicità del mare scritto da Marguerite Duras

28 Giugno 2014 Nessun commento

Quando sono in vacanza al mare, il mio sport serale preferito è rovistare nelle bancarelle di libri. Così “incontrai” Marguerite Duras (1) una sera a Pineto, dove, come faccio da molti anni, trascorro i miei giorni più belli. Ero al quartiere Corfù e su una bancarella trovai un libretto sottile di piccolo formato, stampato, però, su un bel cartoncino consistente. Mi affascinò subito il titolo: “Il mare scritto”(2). Era un titolo in qualche modo “mio”: apparteneva al mio modo di vedere il mare. Sfogliando le piccole pagine vidi immagini inconsuete (3), accompagnate, sul fianco, da parole ricche, profonde, quasi intagliate nella pagina, ad esempio: “La calma del bianco. Il resto è tempo”.

Ma fu una frase a conquistarmi definitivamente: “Che altro si potrebbe mostrare se non quel che si vede? Quel ch’è semplicemente vero e sfugge all’uomo.”

Era detto, lì, in modo perfetto tutta la mia idea di fotografia.

Io, non poeta, non fotografo, non tutto, ma, forse, non niente, mi ritrovavo dentro quelle parole.

Acquistai il libretto e me lo portai a casa.

Col tempo feci una scoperta: le parole di Duras erano tutt’altro che semplici ed ogni volta che le riprendevo mi davano nuove sensazioni. Avevano, come l’acqua del mare, il dono della semplicità complessa: della complicità.

(1)   Marguerite Duras, pseudonimo di Marguerite Germaine Marie Donnadieu, nata a Saigon, nel 1914 e morta a Parigi nel 1996, scrittrice e regista francese.

(2)   Marguerite Duras, Il mare scritto, Archinto, 1996, traduzione di Maria Sebregondi. Con una postilla di Yann Andréa, scrittore francese nato nel 1952, ultimo compagno ed esecutore letterario di Marguerite Duras. La postilla spiega che l’album ha avuto la sua genesi tra il 1980 e il 1994. Lo scrittore spiega: “Hélène Bamberger fotografa quel che lei vede, lei, M(arguerite) D(uras). Non sempre capiamo i circuiti, quel che dobbiamo vedere. (…) E poi nell’estate 94, (Duras) scrive queste parole come se le vedesse per la prima volta.”

(3)   Le fotografie sono di Hélène Bamberger (nata a Parigi nel 1956), che nell’ultima di copertina spiega con poche parole il motivo di questo album, come la stessa famosa fotografa lo definisce. Forse non è un caso che siamo nati lo stesso anno…

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per il tuo primo quarto di secolo

5 Giugno 2014 Nessun commento

Carissima Ire, venticinque anni fa tua mamma Lilli ed io abbiamo vissuto e goduto il momento più bello di tutti i nostri anni felici!

Ora cammini sulle tue “zampette” e sei una donna giovane ma matura, talvolta sorprendente.

Che gli anni a venire ti regalino tutta la felicità che meriti!

Ehi! Non sto dicendo che sei perfetta (per fortuna!), ma posso dire che sei solare. Il difetto che ti riconosco l’hai ereditato dai tuoi genitori: hai troppa fiducia negli altri e troppo poca in te stessa. Voglio solo trasmetterti quello che ho imparato: non contano le battaglie perse, ma le guerre vinte.

P.S.: di seguito, come consueto, ti ripropongo alcuni post che ti ho dedicato negli anni scorsi.

 

I consigli di… Lorenzo il Magnifico. Erano per il sedicesimo compleanno, ma valgono ancora:

BUON COMPLEANNO IRE!!!

 

Questo post era per i tuoi 18 anni:

buon compleanno, iry!!!

 

Anche oggi, come allora, posso solo augurarti di sciogliere le vele al vento:

BUON COMPLEANNO IRY!

 

Venticinque anni sono passati da quel giorno, ma quasi tutte le parole del post che segue vanno ancora bene:

5 giugno 1989

Auguri e avanti a tutta!!!

 

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E.U.R., quasi un monito per la Festa della Repubblica

1 Giugno 2014 Nessun commento

Nella ricorrenza della Festa della Repubblica, quasi a monito che i sogni velleitari ci regalano solo macerie, mi piace ricordare la vicenda, credo poco nota, dell’E.U.R.

Tra un anno Milano dovrebbe ospitare l’Esposizione Universale, la cosiddetta Expo 2015.

Dico “dovrebbe” perché sono ben noti i fatti di corruzione e collusione con la mafia che sono esplosi in questi mesi.

Evidentemente l’Esposizione Universale non è un evento di buon auspicio per l’Italia.

Roma, infatti, avrebbe dovuto essere la sede per l’Esposizione Universale del 1942, per la quale il regime fascista si impegnò con grande slancio progettuale per ovvi fini propagandistici.

Nel 1936 fu costituito l’Ente autonomo per la realizzazione dell’E42. Commissario generale venne nominato Vittorio Cini (1885-1977) (1), poi ministro nell’ultimo governo di Mussolini, da cui si dimise per divergenze.

Il primo progetto, davvero velleitario, presentato nel 1938 ebbe nome E.U.R. (Esposizione Universale di Roma). Il progetto definitivo del 1939 non fu mai portato a termine: era ormai iniziata la guerra che rallentò i lavori fino ad interromperli proprio nel 1942.

Di tutto questo sogno, che avrebbe dovuto celebrare il ventesimo anniversario della marcia su Roma, rimase solo il quartiere dell’EUR, poi realizzato nel dopoguerra.

Rimane anche questa “monumentale” pubblicazione, conservata nel mio archivio:

Vittorio Cini (a cura di), Esposizione Universale di Roma 1942, Milano-Roma Arti Grafiche Pizzi e Pizio, 1939.

È una edizione di lusso di soli 1200 esemplari su carta a mano di Fabriano, con grandi tavole a colori (che riproduco in parte), tra cui una di Sironi: raffigurano piante e prospetti di palazzi del quartiere che si sarebbe poi chiamato EUR. Il volume aperto ha la dimensione di una mezza centiara (cm. 59 x 90): anche questo ha, ovviamente, un significato.

(1) Cini subì la prigionia dei tedeschi. Nel dopoguerra fu presidente della SADE dal 1953 al 1964, nel periodo delle tragiche vicende del Vajont.

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