Archivio

Archivio Maggio 2014

Dieci anni di “anto-logia”

18 Maggio 2014 Nessun commento


Sono passati 10 anni dall’inizio dell’avventura di questo blog che ha ricevuto quasi 400.000 visitatori. L’immagine di copertina è uno dei miei primi “avatar”.

Un “diario in pubblico” di anni difficili sia per la mia storia personale che per quella dell’universo circostante.

 

In questi giorni ricorre l’anniversario della scomparsa di mio papà a cui ho dedicato vari post. Ne ricordo due in particolare:

Profumo di bosco (21 maggio 2007-21 maggio 2012) del 21 maggio 2012

un gigante del 26 maggio 2007

 

In questi dieci anni, però, ho avuto anche grandi gioie. Così è stato quando la mia piccola Irene ha conseguito la maturità liceale, presentando agli esami questa bellissima “tesina”, molto ricercata dai visitatori del mio blog, anche all’estero:

Il tema della “famiglia” tra Ottocento e Novecento del 13 luglio 2011

 

Ricordo di seguito alcuni post che amo molto: quasi un’antologia di “anto-logia”, a ritroso nel tempo.

 

Inizio con un post dedicato ad una pagina del Vangelo di Marco: l’indemoniato di Gerasa. Contiene un riferimento, per me molto interessante, al dibattito teologico sulla presenza del “diavolo”.

 

Il post che segue è dedicato al mio santo onomastico: una figura interessante da “indagare”.

Il maialino di Sant’Antonio Abate  del 16 gennaio 2014

 

La figura gigantesca di Albert Schweitzer studiata con l’aiuto dell’opera del compianto Luigi Grisoni.

 

Sì, è vero: ho mangiato i mirtilli del giardino di Oscar Cullmann. Mi capitò nello chalet della Signora Subilia a Planpincieux di Courmayeur , ma, appunto, questa è un’altra storia. Nel post invece cerco di stabilire alcuni elementi della storia della festa di Natale con l’aiuto del grande teologo.

 

Uno dei passi più “scandalosi” del Vangelo di Giovanni: ne fu più volte contestata la canonicità.

 

Un’autentica eroina dei nostri giorni. Una vita e un esempio da meditare.

Malala e la “resilienza” del 15 settembre 2013

 

Un riferimento ad uno dei libri più affascinanti dello storico Braudel e una lunga citazione tratta da quelle pagine.

Mediterraneo del 11 agosto 2013

 

Questo episodio della Genesi presenta molti aspetti spesso trascurati dall’esegesi biblica.

Peniel, faccia di Dio del 17 maggio 2013

 

Ascesi ed ascensione si somigliano, ma non hanno la medesima origine. L’argomento mi consente, nel post, di parlare della “metafora”.

Ascensione del 11 maggio 2013

 

Il “tau”: trae origine dall’Antico Testamento, ma, forse, San Francesco pensava ad altro quando ne fece un simbolo del suo movimento.

il TAU francescano del 2 aprile 2013

 

Il ricordo del mio più grande amico: un vero fratello.

 

Un post contro l’ipocrisia della “memoria scarsa”.

 

Nessuno è innocente: né il potere né le sue vittime.

altre riflessioni sul potere del 29 novembre 2012

 

L’utopia e l’altrove: abbiamo ancora bisogno di eroi, umili però.

L’umile eroismo dell’Utopia del 5 ottobre 2012

 

Sant’Anna, la “Grande Madre”. Il dipinto del Masaccio come punto di partenza.

26 luglio: Sant’Anna del 27 luglio 2012

 

Pasqua, il passaggio, il nomadismo, il sacrificio per il viaggio.

 

Ti amo. La parola “davvero” è evangelicamente superflua.

ti amo “davvero” del 26 marzo 2012

 

Un libro della mia amica psicologa Monica Morganti. Nel libro ci sono anch’io: in tutti sensi.

 

Uno dei post che amo di più: il Seicento italiano e i suoi capolavori.

 

Non si può amare il prossimo se non si ama se stessi: un libro per conoscere tutte le apparenti “astuzie” che ci impediscono di essere felici.

Istruzioni per rendersi infelici del 18 settembre 2011

 

Un commento ad un libro della mia amica psicologa Monica Morganti, che mi ha letteralmente sconvolto

figlie di padri scomodi del 1 giugno 2011

 

Due post dedicati al libro: Rosanna Virgili, Rosanna Fersini, Giusi Santagati, Eros… puro, amabile, dolce, Cittadella Editrice. Ho la fortuna di avere tra le mie amicizie una delle autrici: Rosanna Fersini

Viaggio nel Cantico dei cantici del 15 settembre 2009

la pancia di Crono del 19 agosto 2009

 

Una lunga citazione da uno dei libri di Erri De Luca che amo di più.

Annunci di finimondo del 23 maggio 2009

 

Concludo con questo post, che è già un’antologia: riprende i miei primi post del 2004. Sono un tentativo di fissare con le parole le esperienze oniriche che rimangono, apparentemente irrazionali, al risveglio all’alba.

 

Categorie:On the road Tag:

a proposito di un maggio lontano

2 Maggio 2014 Nessun commento

 

Sì, certo, cosa fanno i giovani, intelligenti,

delle famiglie agiate, se non

parlare di letteratura e di pittura?

Magari anche con degli amici di più bassa estrazione

- un po’ più rozzi, ma anche più tormentati

dall’ambizione? Parlare di letteratura e pittura,

cialtroni e faziosi, pronti a buttar all’aria tutto,

cominciando già a scaldare coi loro giovani sederi

seggiole di caffè già scaldate da sederi di ermetici?

Oppure passeggiando (calpestando cioè i lastrici divini

della parte vecchia della città, come soldati o puttane),

sovversivi malati di snobismo borghese,

- anche con tutte le sue sincerità, i suoi idealismi,

le sue vocazioni all’azione: l’ombra, cioè, dolorosa,

di Esenin o Simone Weil nell’anima?

Ma vediamo: sia che vengano, sudando,

da appartamentini con tristi

coperte bruciate dal ferro da stiro, o armadi

costati poche migliaia di lire al padre amato di nascosto

- sia, invece, che vengano da case circondate

dall’aureola della ricchezza, con abitudini quasi celesti,

di domestici e fornitori – tutti i letterati giovani

sono sudaticci, hanno un pallore di anziani,

se non di vecchi, le loro grazie sono già scrostate;

hanno un’irresistibile vocazione ai pasti pesanti

e agli indumenti di lana, tendono a malattie

puzzolenti – dei denti o degli intestini –

cacano male: sono, insomma, dei piccoli borghesi,

come i fratelli magistrati o gli zii commercianti.

Un’unica grande famiglia, priva di ogni amore.

Capita ogni tanto in questa famiglia

un Adorabile. Ma strano:

anche Lui, come gli altri, i merdosi,

invoca (dai principio dell’altro secolo, e,

dopo una breve interruzione tra il ’45 e il ’55,

fino ai nostri giorni) un Dio sterminatore: sterminatore

di sé e della sua classe sociale. Anch’io lo invoco!

E già una volta questa invocazione è stata ascoltata.

Giovinetti cascanti in scialli Sioux, finti giovani di Torino

già stempiati con loden blu, distruttori di grammatiche,

convittori castristi che saltano i pasti a Monza,

nuovi qualunquisti in pelliccia, che amano i Concerti

Brandeburghesi come se avessero scoperto una formula

antiborghese, che gli fa lanciare intorno occhiate furenti,

democratici dolcemente burberi, persuasi che solo

la vera democrazia distrugga la falsa; anarchici

biondini, che confondono in perfetta buona fede la dinamite

col loro buon sperma (andando,

con grandi chitarre, per strade

false come quinte, in branchi rognosi); Pierini

universitari che vanno a occupare l’Aula Magna

chiedendo il Potere anziché rinunciarvi una volta per sempre;

guerriglieri con le loro guerrigliere al fianco

che hanno deciso che i Negri sono come i Bianchi

(ma forse non anche i Bianchi come i Negri): tutti costoro

non preparano altro che l’avvento

di un nuovo Dio Sterminatore;

marchiati, innocentemente, di una croce uncinata:

eppure essi saranno i primi a entrare, con vere

malattie e veri stracci addosso,

in una camera a gas: non è ciò che giustamente vogliono?

Non vogliono la distruzione, e la più orrenda,

di loro stessi e della classe sociale a cui appartengono?

Io, col mio piccolo cazzo tutto pelle e peli,

capace di fare, sì, il suo dovere, eppure umiliato,

per sempre, da un cazzo di centauro, greve e divino,

immenso e proporzionato, tenero e potente;

io, vagante nelle latebre del moralismo e del sentimentalismo

lottare contro i due, cercandone l’estraniamento

(una moralità straniata, un sentimento straniato

al posto di quelli veri: con ispirazioni simulate

e quindi molto più madornali di quelle autentiche,

destinate al ridicolo, com’è regola borghese);

io mi trovo insomma dentro un meccanismo

che ha sempre funzionato allo stesso modo.

La Borghesia è lucida, e adora la ragione:

eppure, a causa della propria nera coscienza,

manovra per punirsi e per distruggersi: delega

così a deputati alla propria Distruzione,

i suoi figli degeneri, appunto: i quali

(chi stronzamente conservando

un’inutile dignità borghese di letterato indipendente,

o addirittura reazionario e servile, chi invece,

andando proprio fino in fondo, e perdendosi)

obbediscono a quell’oscuro mandato.

E incominciano a invocare il suddetto Dio.

Arriva Hitler, e la Borghesia è felice.

Muore, suppliziata, per mano di se stessa.

Si punisce, per mano di un proprio Eroe, delle proprie colpe.

Di cosa parlano i giovani del 1968 – coi capelli

barbarici e i vestiti edoardiani, di gusto

vagamente militare, e che coprono membri infelici come il mio,

se non di letteratura e di pittura? E questo

che cosa significa se non evocare dal fondo

più oscuro della piccola borghesia il Dio

sterminatore, che la colpisca ancora una volta

per colpe ancora maggiori di quelle maturate nel ’38?

Solo noi borghesi sappiamo essere teppisti,

e i giovani estremisti, scavalcando Marx e vestendosi

al mercato delle Pulci, non fanno altro che urlare

da generali e ingegneri contro generali e ingegneri.

È una lotta intestina.

Chi veramente morisse di consunzione,

vestito da mugik, non ancora sedicenne,

sarebbe il solo forse ad avere ragione.

Gli altri si scannano fra loro.

 

Pier Paolo Pasolini in Teorema, Garzanti, 1968

 

 

Categorie:On the road Tag: