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Archivio Aprile 2014

Gli sdraiati e i dopopadri

23 Aprile 2014 Nessun commento

Inizia così: “Ma dove cazzo sei?” e finisce con queste parole: “Ti ho chiamato – Aspettami! – ma non hai risposto. Non mi sentivi più.

Finalmente potevo diventare vecchio.”

Confesso: quando sono arrivato all’ultima pagina, non sono riuscito a trattenere alcune lacrime, nemmeno un poco furtive. Mi sono calato del tutto nel ruolo di “dopopadre”, realista etico, che si commuove, finalmente vecchio, nel vedere i passi avanti del figlio.

Consiglio il libro a tutti i “dopopadri” in viaggio tra i cinquanta e i sessant’anni, magari ancora convinti di essere padri.

Gli sdraiati di Michele Serra solo riduttivamente può essere considerato un diario romanzato. In realtà è un vangelo ricco di un’ incredibile potenza liberatoria.

Confermo: per me, questo, è il libro più utile e “bello” che abbia letto nei miei anni di “dopopadre”.

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Ma il primo di tutti a cominciar la sua giornata è stato Rocco Spatu

3 Aprile 2014 Nessun commento

“Allora ‘Ntoni si fermò in mezzo alla strada a guardare il paese tutto nero, come non gli bastasse il cuore di staccarsene, adesso che sapeva ogni cosa, e sedette sul muricciuolo della vigna di massaro Filippo.

Così stette un gran pezzo pensando a tante cose, guardando il paese nero e ascoltando il mare che gli brontolava lì sotto. E ci stette fin quando cominciarono ad udirsi certi rumori ch’ei conosceva, e delle voci che si chiamavano dietro gli usci, e sbatter d’imposte, e dei passi per le strade buie. Sulla riva, in fondo alla piazza, cominciavano a formicolare dei lumi. Egli levò il capo a guardare i Tre Re che luccicavano, e la Puddara che annunziava l’alba, come l’aveva vista tante volte. Allora tornò a chinare il capo sul petto, e a pensare a tutta la sua storia. A poco a poco il mare cominciò a farsi bianco, e i Tre Re ad impallidire, e le case spuntavano ad una ad una nelle vie scure, cogli usci chiusi, che si conoscevano tutte, e solo davanti alla bottega di Pizzuto c’era il lumicino, e Rocco Spatu colle mani nelle tasche che tossiva e sputacchiava. – Fra poco lo zio Santoro aprirà la porta – pensò ‘Ntoni, – e si accoccolerà sull’uscio a cominciare la sua giornata anche lui. – Tornò a guardare il mare, che s’era fatto amaranto, tutto seminato di barche che avevano cominciato la loro giornata anche loro, riprese la sua sporta, e disse:

- Ora è tempo d’andarsene, perché fra poco comincerà a passar gente. Ma il primo di tutti a cominciar la sua giornata è stato Rocco Spatu.”

Giovanni Verga conclude, con queste parole indimenticabili, il suo capolavoro: I Malavoglia

(Nella foto, trovata sul web, la copertina dell’edizione adottata in III Liceo dal mio Prof. di italiano. Libro che conservo e riprendo ancora con molto piacere.)

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