Archivio

Archivio Marzo 2014

quest’amore di lago che odio…

25 Marzo 2014 Nessun commento

In varie occasioni ho parlato del mio rapporto con il lago (ad esempio:  http://antoniosampietro.blog.tiscali.it/2007/04/14/via_di_fuga_1536009-shtml/ ), qui mi piace riprendere alcuni articoli, in sequenza, del mese di marzo del 2007.

20 marzo:

alle volte il grigio è solo apparenza: da qualche parte, infatti, l’occhio vuole la luce
e i suoi giochi.

è più facile inventare (trovare) la luce di notte

21 marzo:

qui, invece, le geometrie del lago suggeriscono altro: esaltano le vibrazioni, lente, dell’acqua e la pace quasi irripetibile del sogno amniotico

quasi irripetibile, dicevo, ma non irraggiungibile in altra similitudine…

22 marzo:

ora la geometria si complica. in questo lago dove prevale l’inutilità liberty della belle époque, elegante quel tanto che basta per accontentare la meschinità borghese, mi piace immaginare, per contrasto, una geometria barocca
senza controriforma però

e con occhio ipersensibile

Categorie:On the road Tag:

Ipazia

22 Marzo 2014 Nessun commento

Parla Sinesio:

 

Si restringe il mondo, Gregorio, si restringe per i vecchi. 

Non occorre stare sotto custodia

di un segretario fanatico e dei suoi amanuensi

come me in questo momento, per essere in vincoli.

I pensieri si allungano, ma l’azione si riduce al minimo.

È questo il nostro dramma…

 

Mario Luzi, in: Il libro di Ipazia, Rizzoli

 

Categorie:On the road Tag:

Quaresima

9 Marzo 2014 Nessun commento

Come ogni anno è approdata sul mio terrazzo una cavalletta dopo un viaggio sicuramente non breve: dall’Italia meridionale o, addirittura, dall’Africa. È stremata e se ne sta ferma a lungo per riprendere le forze. Come ogni volta rubo, con la digitale, immagini di questa fatica. Quest’anno, in realtà, il suo arrivo è un poco precoce, ma il pensiero che mi suggerisce è il solito e rimando all’articolo: “Che cosa significa Buona Pasqua” (1), dell’ otto aprile 2012, dove ne parlavo.

Non voglio ripetermi come certi scrittori gettonati, perché non sono “scrittore” (non basta scrivere per essere scrittore, così come non basta guidare un’auto per essere autista), e neppure sono “gettonato”, purtroppo.

Tuttavia è inutile nasconderlo: questa cavalletta che arriva nella Quaresima alle soglie della Pasqua mi induce a pensare al mistero della vita e della morte, al mistero del viaggio terreno, alla sua ragione profonda. Penso alla Parola che ci offre fede e speranza.

Torno alla mia cavalletta: sopravvivrà fino a domani? Comunque ha compiuto il suo viaggio, con onore.

(1)  http://antoniosampietro.blog.tiscali.it/2012/04/08/che-cosa-significa-buona-pasqua

Categorie:On the road Tag:

umanità squal(l)ida

1 Marzo 2014 Nessun commento

Se i pescecani fossero uomini.

La figlioletta della padrona di casa chiese al signor K.: -Se i pescecani fossero uomini, sarebbero più bravi coi piccoli pesci? – Certo, – rispose quello, – se i pescecani fos­sero uomini farebbero costruire dei cas­soni enormi per i pesciolini con dentro ogni sorta d’alimenti sia vegetali che animali. Essi provvederebbero sempre i cas­soni d’acqua fresca e soprattutto prenderebbero ogni genere di misure sanitarie. Se per esempio un pesciolino si ferisse una pinna gli verrebbe subito fatta una fasciatura affinché i pescecani non aves­sero a lamentarne la morte pre­matura. Perché i pesciolini non si immalinconiscono ci sarebbero di tanto in tanto delle grandi feste acquatiche; i pesciolini allegri sono infatti più saporiti di quelli malinconici. Nei cassoni ci sarebbero naturalmente anche delle scuole. E in codeste scuole i pesciolini imparerebbero come si nuota nelle fauci dei pescecani. Per esempio, per poter trovare i grandi pescecani adagiati in qualche posto avrebbero bisogno della geografia. L’essenziale sarebbe naturalmente l’educazione morale dei pesciolini. Verrebbe loro insegnato che la cosa più grande e più bella è quando un pesciolino si sacrifica in letizia e che tutti devono credere ai pescecani specie quando dicono che provvederanno loro un bell’avvenire. S’insegnerebbe ai pesciolini che tale avvenire è assicurato se impareranno ad ubbidire. I pesciolini dovrebbero anzitutto guardarsi da tutte le inclinazioni volgari, materialiste, egoiste e marxiste, e riferire immediatamente ai pescecani se uno di loro manifestasse di tali inclinazioni. Naturalmente se i pescecani fos­sero uomini farebbero delle guerre tra di loro per conquistare cas­soni e pesciolini stranieri. Le guerre le farebbero combattere dai loro pesciolini. Essi insegnerebbero ai pesciolini che tra loro e i pesciolini degli altri pescecani c’è un’enorme differenza. I pesciolini, proclamerebbero, sono notoriamente muti, ma essi tacciono in lingue tutt’affatto diverse e non è quindi pos­sibile che s’intendano fra loro. Ad ogni pesciolino che in guerra uccidesse un paio degli altri pesciolini, nemici e muti in un’altra lingua, appunterebbero una piccola decorazione d’alghe e conferirebbero il titolo di eroe. Naturalmente se i pescecani fossero uomini esisterebbe anche una loro arte. Ci sarebbero dei bei quadri nei quali i denti dei pescecani sarebbero raffigurati con colori magnifici e le loro fauci come dei veri parchi in cui si possa meravigliosamente scorrazzare. I teatri nel fondo del mare mostrerebbero pesciolini eroici nell’atto di nuotare con entusiasmo nelle fauci dei pescecani e la musica sarebbe tanto bella che i pesciolini, a quegli accordi affluirebbero nelle fauci dei pescecani, la banda in testa, sognanti e cullati da pensieri dolcis­simi. Certo ci sarebbe anche una religione se i pescecani fos­sero uomini. Essa insegnerebbe che i pesciolini cominciano veramente a vivere solo nel ventre dei pescecani. Del resto se i pescecani fos­sero uomini non sarebbe più come ora che i pesciolini sono tutti uguali. Alcuni di loro riceverebbero delle cariche e sarebbero posti sopra gli altri. A quelli un po’ più grandi verrebbe persino concesso di mangiarsi i più piccoli. Ed anche ciò sarebbe gradito ai pescecani, giacché essi avrebbero così più spesso dei grossi bocconi da mangiare. E i pesciolini più grandi, i funzionari, manterrebbero l’ordine, diventerebbero insegnanti, ufficiali, ingegneri costruttori di cassoni ecc. In breve, esisterebbe una civiltà marina, se soltanto i pescecani fos­sero uomini.

Tratto da: Storielle del signor Keuner, in Bertolt BrechtStorie da calendario, Einaudi, traduzione di Cesare Cases

Categorie:On the road Tag: