Archivio

Archivio Febbraio 2014

Dell’imbecillità

15 Febbraio 2014 Nessun commento

Dell’amor patrio o dell’odio per la patria altrui

Il signor K. non riteneva necessario vivere in un paese determinato. E diceva: – Posso patire la fame dovunque -. Un giorno però, che girava per una città occupata dal nemico del paese in cui viveva, gli venne incontro un ufficiale nemico e lo costrinse a scendere dal marciapiede. Scendendo, il signor K. s’accorse d’essere indignato non solo contro quell’uomo, ma particolarmente contro il paese al quale quell’uomo apparteneva, al punto da desiderare che fosse cancellato dalla faccia della terra. – Come mai, – domandò il signor K., – in quel minuto sono diventato nazionalista? Proprio perché ho incontrato un nazionalista. Ed è per questo che bisogna estirpare l’imbecillità, giacché essa rende imbecille chi l’incontra.

Tratto da: Storielle del signor Keuner, in Bertolt Brecht, Storie da calendario, Einaudi, traduzione di Cesare Cases

Categorie:On the road Tag:

Il diavolo, provvidenza dei teologi

7 Febbraio 2014 Nessun commento

Nell’articolo precedente citavo l’episodio dell’indemoniato di Gerasa presente nei Vangeli sinottici ed in particolare in Marco V, 1-20.

Riproduco sopra le pagine della mia Diodati (1) che contengono il capitolo citato.

L’episodio offre molti elementi di estremo interesse.

Com’è noto il Vangelo di Marco è considerato il più antico dei quattro Vangeli canonici. Alcuni studiosi (Carsten P. Thiede- Matthew D’Ancona, Testimone oculare di Gesù, Piemme ) lo giudicano coevo di Gesù. Generalmente è indicato come molto vicino alla cosiddetta fonte “Q” in aramaico. In ogni caso è una testimonianza importante per inquadrare e comprendere la prima predicazione cristiana.

Qualunque sia il luogo dove viene inscenata la vicenda (non è certa la collocazione geografica) è sicuro che si tratta di un territorio pagano, o, quanto meno, non osservante le prescrizioni della Legge. L’indizio in questo senso è fornito dalla presenza di un gregge di porci: i maiali erano banditi dalla Legge e ne era vietato sia il consumo che l’allevamento.

Appena entrato in questo territorio, Gesù si imbatte in un “indemoniato”, un malato mentale in forma grave, che prima gli si getta ai piedi (“l’adorò”) e poi gli dice: “che vi è tra me e te, Gesù, Figliuol dell’Iddio altissimo?” Annoto che la formula “che vi è tra me e te” è un modo di dire variamente traducibile, ma ha sempre una connotazione negativa, di fastidio nei confronti dell’interlocutore: Gesù usa questa formula rivolgendosi a sua madre nell’episodio delle nozze di Cana.

L’evangelista sembra mettere in luce, da una parte, una sorta di sudditanza del demonio nei confronti di Gesù, dall’altra, la sua alterità rispetto al Signore.

Alphonse Maillot nel suo: I miracoli di Gesù, Claudiana, dedica all’episodio, un capitolo veramente interessante (sul web si trova alla pagina: http://www.claudiana.it/pdf/88-7016-780-saggio.pdf).

Non condivido completamente le considerazioni di Maillot, ma, in qualche modo, mi hanno fornito una chiave di lettura. All’inizio del commento l’autore spiega che la religione ebraica ha di fatto annullato il “potere demoniaco”:  il Dio di Israele non concepisce antagonisti, tuttavia il diavolo sopravvive come “provvidenza delle religioni”. Nel Cristianesimo, in particolare, il diavolo “è sempre stato la provvidenza dei teologi che possono trasferire su di lui tutto quello che dà loro fastidio e foggiarsi un Dio innocente” (Maillot, pag. 40).

In questo senso l’episodio mi sembra essere una fase di passaggio dal mondo ebraico, dove il demonio è suddito di Dio (“l’adorò”), al mondo cristiano dove il diavolo (2) è, appunto, l’essere che ci divide da Dio (“che vi è tra me e te?”). Non è un caso, dunque, che l’episodio avvenga al di fuori, anche geograficamente, dalla Legge ebraica: in terra impura, abitata anche dai maiali. Gesù, però, agisce perché l’uomo sia libero dal male: dal proprio male, prima di tutto, che la Legge non annulla, ma sposta al di fuori dei propri confini. Poco importa che l’uomo protagonista dell’episodio sia un indemoniato o, semplicemente, un essere dominato dai propri mali: Gesù lo libera. L’esorcismo più alto non è quello che scaccia il diavolo, o i diavoli: è quello che ci permette di essere liberi dai nostri condizionamenti, dalle nostre presunzioni, dalle nostre seghe mentali, dalla nostra naturale cattiveria umana. Non a caso “cattivo” deriva dal termine latino “captivus” che significa “prigioniero”: il male nostro interiore ci tiene in catene e solo la Parola liberatoria è in grado di spezzarle.

(1)   Il motivo per cui cito sempre la Diodati sono contenuti nel mio articolo: http://antoniosampietro.blog.tiscali.it/2011/11/30/artemisia-galileo-e-diodati-la-rivoluzione-copernicana/

(2)   Si può vedere il mio: http://antoniosampietro.blog.tiscali.it/2008/02/01/la_mimosa_e_il_diavolo_1854626-shtml/#more-423

Categorie:On the road Tag: