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Archivio Novembre 2013

L’adultera e Gesù, la misera e il misericordioso

23 Novembre 2013 Nessun commento

“E Gesù se ne andò al monte degli Ulivi. E in sul far del giorno, venne di nuovo nel tempio, e tutto il popolo venne a lui; ed egli, postosi a sedere, li ammaestrava. Allora i Farisei, e gli Scribi, gli menarono una donna, ch’era stata colta in adulterio; e fattala star in piè [ivi] in mezzo, dissero a Gesù: Maestro, questa donna è stata trovata in sul fatto, commettendo adulterio. Or Mosè ci ha comandato nella legge, che cotali si lapidino; tu adunque, che [ne] dici? Or dicevano questo, tentandolo, per poterlo accusare. Ma Gesù chinatosi in giù, scriveva col dito in terra. E come essi continuavano a domandarlo, egli, rizzatosi, disse loro: Colui di voi ch’è senza peccato getti il primo la pietra contro a lei. E chinatosi di nuovo in giù, scriveva in terra. Ed essi, udito [ciò], e convinti dalla coscienza, ad uno ad uno se ne uscirono fuori, cominciando da’ più vecchi infino agli ultimi; e Gesù fu lasciato solo con la donna, che era [ivi] in mezzo. E Gesù, rizzatosi, e non veggendo alcuno, se non la donna, le disse: Donna, ove sono que’ tuoi accusatori? niuno t’ha egli condannata? Ed ella disse: Niuno, Signore. E Gesù le disse: Io ancora non ti condanno; vattene, e da ora innanzi non peccar più.”

Evangelo di Giovanni, 8, 1-11, versione di Giovanni Diodati

 

L’ “ironia di Cristo” e il valore della Legge

Questo brano dell’Evangelo è un esempio dell’ “ironia di Cristo”. Così definisco lo stile particolare che Gesù utilizza per rispondere a chi tenta di metterlo in difficoltà. L’evangelista pone particolare attenzione nel criticare la malafede degli interlocutori, persone perbene ed osservanti le norme della Legge, ma si dimentica di volgere lo sguardo ai discepoli di Gesù: loro che cosa avrebbero risposto? E ancora: avevano un’idea di come avrebbe risposto Gesù? Personalmente sono convinto che i discepoli (in un certo senso, i contestatori del “sistema”) non avrebbero saputo rispondere oppure, peggio, avrebbero biascicato una risposta inconcludente. Ma, a proposito di questo, mi esprimerò dopo.

Ora mi voglio soffermare sul comportamento che gli interlocutori di Gesù assumono dopo la risposta del Maestro. Comunque li si giudichi è innegabile che la Legge ha garantito alla coscienza di sopravvivere in loro dignitosamente. Non solo la risposta di Gesù vince la loro malafede, ma, in un certo modo, riporta a loro l’esatta dimensione del concetto di peccato. L’ironia di Gesù è educativa, quindi. Mi sembra, inoltre, interessante annotare che Gesù non contesta il valore della Legge né sminuisce la portata del peccato, anzi: applica la Legge a fondo. La norma, infatti, prescriveva che l’esecutore della pena capitale non fosse a sua volta colpevole. Il peccato è sancito dalla Legge, ma solo Dio può condannare. Sant’Agostino scrisse a proposito dell’adultera e di Gesù: “relicti sunt duo, misera et misericordia” (rimasero solo due, la misera e la misericordia). La Legge sanziona il peccato, la misericordia converte la coscienza.

La Legge e la legge

Tuttavia questo brano mi induce ad un’altra riflessione.

Poniamo questa scena ai nostri giorni. Un Maestro di misericordia e di etica dice ad alcuni rappresentanti della classe dirigente: “Chi di voi ha la coscienza a posto e senza colpe, esegua o faccia eseguire questa sentenza capitale”.

Qualcuno di loro, una sparuta minoranza, si ricorderà di avere una coscienza e comincerà a ripensare a tutti i propri delitti: un soprassalto di dignità lo convincerà a desistere.

Alcuni di loro, non pochi, zittiranno la propria coscienza che talvolta ancora temono di sentire, e accuseranno il Maestro di essere un contestatore fuori tempo massimo.

La parte restante, maggioritaria, che da tempo non ha più una coscienza e che ormai ignora persino la nozione di peccato, si farà quattro grasse risate per le parole del Maestro.

Confermo (1) quello che ho già detto in altra occasione: quando il potere era timido ed inesperto prese l’eversivo e lo giustiziò sul monte il venerdì santo. Oggi, invece, il potere tronfio satollo e porco saprebbe come fare: non ucciderebbe più Gesù, ma lo coprirebbe di derisione. Oggi Cristo non potrebbe manco morire in croce! 

(1) http://antoniosampietro.blog.tiscali.it/2008/03/16/passio_1871454-shtml/

Mi sembra evidente, dunque, che l’osservanza della Legge, eticamente fondata, mantiene nell’uomo, anche nell’uomo di potere, una coscienza attiva che preserva la nozione di peccato e garantisce il sentimento di misericordia. Quando l’unica legge che esiste è la grassa prevaricazione egoistica, il senso del peccato scompare e chi vuole dare voce alla coscienza misericordiosa viene deriso o considerato pazzo.

La coscienza

Ho insistito sul termine coscienza perché solo la versione di Diodati (e la successiva Riveduta) riporta le parole “convinti dalla coscienza” che, in effetti, non sono presenti nella maggioranza dei testi originali. Eppure sono certo che Diodati ha tradotto così con una forte motivazione: sicuramente in qualche testo greco sono presenti quelle parole e, anche se sembrano superflue, sono in realtà pregnanti. Del resto vorrei far notare che il verbo greco “akuo” (il programma di questo blog non accetta l’alfabeto greco) è molto più ricco di significati del nostro “ascoltare/udire”: significa anche “eseguire, obbedire” e, quindi, le parole “Oi de akousantes” potrebbero, a ragione, essere tradotte con: “Ed essi, udito [ciò], e convinti dalla coscienza”.

La canonicità contestata di questo episodio

Questo episodio ha avuto una storia filologica complessa. Fu, di fatto, ignorato a lungo da molte chiese cristiane e ancora nel Concilio di Trento del 1546 ne fu contestata la canonicità. Alla base di queste contestazioni c’erano sicuramente anche aspetti filologici che inducevano, tra l’altro, a collocare il testo nel Vangelo di Luca (dopo Lc 21,37-38). Ma altrettanto sicuramente vi erano motivazioni che nascevano dal carattere “scandaloso” dell’episodio. Non dobbiamo dimenticare che la cultura cristiana ha ereditato dall’ebraismo il concetto molto forte del matrimonio, visto come legame attuativo dell’alleanza con Dio. Di conseguenza l’adulterio era considerato un peccato gravissimo: un’offesa all’alleanza con Dio.

Riprendo, dunque, l’argomento che avevo lasciato in sospeso. Se è vero che sono gli uomini della Legge a porre, in malafede, il quesito a Gesù, è anche vero che i discepoli, compresi quelli futuri, rimangono scandalizzati o, quanto meno, perplessi. Non distinguono il peccato, che rimane tale, dal peccatore che può convertirsi. Dimenticano la misericordia e zittiscono la coscienza.

Suggerimento bibliografico

Mi è stata molto utile la lettura di: Enzo Bianchi, Lectio Divina su Gv 8,1-11:

http://www.nicodemo.net/pdf/Bianchi_adultera.pdf

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L’è el dì di Mort, alegher!

1 Novembre 2013 Nessun commento
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