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Archivio Settembre 2013

Malala e la “resilienza”

15 Settembre 2013 Commenti chiusi

Riprendo l’argomento del post precedente e riproduco con grande piacere il testo del messaggio rivolto dalla Dirigente Scolastica, Dott.ssa Anna Grandi, ai ragazzi che hanno iniziato il nuovo anno scolastico presso la Scuola Secondaria “Don Marmori” dell’Istituto Comprensivo Statale di Cernobbio.

Lo riproduco con piacere perché sono particolarmente soddisfatto che si offra ai nostri ragazzi, spesso distratti da informazioni futili o fuorvianti fornite dai media, un messaggio importante e formativo.

Quando appresi la notizia dell’attentato a Malala, avvenuto il 9 ottobre del 2012, ne rimasi letteralmente sconvolto. Che le donne e i bambini siano oggetto di violenza in questo mondo infame, purtroppo, non fa notizia. In realtà mi sconvolse il fatto che la violenza potenzialmente omicida fosse diretta contro quella ragazza per scelte ideologiche assurde, peraltro non motivate dalla fede islamica.

Mi colpì, poi, il coraggio di Malala di proseguire, dopo essere stata miracolosamente salvata, la sua lotta per il diritto all’istruzione.

Bene ha fatto la Dott.ssa Anna Grandi a ricordare tutto questo ai ragazzi che fruiscono di tale diritto qui da noi. In particolare ha fatto bene a riportare nel dato concreto di tutti i giorni il concetto di “resilienza”, che Malala ha praticato in modo eroico, ma che tutti, nei momenti di difficoltà, dovremmo ricordare.

Di seguito riproduco il discorso che Malala, candidata al Premio Nobel perla Pace, ha tenuto davanti all’Assemblea dell’ONU il 12 luglio 2013, giorno del suo sedicesimo compleanno.

Questa giovane donna, anche con le sue parole, ha dimostrato di meritare appieno la candidatura.

IL SALUTO DELLA PRESIDE AI NUOVI ALUNNI

 Alle ragazze e ai ragazzi della Scuola Secondaria di 1° grado 

MALALA E LA RESILIENZA

Benvenuti nella Scuola Secondaria di 1° grado! Oggi vi voglio raccontare la storia di una ragazza di 15 anni che si chiama Malala.

Malala viveva in Pakistan, uno stato dell’Asia meridionale che confina con l’Afghanistan, teatro di una guerra iniziata prima che voi nasceste e ancora non completamente finita. Alla vostra età frequentava la scuola media nel suo paese, Swat, situato in una bellissima valle dalle colline verdi lussureggianti, ricca di cascate. Purtroppo un giorno anche a Swat arrivarono dall’Afghanistan i talebani, che sono convinti che le donne non abbiano il diritto all’ istruzione, e decisero di chiudere la sua scuola. Lei allora rilasciò una dichiarazione alla radio in cui affermava di voler studiare ancora e che nessuno avrebbe potuto toglierle il diritto di andare a scuola perché voleva studiare e voleva diventare medico.

Passarono mesi e finalmente la scuola riaprì. Per vendicarsi, i talebani andarono a cercarla e un giorno, proprio mentre usciva dalla scuola, salirono sul pullmino che la riportava a casa con le sue compagne. Un talebano chiese: “Chi è Malala?” Alcune compagne si girarono involontariamente verso di lei, e il talebano subito le esplose addosso numerosi colpi di pistola, colpendola alla testa. Lei si accasciò in grembo alla sua amica Laila.

Quando arrivò in ospedale era molto grave, pertanto gli infermieri la caricarono su un elicottero diretto in Inghilterra dove fu immediatamente ricoverata e dove riuscirono a salvarle la vita.

Ormai guarita, anche se attende ancora un intervento alla testa per recuperare l’udito completamente perso dall’orecchio sinistro, in seguito all’attentato, non può però tornare nel suo paese perché i talebani hanno minacciato che riproveranno a ucciderla.

Lo scorso mese di luglio Malala ha parlato davanti all’assemblea dell’Onu a New York affermando che il talebani non sono riusciti a ucciderla, ma l’hanno resa ancora più forte.

Davanti all’assemblea che riunisce i leader politici di tutte le nazioni del mondo, ha chiesto di fornire la sicurezza affinchè ogni bambino possa andare a scuola.

Oggi voi siete qui, ma sappiate che nel mondo 57 milioni di bambini restano privi della possibilità di andare a scuola. Molti di loro vivono in paesi in guerra; pensiamo alla Siria, della quale sentite parlare tanto in questi giorni: ci sono 2 milioni di persone che hanno dovuto lasciare le loro abitazioni e che ora vivono esposti alle intemperie. Di questi 2 milioni di profughi, 1 milione sono bambini e ragazzi, che sicuramente oggi preferirebbero essere a scuola come voi e non per strada senza sapere cosa succederà domani e con la paura di essere bombardati.

Malala è stata candidata al Nobel per la pace. Anche per lei ci impegneremo nello studio quest’anno, perché siamo consapevoli che andare a scuola è un privilegio prima ancora che un dovere.

Malala è per tutti noi un esempio di RESILIENZA, che è la capacità di tener duro anche nei momenti di difficoltà, non darsi mai per vinti, ritentare sempre anche  quando qualcosa ci è andato male.

“Resilienza” è un termine che etimologicamente deriva dal latino “resalio”: indicava la tenacia di risalire su un’imbarcazione capovolta dalle onde del mare. Gesto che indica la capacità di essere persistenti, di non perdere la speranza anche di fronte agli eventi negativi che tutti incontriamo durante la nostra vita.

Questo è il mio augurio: che abbiate anche voi la virtù della resilienza, di accettare anche qualche insuccesso senza lasciarvi abbattere, ma ricominciando da capo ogni volta nello studio e nell’impegno.

Tutti facciamo il tifo per voi, in un grande gioco di squadra, perché con il talento si vincono le partite, ma solo col gioco di squadra si vincono i campionati!

Buon anno scolastico!

MALALA ALL’ONU: “PACE E SCUOLE”

Il testo integrale del discorso di Malala Yousafzai all’Onu, un appello ai Governi del mondo per le donne e i bambini.

“Onorevole Segretario Generale dell’ONU, Ban Ki-moon, spettabile presidente dell’Assemblea Generale, Vuk Jeremic, onorevole inviato speciale delle Nazioni Unite per l’istruzione globale, Gordon Brown, rispettati anziani, rispettati e miei cari fratelli e sorelle: Assalamu alaikum (la pace sia con voi, n.d.T).

Oggi è un onore per me tornare a parlare dopo un lungo periodo di tempo. Essere qui con persone così illustri è un grande momento nella mia vita ed è un onore per me che oggi sto indossando uno scialle della defunta Benazir Bhutto. Non so da dove cominciare il mio discorso. Non so cosa la gente si aspetti che dica, ma prima di tutto voglio ringraziare a Dio per il quale siamo tutti uguali e ringraziare tutti coloro che hanno pregato per una mio veloce guarigione e una nuova vita. Non riesco a credere quanto amore le persone mi hanno dimostrato. Ho ricevuto migliaia di cartoline di auguri e regali da tutto il mondo. Grazie a tutti. Grazie ai bambini le cui parole innocenti mi hanno incoraggiato. Grazie ai miei anziani le cui preghiere mi hanno rafforzato. E grazie agli infermieri, ai medici e al personale degli ospedali in Pakistan e nel Regno Unito e il governo degli Emirati Arabi Uniti che mi hanno aiutato a stare meglio e a riprendere le forze.

Sono qui per dare tutto il mio appoggio al segretario generale dell’ONU Ban Ki-moon nella sua Iniziativa Globale “Prima l’istruzione” e al lavoro dell’inviato speciale delle Nazioni Unite per l’Educazione Globale Gordon Brown. Li ringrazio per la leadership che continuano a esercitare. Essi continuano a stimolare tutti noi all’azione. Cari fratelli e sorelle, ricordiamo una cosa: il Malala Day non è il mio giorno. Oggi è il giorno di ogni donna, ogni ragazzo e ogni ragazza che hanno alzato la voce per i loro diritti.

Ci sono centinaia di attivisti per i diritti umani e operatori sociali che non solo parlano per i loro diritti, ma che lottano per raggiungere un obiettivo di pace, educazione e uguaglianza. Migliaia di persone sono state uccise dai terroristi e milioni sono stati feriti. Io sono solo uno di loro. Così eccomi qui, una ragazza come tante. Io non parlo per me stessa, ma per dare una voce a coloro che meritano di essere ascoltati. Coloro che hanno lottato per i loro diritti. Per il loro diritto a vivere in pace. Per il loro diritto a essere trattati con dignità. Per il loro diritto alle pari opportunità. Per il loro diritto all’istruzione.

Cari amici, il 9 ottobre 2012, i talebani mi hanno sparato sul lato sinistro della fronte. Hanno sparato ai miei amici, anche. Pensavano che i proiettili ci avrebbero messi a tacere, ma hanno fallito. Anzi, dal silenzio sono spuntate migliaia di voci. I terroristi pensavano di cambiare i miei obiettivi e fermare le mie ambizioni. Ma nulla è cambiato nella mia vita, tranne questo: debolezza, paura e disperazione sono morte; forza, energia e coraggio sono nati. Io sono la stessa Malala. Le mie ambizioni sono le stesse. Le mie speranze sono le stesse. E i miei sogni sono gli stessi.

Cari fratelli e sorelle, io non sono contro nessuno. Né sono qui a parlare in termini di vendetta personale contro i talebani o qualsiasi altro gruppo terroristico. Sono qui a parlare per il diritto all’istruzione per tutti i bambini. Voglio un’istruzione per i figli e le figlie dei talebani e di tutti i terroristi e gli estremisti. Non odio nemmeno il talebano che mi ha sparato.

Anche se avessi una pistola in mano e lui fosse in piedi di fronte a me, non gli sparerei. Questa è il sentimento di compassione che ho imparato da Maometto, il profeta della misericordia, da Gesù Cristo e Buddha. Questa è la spinta al cambiamento che ho ereditato da Martin Luther King, Nelson Mandela e Mohammed Ali Jinnah. Questa è la filosofia della non violenza che ho imparato da Gandhi, Bacha Khan e Madre Teresa. E questo è il perdono che ho imparato da mio padre e da mia madre. Questo è ciò che la mia anima mi dice: stai in pace e ama tutti.

Cari fratelli e sorelle, ci rendiamo conto dell’importanza della luce quando vediamo le tenebre. Ci rendiamo conto dell’importanza della nostra voce quando ci mettono a tacere. Allo stesso modo, quando eravamo in Swat, nel Nord del Pakistan, abbiamo capito l’importanza delle penne e dei libri quando abbiamo visto le armi. Il saggio proverbio “La penna è più potente della spada” dice la verità. Gli estremisti hanno paura dei libri e delle penne. Il potere dell’educazione li spaventa. Hanno paura delle donne. Il potere della voce delle donne li spaventa. Questo è il motivo per cui hanno ucciso 14 studenti innocenti nel recente attentato a Quetta. Ed è per questo uccidono le insegnanti donne. Questo è il motivo per cui ogni giorno fanno saltare le scuole: perché hanno paura del cambiamento e dell’uguaglianza che porteremo nella nostra società. Ricordo che c’era un ragazzo della nostra scuola a cui un giornalista chiese: “Perché i talebani sono contro l’educazione dei ragazzi?”. Lui rispose molto semplicemente: indicò il suo libro e disse: “I talebani non sanno che cosa c’è scritto in questo libro”.

Loro pensano che Dio sia un piccolo esseruccio conservatore che punterebbe la pistola alla testa delle persone solo per il fatto che vanno a scuola. Questi terroristi sfruttano il nome dell’islam per i propri interessi. Il Pakistan è un Paese democratico, amante della pace. I Pashtun vogliono educazione per i loro figli e figlie. L’Islam è una religione di pace, umanità e fratellanza. Che dice: è un preciso dovere quello di dare un’educazione a ogni bambino. La pace è necessaria per l’istruzione. In molte parti del mondo, in particolare il Pakistan e l’Afghanistan, il terrorismo, la guerra e i conflitti impediscono ai bambini di andare a scuola. Siamo veramente stanchi di queste guerre. Donne e bambini soffrono in molti modi in molte parti del mondo.

In India, bambini innocenti e poveri sono vittime del lavoro minorile. Molte scuole sono state distrutte in Nigeria. La gente in Afghanistan è colpita dall’estremismo. Le ragazze devono lavorare in casa e sono costrette a sposarsi in età precoce. La povertà, l’ignoranza, l’ingiustizia, il razzismo e la privazione dei diritti fondamentali sono i principali problemi che uomini e donne devono affrontare.

Oggi, mi concentro sui diritti delle donne e sull’istruzione delle ragazze, perché sono quelle che soffrono di più. C’è stato un tempo in cui le donne hanno chiesto agli uomini a difendere i loro diritti. Ma questa volta lo faremo da sole. Non sto dicendo che gli uomini devono smetterla di parlare dei diritti delle donne, ma il mio obiettivo è che le donne diventino indipendenti e capaci di combattere per se stesse. Quindi, cari fratelli e sorelle, ora è il momento di alzare la voce. Oggi invitiamo i leader mondiali a cambiare le loro politiche a favore della pace e della prosperità. Chiediamo ai leader mondiali che i loro accordi servano a proteggere i diritti delle donne e dei bambini. Accordi che vadano contro i diritti delle donne sono inaccettabile.

Facciamo appello a tutti i governi affinché garantiscano un’istruzione gratuita e obbligatoria in tutto il mondo per ogni bambino. Facciamo appello a tutti i governi affinché combattano il terrorismo e la violenza. Affinché proteggano i bambini dalla brutalità e dal dolore. Invitiamo le nazioni sviluppate a favorire l’espansione delle opportunità di istruzione per le ragazze nel mondo in via di sviluppo. Facciamo appello a tutte le comunità affinché siano tolleranti, affinché rifiutino i pregiudizi basati sulle casta, la fede, la setta, il colore, e garantiscano invece libertà e uguaglianza per le donne in modo che esse possano fiorire. Noi non possiamo avere successo se la metà del genere umano è tenuta indietro. Esortiamo le nostre sorelle di tutto il mondo a essere coraggiose, a sentire la forza che hanno dentro e a esprimere il loro pieno potenziale.

Cari fratelli e sorelle, vogliamo scuole e istruzione per il futuro luminoso di ogni bambino. Continueremo il nostro viaggio verso la nostra destinazione di pace e di educazione. Nessuno ci può fermare. Alzeremo la voce per i nostri diritti e la nostra voce porterà al cambiamento. Noi crediamo nella forza delle nostre parole. Le nostre parole possono cambiare il mondo, perché siamo tutti insieme, uniti per la causa dell’istruzione. E se vogliamo raggiungere il nostro obiettivo, cerchiamo di armarci con l’arma della conoscenza e di farci scudo con l’unità e la solidarietà.

Cari fratelli e sorelle, non dobbiamo dimenticare che milioni di persone soffrono la povertà e l’ingiustizia e l’ignoranza. Non dobbiamo dimenticare che milioni di bambini sono fuori dalle loro scuole. Non dobbiamo dimenticare che i nostri fratelli e sorelle sono in attesa di un luminoso futuro di pace.

Cerchiamo quindi di condurre una gloriosa lotta contro l’analfabetismo, la povertà e il terrorismo, dobbiamo imbracciare i libri e le penne, sono le armi più potenti. Un bambino, un insegnante, un libro e una penna possono cambiare il mondo. L’istruzione è l’unica soluzione. L’istruzione è la prima cosa. Grazie”.

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Malala e il nuovo anno scolastico

12 Settembre 2013 Commenti chiusi

Davvero è stato il modo migliore per iniziare il nuovo anno scolastico. Lo credo fermamente! 

(Questo articolo è tratto dal quotidiano “La Provincia” di Como di ieri, 11 settembre 2013)

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