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Archivio Aprile 2013

Juvenilia

19 Aprile 2013 Nessun commento

 

Mentre riordinavo l’archivio ho trovato questo mio racconto breve del 1975.

“Come tutti i giorni, come tutte le mattine, ero sceso alla fermata della filovia, sotto i portici, e attraversavo con calma la piazza. L’unico squarcio di cielo, che non mi era precluso dall’immensa mole del duomo e dalle case d’intorno, preludeva con il suo grigio diffuso ad un giorno di pioggia. E già qualche goccia, insistente e noiosa, cadeva, e scolpiva di nuovo come sempre il mio silenzio.

Tu mi camminavi davanti.

Qua e là, vicino ai lampioni, gli spazzini ammucchiavano i coriandoli e le stelle filanti, persino un cappello di cowboy: frammenti di gioia dimenticati dai bambini. Ai lati delle strade i negozi avevano ancora le saracinesche abbassate, ma tra poco tutti avrebbero riaperto.

Era un giorno come tutti, una mattina come tutte, ma chi mi avrebbe più venduto una maschera rossa e blu per scherzare ancora un poco?

Era un giorno come tutti o forse, forse, non lo era più?

Chi mi camminava davanti?”

by anto

 

 

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il TAU francescano

2 Aprile 2013 Nessun commento

La simbologia del TAU ha radici molto antiche e “multietniche”. Il TAU francescano, rappresentato nell’immagine di questo articolo, ha però origini medioevali. San Francesco, nel periodo appena successivo alla conversione, frequentò la comunità religiosa che si ispirava a Sant’Antonio Abate, l’Eremita. La comunità si adoperava nell’assistenza dei lebbrosi e San Francesco collaborò assiduamente perché l’incontro con un lebbroso, nel quale riconobbe Gesù stesso, fu la causa della sua conversione. Nei lebbrosari della comunità il TAU era un vero e proprio amuleto contro la lebbra ed altre malattie della pelle: non va dimenticato che il bastone di Sant’Antonio Abate era raffigurato in forma di TAU.

Il simbolo del TAU, ultima lettera dell’alfabeto ebraico, trova un riferimento biblico nel libro di Ezechiele (9:4) dove il segno avrebbe il valore, ad un tempo, di protezione/salvezza e di fede/confessione. Ma l’originalità del testo è controversa: il TAU è presente nella Vulgata e nelle versioni cattoliche, non compare invece nell’edizione di Giovanni Diodati, che traduce direttamente dai testi più antichi (cfr. in questo blog il mio articolo: Artemisia, Galileo e Diodati: la rivoluzione copernicana, del 30 novembre 2011). In ogni caso il significato escatologico del TAU ebraico, nella letteratura cristiana, viene obnubilato dalla lettera greca “omega”. Dopo la morte di Gesù il baricentro del nascente cristianesimo si sposta nell’area culturale greco ellenistica. Tutti i più antichi testi cristiani sono in lingua greca, nella quale il TAU (o “la” TAU) è presente, approssimativamente con lo stesso valore fonetico di quello ebraico, ma non è l’ultima lettera dell’alfabeto. La posizione finale nell’alfabeto greco della lettera “omega” determina la sua simbologia escatologica. Infatti nella Apocalisse troviamo: Io son l’Alfa e l’Omega; il principio e la fine; il primo e l’ultimo(22:13. Diodati).

Ma è mia convinzione che a San Francesco tutto questo interessasse ben poco. Su di lui, credo, influirono tre elementi. Il primo, come ho detto, è il contesto della sua conversione dove il lebbroso/Gesù ebbe un ruolo determinante: San Francesco si dedica ai lebbrosi e accoglie il simbolo principale di quel mondo, il TAU, appunto. Il secondo è l’evidente somiglianza di quel simbolo con la Croce: in particolare i sui bracci aperti fanno pensare alle “braccia” spalancate, amorevoli e accoglienti del Salvatore. Terzo elemento è l’umile semplicità della forma (T) e della materia (legno) del TAU.

Il simbolo francescano è completato da una cordicella con tre nodi. I nodi rappresentano i consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza. La cordicella, da infilare al collo, simboleggia il giogo di Cristo: Venite a me, voi tutti che siete travagliati ed aggravati, ed io vi darò riposo. Togliete sopra voi il mio giogo, ed imparate da me ch’io son mansueto, ed umil di cuore; e voi troverete riposo alle anime vostre. Perciocchè il mio giogo è dolce, e il mio carico è leggiero” (Matteo, 11:28-30, Diodati).

En passant annoto che il termine “giogo”, nonostante la buona notizia di Gesù, col tempo ha assunto sempre più un connotato negativo. In realtà, e lo dico senza ironia, “giogo” e “coniuge/coniugale” sono parole con la medesima etimologia: derivano dalla radice indoeuropea “yug”, “unire”. Etimologicamente il “giogo” è uno strumento di unione: l’uomo l’ha caricato di fatica e sofferenza.

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