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Archivio Gennaio 2013

27 gennaio, la giornata della memoria scarsa

26 Gennaio 2013 Nessun commento

 

A Norimberga processarono, giustamente, i capi nazisti: i capi banda, insomma. Ma i mandanti di quei criminali dov’erano? Non certo sul banco degli imputati.

Dove erano gli industriali, i banchieri (qualcuno addirittura ebreo) che sostennero il regime nazista?

Sul banco degli imputati non c’era Winston Churchill, che vide di buon occhio e favorì i regimi nazi-fascisti in Europa.

Non c’era neppure Stalin che strinse un patto con Hitler per spartire la Polonia.

Non c’erano i capi delle chiese cristiane tedesche, cattolica e protestante, che lasciarono martirizzare molti dei propri figli nelle mani naziste.

Non c’erano gli intellettuali e i giornalisti che sostennero il regime oppure fecero finta di non capire.

Non c’erano i molti cittadini europei, non solo tedeschi, che videro e girarono la faccia dall’altra parte.

Norimberga ha tentato di lavare la coscienza occidentale sedicente cristiana e liberale, ma mi chiedo: non dovremmo tutti, senza esclusione alcuno, sentirci colpevoli delle troppe colpe di troppi nostri padri?

I molti politici ed intellettuali che oggi si sciacquano la bocca con grandi parole di condanna per gli orrori nazisti, come si sarebbero comportati all’ombra della svastica?

Dirò di più: io avrei scritto queste parole se i nazisti fossero al potere?

Temo la vigliaccheria del genere umano cui, purtroppo, appartengo.

L’anno scorso, nella ricorrenza del  27 gennaio scrissi: “il problema vero è l’indifferenza del comune buon senso: la follia nazista, come tutte le follie umane, ha la sua forza nell’acquiescenza delle persone cosiddette normali… di noi, insomma, che oggi ci indigniamo per gli orrori del passato, ma che accettiamo quelli del nostro tempo”.

Non posso che confermare.

 

 

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Walt Whitman, nel Lunario d’amore di oggi

2 Gennaio 2013 Nessun commento

 

Nel Lunario d’amore, antologia curata da Guido Davico Bonino, nelle edizioni Einaudi, il giorno 2 gennaio si incontra questa poesia tratta da Walt Whitman, Foglie d’erba, Einaudi:

 

Quanto a lungo ci lasciammo ingannare, noi due,

ora trasfigurati, evadiam rapidi come evade la Natura,

noi siamo la Natura, a lungo fummo assenti, ma ora torniamo,

diventiam piante, tronchi, foglie, radici, corteccia,

incastrati nella terra siamo rocce,

siamo querce, e cresciamo nelle radure, uno accanto all’altro,

bruchiamo, due della mandra selvatica, come ogni altro spontanei,

siamo due pesci che accosto nuotiamo nel mare,

siamo ciò che sono i fiori dell’acacia, e facciamo piovere aromi per i sentieri, sera e mattina,

così come siamo la volgare lordura di bestie, vegetali e minerali,

siamo due falchi predaci, voliamo in alto e guardiamo giù,

siamo due soli fulgenti, e siamo noi due che ci bilanciamo sferici e stellari, siamo come due comete,

erriamo zannuti e quadrupedi per i boschi, balziamo sulla preda,

siamo due nubi che, mattino e sera, veleggiano in alto,

siamo mari che si confondono, siamo due di quelle onde gioconde, che a vicenda si accavallano e                      [sprizzano,

siamo cosa è l’atmosfera, trasparente, ricettiva, pervia e impervia,

siamo neve, pioggia, freddo, tenebra, siamo ognuno il prodotto e l’influenza del globo,

abbiamo girato e girato finché siamo tornati a casa, noi due,

e abbiamo dato fondo a tutto, eccetto la libertà, a tutto, tranne la nostra gioia.

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