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Archivio Novembre 2011

Artemisia, Galileo e Diodati: la rivoluzione copernicana

30 Novembre 2011 Commenti chiusi

 

Il Seicento, trionfo del Barocco, è un secolo non molto amato dalla cultura italiana, nonostante l’intensa opera di “riabilitazione” sostenuta dallo storico della letteratura Giovanni Getto.

Nel Romanzo del Manzoni il secolo ha un ruolo protagonista ed è proprio il Manzoni a lasciarci nella mente l’immagine esemplare dell’intellettuale del tempo: Don Ferrante, con il suo “his fretus e la famosa biblioteca finita sui “muriccioli” (Cap. XXXVII).   

Eppure proprio nel Seicento hanno avuto la luce due capolavori che vanno ben oltre la fama di quel secolo: un trattato di alta divulgazione scientifica ed un’opera di alta divulgazione religiosa. I due capolavori, dunque, appartengono a mondi in apparenza lontani o, almeno, diversi, ma furono entrambi perseguitati dalla chiesa cattolica.

Parlo del Dialogo sopra i due massimi sistemi di Galileo Galilei (Pisa, 1564 – Arcetri, 1642) e della Bibbia tradotta in lingua italiana da Giovanni Diodati (Ginevra, 1576 –1649). Entrambe le opere sono espressione di un modo nuovo di “pensare”.

Il Dialogo sopra i due massimi sistemi fu composto tra il 1624 e il 1630 e ottenne l’imprimatur nel 1632, ma in seguito fu inserito nell’indice dei libri proibiti. Ha la forma classica del dialogo filosofico ed ha l’intento di confutare la concezione tolemaica – aristotelica. È un’opera filosofica dove Galileo espone la propria teoria della conoscenza. È un capolavoro perché raggiunge un livello notevole di semplicità divulgativa. Fu messo all’indice, credo, non solo perché contestava un sistema approvato dalla chiesa, ma anche perché tentava di ampliare e diffondere la conoscenza e la cultura: un pericolo mortale, in ogni epoca, per tutte le forme di potere. Com’è noto Galileo fu costretto ad abiurare e così poté continuare a pensare e a studiare.

Bertolt Brecht si interessò con grande intelligenza a questa vicenda nel dramma teatrale Vita di Galileo, dove lo scienziato diventa l’esempio dell’intellettuale critico che, in conflitto con il Potere, sceglie non l’eroismo del martire ma l’eroismo dello scienziato innamorato delle proprie idee. Brecht nella scena XIII fa dire ad un personaggio (Andrea, discepolo di Galileo, in preda al disgusto per la scelta, che ritiene vile, del Maestro): “Sventurata la terra che non ha eroi!”, cui lo scienziato risponde, praticamente inascoltato: “No. Sventurata la terra che ha bisogno di eroi.”

Com’è noto la chiesa cattolica si opponeva alla teoria copernicana per logiche di potere: declassare la Terra da centro dell’universo ad elemento secondario del sistema solare significava ammettere che la sede papale, pur essa, non era più al centro dell’universo con i cieli paradisiaci rotanti intorno. La chiesa difendeva la visione tolemaica basandosi, pedestremente, soprattutto sulla lettera di un passo biblico:

Allora Giosuè parlò al Signore nel giorno che il Signore diede gli Amorrei in man de’ figliuoli d’Israele, e disse in presenza d’Israele: Sole, fermati in Gabaon: e tu, luna, nella valle d’Aialon. E il sole si fermò e la luna si arrestò, finchè il popolo si fu vendicato de’ suoi nemici. Questo non è egli scritto nel Libro del Diritto? Il sole adunque si arrestò in mezzo del cielo, e non si affrettò a tramontare, per lo spazio d’intorno ad un giorno intiero. E giammai, nè avanti nè poi, non è stato giorno simile a quello, avendo il Signore esaudita la voce d’un uomo; perciocchè il Signore combatteva per Israele. (Giosuè 10,12-14)

La chiesa argomentava: se la Bibbia sostiene, senza ombra di dubbio, che il Sole si è fermato, significa che l’astro gira intorno alla Terra. Pertanto è eretico chi afferma il contrario.

Ho citato a proposito il passo della Bibbia nella traduzione di Giovanni Diodati, per introdurre questo altro capolavoro del nostro Seicento.

Giovanni Diodati, di origine lucchese, fa parte della diaspora del protestantesimo italiano che trovò nella Ginevra calvinista la propria seconda patria.

Non mi soffermo ora sulla storia delle traduzioni delle Scritture, ma devo segnalare che la Bibbia di Diodati è la prima traduzione completa in italiano dai testi originali (dove “originali” significa “più antichi”, poiché, ovviamente, non esiste una versione originale delle Scritture). Prima della Diodati, pubblicata nel 1607, non esistevano traduzioni complete filologicamente corrette. Molti episodi delle Scritture erano conosciuti solo per mezzo della cosiddetta “Bibbia del popolo”, ossia la ricchissima tradizione iconografica ispirata dalle Scritture stesse (ad esempio: la copertina di questo articolo, Giuditta che decapita Oloferne, di Artemisia Gentileschi).

Successivamente alla Diodati, tra il 1769 e il 1781, uscirà un’edizione cattolica della Bibbia curata da Antonio Martini, ma si tratta di una versione in italiano della Vulgata e non dei testi cosiddetti originali.

E’ significativo che la prima traduzione in italiano sia opera di un cristiano protestante. Passeranno secoli e occorrerà giungere al Concilio Vaticano II, a metà del Novecento, prima che la chiesa cattolica si impegni nella diffusione delle Scritture. Al contrario il mondo protestante, fortemente teso alle origini della parola biblica, si impegna fin dall’inizio a diffondere la conoscenza delle Scritture tra il popolo: non è un caso che, nei paesi protestanti, l’alfabetizzazione ha come strumento ed obiettivo proprio la lettura della Bibbia.

La traduzione di Diodati non è importante solo perché è filologicamente corretta e neppure solo perché ha un’alta valenza religiosa. La sua importanza, come già accennavo, sta anche nella sua valenza letteraria: emerge nettamente dal panorama letterario del Seicento per la cifra stilistica e la lingua ricca e fluida. Ovviamente la Diodati durante i secoli successivi è stata rivista e aggiornata con le forme stilistiche che mutano con il passare del tempo, ma l’edizione primitiva è ancora pubblicata e facilmente reperibile. Nel 1998 ha fatto il suo ingresso nella prestigiosa collana “I Meridiani” di Mondadori.

La Diodati ha un legame con la mia famiglia. Fin da bambino ricordo che tra le “cose” vecchie di mio padre vi era un grosso volume senza copertina e con i bordi pagina bruciati. Me ne interessai durante la maturità e scoprii che era una copia ottocentesca della Diodati. Nel 1993 ne curai il restauro e la rilegatura e vi inserii un foglio con questo mio testo:

Non conosco la storia di questa copia della “Diodati”.

Su di essa sono evidenti le tracce di un incendio. Potrebbe essere sfuggita ad un tentativo deliberato di persecuzione, oppure ad un semplice incidente domestico.

Certo è che si presentava in uno stato di pessima conservazione fin da quando ho memoria di ricordarla tra i molti libri di ignota provenienza posseduti dalla mia famiglia: senza copertina e frontespizio, priva di circa un terzo delle pagine, con evidenti segni di bruciature, ma anche di umidità subita senza alcuna protezione.

Un libro sfortunato, dunque, o, al contrario, fin troppo fortunato se, in qualche modo, è sopravvissuto all’incuria e alle offese: per chi ha fede, anche questo, può essere un segno.

Oggi, dopo molti anni, ho sentito la necessità di ridargli una parte della vita che ebbe.

Concludo queste pagine dedicate ad alcuni aspetti del Seicento spiegando perché ho utilizzato come copertina un’opera di Artemisia.

Artemisia Gentileschi, (Roma, 1593 – Napoli, 1653), pittrice influenzata dal Caravaggio, fu vittima di uno stupro, di cui sono noti gli atti processuali. La sua vita e la sua determinazione sia in campo artistico sia nella difesa dei diritti negati dalla cultura dominante fanno di lei un’antesignana dell’emancipazione femminile. L’opera in copertina, Giuditta che decapita Oloferne, può essere letta in chiave psicanalitica come violenta rivalsa contro il grave sopruso subito, ma è anche un inno alla capacità femminile di vincere l’arroganza del potere maschile. Artemisia ha ispirato un romanzo di Anna Banti, intitolato, appunto, Artemisia (1947): credo che nessuno abbia meglio esplorato ed illustrato la personalità della pittrice.

Come a Galileo e a Diodati anche ad Artemisia la cultura dominante risultava molto stretta. In un certo senso sono tutti e tre artefici di una poderosa rivoluzione copernicana non ancora conclusa.          

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adamantino era il sogno

26 Novembre 2011 Commenti chiusi

adamantino era il sogno

e felice il nostro esercito

e mille e più di mille i chiodi

per la nostra memoria

 

varcammo il guado sicuri

al suono delle nostre canzoni

contro la nebbia dell’alba

 

poi la notte calò all’improvviso

senza squilli di tromba

 

e incanutimmo nel sonno

 

sognando la morte

 

(novembre 2007)

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anniversario della vittoria

4 Novembre 2011 Commenti chiusi

“Mi chiedo – benché a Marte la sua gloria

non voglia togliere – se qualche frottola

propinataci a scuola come storia

valga, in corpo ad un uomo, una pallottola.

Vorrei veder la sedia gestatoria

presso Fossalta al Piave, su una viottola

che va a un ossario in cui l’uman cascame

cascò per ferro, fuoco, piombo e fame.”

tratto da: Giuliano Dego, La storia in rima, London University Press

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