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Archivio Luglio 2011

Il tema della “famiglia” tra Ottocento e Novecento

13 Luglio 2011 2 commenti

Pubblico con molto piacere il lavoro conclusivo presentato da mia figlia Irene alla commissione degli Esami di Stato per il conseguimento della maturità scientifica. A mio avviso è un lavoro sintetico, ma anche originale. Non è sicuramente “copiato” da internet.

Irene Sampietro

 Il tema della “famiglia”  tra Ottocento e Novecento

 

STORIA

Dalla famiglia contadina allargata alla famiglia operaia nucleare

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Nella seconda metà dell’Ottocento, in particolare in Occidente, si assiste ad un notevole incremento demografico. L’aumento non è dovuto ad una maggiore natalità, che dalla seconda metà dell’Ottocento in poi tende a diminuire, ma dalla drastica riduzione della mortalità dovuta al generale miglioramento delle condizioni di vita (migliore alimentazione, progresso in campo igienico-sanitario). Le cause di questa rivoluzione demografica sono da cercare anche e soprattutto nella mutazione del concetto stesso di “famiglia”. Già alla fine del Settecento e agli inizi dell’Ottocento le famiglie contadine tendevano a ridurre il numero dei figli poiché l’agricoltura si era sempre più trasformata nella forma di azienda capitalistica che utilizzava il lavoro bracciantile. In questa realtà economica, dove il capofamiglia aveva un salario molto basso, le famiglie non potevano garantire ad una prole numerosa una vita sostenibile. La famiglia, da unità produttiva in cui il numero elevato dei figli serviva alla produzione del reddito, era  diventata un’ unità di consumo in cui i figli finivano con essere solo bocche da sfamare. Questa trasformazione è intensificata dal fenomeno dell’urbanizzazione prodotto dalla rivoluzione industriale. In questo nuovo contesto la famiglia allargata contadina non ha più ragione d’essere: la famiglia operaia diventa “nucleare”, cioè costituita dalla coppia dei genitori con i loro pochi figli. L’incremento del lavoro femminile in fabbrica è un’ulteriore causa della riduzione del numero dei figli. La donna che lavora ha meno tempo per la prole e non può fruire neppure degli aiuti che la famiglia allargata contadina offriva. Col tempo questa realtà porterà anche al ridimensionamento del primato maschile nella famiglia.

 

La Famiglia Borghese 

 

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La famiglia nucleare ha un’ulteriore espansione grazie all’affermazione dei ceti medi borghesi. Si afferma, infatti, una nuova concezione della vita coniugale, in parte dovuta anche al livello non eccessivamente elevato della situazione reddituale. La famiglia borghese necessita di contenere le nascite per consentire ai genitori di offrire ai figli il benessere e addirittura di incrementarlo. Questa necessità determina l’importanza della continenza sessuale e della programmazione della prole. La famiglia borghese tende anche a modificare le caratteristiche del suo stesso fondamento: il matrimonio. Finora il matrimonio si era sempre basato su scelte d’interesse, ma ora la famiglia nucleare tende ad assumere sempre più i connotati di un rapporto di amore: da una parte l’amore dei coniugi fra loro (che pertanto scelgono di unirsi non solo per questioni d’interesse) dall’altro l’amore dei genitori verso i figli. Nella famiglia borghese la figura del bambino comincia ad avere un connotato affettivo preciso: non è più né una forza lavoro né una bocca da sfamare ma lo scopo stesso dell’unione coniugale, in particolare l’oggetto destinatario delle cure paterne e materne; di conseguenza l’aumento delle attenzioni e delle cure per i figli comporta una certa riduzione della mortalità infantile.

La realtà nucleare della famiglia borghese crea anche una nuova morale. Il matrimonio borghese richiede delle regole abbastanza coercitive nei confronti della vita sessuale: è inevitabile che in questo contesto l’attività sessuale extraconiugale, prima ampliamente diffusa specie nella società rurale, assume un carattere assolutamente detestabile e addirittura giuridicamente perseguito (adulterio). Ciò non toglie che proprio in questo periodo storico viene in qualche modo regolamentata e legalizzata la prostituzione. Una sorta di doppia morale borghese da una parte afferma una vita coniugale castigata, dove la donna moglie-madre è simbolicamente considerata l’“angelo del focolare”, dall’altra consente all’uomo di soddisfare i propri istinti senza cadere nell’adulterio formale.

 

Il Fascismo: politiche demografiche

 

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La rivoluzione che la famiglia subì, tra Ottocento e Novecento, nell’Occidente, riguardò ovviamente anche l’Italia. Anche qui, infatti, la trasformazione della società da rurale ad industriale provocò, in particolare nell’Italia settentrionale, la riduzione del numero dei figli nella nuova realtà della famiglia borghese. Laddove era ancora dominante la realtà rurale, il sovrannumero di individui determinò il fenomeno dell’emigrazione, specie verso gli Stati Uniti.

Fin dal 1925 Mussolini diede grande importanza alla politica demografica, al punto da  farne un elemento basilare dell’ideologia fascista. Inizialmente l’interesse verso il problema demografico si riferiva soprattutto alla crisi determinata dalle limitazioni poste dagli Stati Uniti nei confronti degli immigrati. Sarà proprio il fallimento dei tentativi di Mussolini di riaprire la valvola di sfogo verso gli Stati Uniti ad indurre il regime fascista ad adottare una nuova politica demografica: il numero degli abitanti diventa un fattore di potenza e quindi viene favorito dalla legislazione. Il dato che sembrava ormai acquisito di una famiglia borghese nucleare, con un numero limitato di figli, viene sovvertito da una legislazione che vuole a tutti i costi incrementare la natalità. Vengono concessi sostegni finanziari a chi si sposa e si penalizza il celibato, si premiano le famiglie numerose con più di sette figli. La demografia assume un significato e un’importanza politica. L’imperialismo fascista vede nell’espansione coloniale lo sbocco inevitabile del proprio incremento demografico. 

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fonte: censimenti della popolazione italiana dopo l’unità

 

DIRITTO ED ECONOMIA

 La famiglia nel diritto italiano e nell’economia nel secondo dopoguerra

 

La Costituzione della Repubblica Italiana, legge fondamentale dello Stato, in vigore dal 1948

 A differenza dello Statuto del Regno d’Italia, la Costituzione repubblicana dedica alla famiglia alcuni articoli importanti:

Parte I: Diritti e doveri dei cittadini; Titolo II: Rapporti Etico-Sociali

Art. 29. La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

Art. 30. È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio. Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti. La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima. La legge detta le norme e i limiti per la ricerca della paternità.

Art. 31. La Repubblica agevola con misure economiche e altre provvidenze la formazione della famiglia e l’adempimento dei compiti relativi, con particolare riguardo alle famiglie numerose. Protegge la maternità, l’infanzia e la gioventù, favorendo gli istituti necessari a tale scopo.

La Repubblica, dunque,  riconosce i diritti della famiglia come società naturale basata sul matrimonio. La famiglia nasce da una esigenza naturale dell’uomo di stabilire una comunità di affetti. Lo Stato repubblicano, con la Costituzione, riconosce il ruolo fondamentale della famiglia e, pertanto, la tutela con una complessa normativa definita stato sociale.

La riforma del diritto di famiglia del 1975

La legge 151 del 19 maggio 1975 modifica molte norme del codice civile precedente che erano palesemente anticostituzionali. Fu preceduta da alcune fondamentali innovazioni, tra cui l’introduzione del divorzio con la legge 898 del 1970, poi sottoposta a referendum il cui esito confermò la legge stessa. Le principali innovazioni introdotte riguardano soprattutto la tutela della parità tra i coniugi, laddove le norme precedenti assegnavano un ruolo dominante al padre capofamiglia, e l’introduzione del regime di comunione dei beni per garantire l’effettiva parità dei coniugi ai quali è consentita, tuttavia, la possibilità di derogare congiuntamente alla norma.

La famiglia da un punto di vista economico

Come abbiamo visto la Costituzione stabilisce nell’art. 31 che “La Repubblica agevola con misure economiche” la formazione della famiglia, cercando di proteggere “la maternità, l’infanzia e la gioventù”. Si tratta di uno dei compiti principali dello stato sociale che, mediante una complessa normativa, interviene per agevolare la vita familiare offrendo alle famiglie servizi e sostegno: pensiamo soprattutto all’assistenza della lavoratrice madre e dell’infanzia, all’assistenza sanitaria pubblica, all’istruzione. Negli ultimi anni i gravi problemi di bilancio hanno obbligato lo Stato a ridurre la spesa anche in questo settore.

La famiglia, da un punto di vista strettamente economico, è formata da consumatori, che, tuttavia, per poter consumare, cioè acquistare beni, si procurano un reddito offrendo sul mercato la propria attività lavorativa. Poiché la famiglia consuma, determina l’offerta del mercato che, a sua volta tramite la pubblicità palese o occulta, influenza i consumi della famiglia.

L’offerta di beni finali delle imprese e la domanda di beni finali delle famiglie confluiscono nel mercato dei beni finali, mentre la domanda di fattori produttivi delle imprese e l’offerta di fattori produttivi delle famiglie confluiscono nel mercato dei fattori produttivi. Le famiglie consumano beni finali, che possono acquistare solo se dispongono dei redditi ottenuti dalle imprese in cambio dei fattori produttivi offerti (nell’esempio, il salario è il reddito percepito dalla vendita del fattore produttivo lavoro).

Non possiamo considerare la famiglia come un operatore economico omogeneo, perché nella realtà è costituita da un insieme di individui che seguono modelli di comportamento assai diversi e, pertanto,  ogni famiglia consuma in modo diverso: i fattori di diversificazione sono molti e non riguardano solo il reddito, ma anche la situazione culturale, la dislocazione geografica, l’età dei componenti.

Esiste per ogni famiglia un livello minimo di consumo, il cosiddetto consumo di sussistenza, che c’è anche in assenza di reddito. Questo consumo di sussistenza, per quanto riguarda i beni primari (cibo, indumenti, medicinali), può essere garantito dall’assistenza sociale dello stato o da associazioni di volontari. Diversamente la famiglia, in mancanza di reddito sufficiente, ricorre all’indebitamento, e questo accade anche per beni non strettamente primari: si pensi agli acquisti finanziati da prestiti. 

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 FILOSOFIA

 La famiglia nel pensiero filosofico di Friedrich Hegel (1770-1831)

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Cenni biografici

George Wilhelm Friedrich Hegel nacque a Stoccarda nel 1770, entrò nel seminario protestante di Tubinga nel 1788. Si occupò di studi storici e teologici fino agli inizi del 1800. Nel 1801 si trasferì a Jena, dove diede vita al Giornale critico della filosofia. Nel 1807 pubblicò la Fenomenologia dello Spirito. Nel 1808 si trasferì a Norimberga come preside del Liceo e, negli anni 1812-1816, pubblicò la Scienza della logica. Dal 1816 insegnò presso l’Università di Heidelberg e l’anno successivo uscì la sua opera più sistematica: l’Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio.  Fu poi chiamato all’Università di Berlino e nel 1821 pubblicò l’ultima sua grande opera: Lineamenti di filosofia del diritto. Morì a Berlino nel 1831.

Filosofia del diritto: lo Spirito oggettivo

La filosofia hegeliana del diritto è esposta prima nell’ Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, del 1817, e poi nell’opera ad essa specificatamente dedicata, Lineamenti di filosofia del diritto, del 1821.

Si divide in tre parti: diritto astratto, moralità, eticità

In questa triade l’eticità è concepita come sintesi tra il diritto astratto (insieme di norme esterne imposte all’individuo) e la moralità (scelta volontaria di subordinazione al dovere, priva, però, di contenuto concreto). L’eticità è, pertanto, la conciliazione tra diritto astratto e moralità, determinando nell’individuo l’interiorizzazione delle norme non più considerate obbligo imposto dall’esterno.

La triade dell’eticità

Nella triade dell’eticità, lo spirito oggettivo delinea le proprie forme istituzionali: famiglia, società civile, stato, che sono strutture istituzionali esteriormente percepibili. Lo spirito, in questa triade, si concretizza in un’esistenza obiettiva: appare evidente, ora, come il diritto astratto e la moralità abbiano un valore preparatorio di una costruzione ricca e complessa. Hegel nella triade dell’eticità realizza pienamente una struttura architettonica organica.

“Anche sotto il profilo logico, l’eticità offre una triade dialettica esemplare. Il consueto ritmo triadico di immediatezza, estraniazione, superamento è più chiaro che altrove, ed è qui limpidamente esemplificato” (Marini, Libertà soggettiva e libertà oggettiva nella Filosofia del diritto hegeliana, Morano, 1978, pag. 108).

La famiglia

Hegel insiste sui caratteri di immediatezza sentimentale, di naturalità, di compattezza e unitarietà della famiglia. Nell’ambito della triade dell’eticità, la famiglia ha attratto su di sé meno attenzione rispetto alla trattazione della società civile e dello stato. Tuttavia questa parte rivela motivi profondi della riflessione hegeliana fin dal periodo di Jena. La famiglia, primo anello organico dell’eticità, si spezza con la nascita della  società civile, ma rimane col suo valore di archetipo etico. Infatti la società civile tende a strutturarsi come “seconda famiglia”. La famiglia ha nel Cristianesimo le sue basi ed è quindi rigorosamente monogamica; si fonda  sulla libera scelta matrimoniale dell’individuo, sull’amore e sul rispetto per i figli. Anche la proprietà è un elemento importante della famiglia.

a) Il matrimonio

Il matrimonio è il momento fondante della famiglia: per Hegel questo momento non può essere un semplice contratto civile, ma non può essere nemmeno un atto d’amore determinato solo da passioni e sentimenti in balia, quindi, dei capricci degli istinti. Al contrario la famiglia è una condizione fondata sul diritto. Hegel in questo mostra bene il suo essere antiromantico. Uno studente di Hegel trascrisse questa affermazione che il filosofo pronunciò in un corso tenuto nel 1817-18: “Il matrimonio è l’unione formale di due persone di sesso diverso, portata a pubblica conoscenza e così trasformata in rapporto giuridico verso altri, al fine di formare una sola persona nell’amore e nella fiducia” (Horst Halthaus, Vita di Hegel. Gli anni eroici della filosofia, Laterza, 1993, pag. 307). Per Hegel, dunque, la diversità naturale dei sessi si compensa nella razionalità del matrimonio: in altre parole la famiglia, con il matrimonio, “conferisce sostanza etica all’unione dei sessi” (Dal Pra, Sommario di storia della filosofia, La Nuova Italia, vol III, 1977, pag. 61). La conseguenza inevitabile è la strenua difesa del matrimonio: non sono i coniugi a sciogliere il vincolo etico del matrimonio, che, appunto non è un capriccio passionale, bensì una terza autorità etica. Solo lo stato, dopo aver constatato che tra i coniugi è insorta una “estraniazione totale”, può pronunciare lo scioglimento del vincolo matrimoniale.

b) La proprietà

La proprietà è della famiglia in quanto gli individui legati in matrimonio sono un’ unica persona. Perciò assume un interesse etico.

c) I figli

I figli, per Hegel, hanno due nascite: la prima è l’evento naturale dovuto alla generazione da parte dei coniugi uniti nel matrimonio, la seconda è l’educazione impartita ai figli che fa di loro persone autonome. La famiglia forma i figli in modo che diventino esseri per sé, lascino la famiglia originaria e siano pronti a formarne una nuova.

Citazioni tratte da:

Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, parte III, Lo Spirito oggettivo, C) Eticità, a) Famiglia

§ 519: La differenza naturale dei sessi appare altresì come una differenza della determinazione intellettuale ed etica. Queste personalità si congiungono, secondo la loro individualità esclusiva, in una sola persona; e l’intimità soggettiva, determinata come unità sostanziale, fa di questa riunione una relazione etica: il matrimonio. L’intimità sostanziale fa del matrimonio un legame indiviso delle persone e quindi matrimonio monogamico. L’unione corporale è conseguenza del legame eticamente annodato. La conseguenza ulteriore è la comunanza degli interessi personali e particolari.

§ 520: La proprietà della famiglia, come di un’unica persona, – mediante la comunione nella quale stanno rispetto alla proprietà i diversi individui che compongono la famiglia, – acquista un interesse etico; e così anche l’industria, il lavoro e la previdenza.

§ 521: L’eticità, collegata con la generazione naturale dei figli, – e che era stata posta come primaria nello stringere il matrimonio, – si realizza nella seconda nascita dei figli, nella nascita spirituale- cioè nell’educazione di essi a persone autonome.  

§522: Mediante codesta autonomia i figli escono dalla vita concreta della famiglia cui originariamente appartengono: diventano esseri per sé, destinati per altro a fondare una nuova famiglia reale. Il matrimonio si scioglie essenzialmente in forza del momento naturale, che è la morte dei coniugi.

Hegel, Lineamenti di filosofia del Diritto, parte III, sezione I

§ 177: Lo scioglimento etico della famiglia consiste in ciò: che i figli, educati a personalità libere sono riconosciuti, nell’età maggiore, come persone di diritto e capaci, in parte, di avere una particolare proprietà libera, in parte, di fondare famiglie proprie, – i figli come capi e le figlie come mogli – ; una famiglia, in cui essi ormai, hanno la loro destinazione sostanziale, di fronte alla quale, la loro famiglia originaria è retrocessa come soltanto base prima e come punto di partenza (…).

 

 STORIA DELL’ARTE

 Edgar Degas, Le portrait de la famille Bellelli

 

Edgar Hilaire Germaine de Gas, detto Degas, (1834-1917) nasce a Parigi in una ricca e nobile famiglia che gli consente una vita agiata e tranquilla.

Il padre, ricco e colto banchiere di origine napoletana, favorisce i suoi studi di belle arti. Degas si forma in ambiente accademico e il suo principale punto di riferimento è rappresentato all’inizio da Ingres, del quale ammira particolarmente la purezza del disegno. Dopo l’incontro con Manet nel 1861, con il quale sarà legato per tutta la vita da un’amicizia intensa, frequentò gli impressionisti. Tuttavia difese sempre la propria indipendenza scegliendo temi a lui più congeniali: ritratti (Duranty, 1879), ballerine (La lezione di ballo, 1873-1875), corse di cavalli, nudi femminili (La tinozza, 1886), ambienti popolari. La sua novità consiste nella resa, ottenuta con nuovi tagli compositivi (prospettive oblique, angolazioni dall’alto verso il basso) che derivano dal suo forte interesse per una nuova arte: la fotografia.

La famiglia Bellelli

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La famiglia Bellelli è un dipinto a olio su tela, che Degas realizza tra il 1858 ed il 1869. L’ideazione e la prima elaborazione risalgono al soggiorno giovanile in Italia, ma verrà completata nel corso di circa dieci anni. In quest’opera il pittore ritrae la famiglia della zia paterna, Laure de Gas, moglie di un patriota napoletano, Gennaro Bellelli, in esilio a Firenze.  Degas dedica molti anni a questo dipinto, partendo da un impianto accademico, dovuto ai suoi studi, per approdare ad un risultato che preannuncia la forma impressionistica. L’elemento innovativo in questa composizione è sicuramente la volontà di non rappresentare una famiglia unita. La scena è percorsa da una grande tensione interna ed esprime la situazione di forte conflitto che divideva i due coniugi: la parte sinistra del quadro è occupata dalla zia del pittore, in lutto per la recente morte a Napoli del padre, che sembra quasi attirare a sé le due figlie e guarda lontano con espressione severa ed amareggiata. La figlia maggiore seria e in “posa” sembra perfettamente consapevole della situazione, mentre la figlia minore, con la sua posizione scanzonata, ed inusuale, appare come un motivo di contrasto con l’atmosfera pesante. Il marito, distaccato e quasi di spalle, è seduto nella parte destra. Nel ritratto vi sono altri elementi interessanti: il ritratto in sanguigna del padre della zia alle spalle della stessa, lo specchio nello sfondo che introduce nel ritratto dettagli dell’ambiente; dettaglio curioso il cagnolino in basso a destra “tagliato” dalla cornice. Sono tutti elementi “fotografici” che prefigurano gli interessi che il pittore svilupperà negli anni seguenti.

Mi sembra utile per capire ed inquadrare meglio questo dipinto citare alcune affermazioni di Giulio Carlo Argan:

Degas ha fatto parte del gruppo di punta degli impressionisti, benché la sua ricerca divergesse dalla loro (…). All’impressionismo di Monet o di Renoir oppone un’obbiezione di fondo: la sensazione giusta è un fatto, prima che visivo, mentale, non può esserci un nuovo modo di vedere senza un nuovo modo di pensare.(…)

Il disegno di Degas è gesto rapido, prensile, risolutivo, che ghermisce qualcosa del reale e se ne appropria. (…)

Lo spazio di Degas, benché sia uno spazio assolutamente concreto, esistenziale, non è “naturale” (non amava dipingere paesaggi) ma psicologico e sociale: di qui il suo interesse estremamente acuto per il mondo presente, non-storico.

Citato da: Giulio Carlo Argan, L’arte moderna, Sansoni, pagg. 129-130.

 

ITALIANO

 Una visione “infantile” del rapporto famigliare:  il “nido” di Pascoli

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Pascoli nasce il 31 dicembre 1855 a San Mauro di Romagna (Forlì) e muore di cancro il 6 aprile 1912 a Bologna, ma viene sepolto a Castelvecchio, dove viveva con la sorella. Ha una fanciullezza serena fino al 1867 quando suo padre viene assassinato in circostanze misteriose. Nel 1879 trascorre qualche mese in carcere per le sue idee rivoluzionarie; a seguito di questo momento si spinge all’esaltazione della nazione. Si laurea in lettere classiche nel 1882 con la tesi su Alceo.  Nel 1885 entrano in scena le due sorelle (Ida e Maria), con le quali ha un rapporto molto morboso perché sono le uniche superstiti dell’originario nucleo familiare. Quando Ida evidenzia la volontà di sposarsi, Pascoli è molto amareggiato perché vede nel matrimonio un’altra dissoluzione del nucleo familiare; egli stesso rinuncia a sposarsi con una sua lontana cugina poiché Maria si oppone. Nel 1895 si trasferisce con Maria a Castelvecchio di Barca, luogo di serenità per lui; nel 1897 ottiene il primo incarico come insegnante di Letteratura Latina all’Università di Messina; nel 1893 ha la cattedra di Grammatica Greca presso l’Università di Pisa e infine nel 1905 sostituisce Carducci all’Università di Bologna, dove insegna Letteratura Latina.

Le sue opere possono essere suddivise in quattro categorie differenti: poesia italiana (1891 Myricae; 1897 I poemetti; 1907 I canti di Castelvecchio, 1904 Poemi conviviali; 1911 Poemi italici); poesia latina; prosa: Il Fanciullino; antologie scolastiche.

Il Fanciullino

Pascoli ama la semplicità, l’autenticità, la gioia di poter far partecipi i lettori dei sentimenti del poeta. Pascoli è considerato dalla critica un poeta nuovo, il poeta della purità sensitiva. Nel “Fanciullino” troviamo il programma dell’arte poetica pascoliana ed è una guida preziosa per capirne la sua poesia. Pascoli si fa singolare autore di poesie legatissime al senso del mistero acuto, riconoscendosi ancor più legato alle vicende dell’infanzia come condizioni subliminali di vita.

Ha una disposizione fanciullesca, primitiva, che diventa a sua volta una “maniera” e si mostra in un compiaciuto gioco di vezzi, di finti stupori, tremori e capricci infantili.

L’età maggiormente poetica è quella dell’infanzia, ma il poeta è colui che riesce a mantenere viva dentro di sé la voce del “fanciullino” e comunica con gli altri individui grazie al fanciullo che è sempre presente nei loro cuori.

Nella poesia “X Agosto” (tratta da: Myricae) troviamo molti degli elementi cari al poeta: il trauma per la morte violenta del padre, la tranquillità e l’ordine familiare distrutto raffigurato come un “nido”,  il fatto personale che assume un valore cosmico.

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Il 10 agosto è un anniversario doloroso nella vita del poeta. Il poeta all’inizio della poesia si rivolge a San Lorenzo, a segnare la trasposizione del dolore individuale, antico ma sempre cocente, in un dolore universale, ancora più antico, tanto grande quanto inevitabile. Il primo nucleo semantico prende avvio nella seconda strofa e si definisce nella terza: mentre tornava al nido dove l’aspettavano i suoi piccoli, una rondine è stata uccisa senza motivo, è caduta tra i rovi, con l’insetto che sarebbe stato il cibo dei suoi piccoli. La quarta e la quinta strofa propongono il secondo nucleo semantico: come la rondine, anche un uomo è stato ucciso mentre “tornava al suo nido” portando due bambole in dono alle figlie. L’ultima strofa chiude il componimento riprendendo la prima, l’immagine del cielo, lontano, “immortale”; la terra al contrario, con tutte le creature che la popolano, è solo un “atomo”, un granello dell’universo insignificante e “opaco” perché senza luce propria e perché dominato dal “Male” sul quale il cielo sembra piegarsi per piangere.

In questa poesia Pascoli prende spunto dal doloroso ricordo della morte del padre ma ne fa il simbolo del dolore universale e dell’ingiustizia che regolano la vita degli uomini, del male oscuro che li avvolge senza rimedio. Il Cielo piange ma resta lontano, le stelle non riescono a illuminare “quest’atomo opaco del Male”, tra la dimensione terrena e quella trascendente c’è una distanza incolmabile.

La famiglia intesa come “nido chiuso”

I temi e i simboli ricorrenti della produzione del poeta sono: il “nido” o la “casa”, la “culla”, la “siepe”, la “nebbia” che riportano a un mondo chiuso, ricco di affetti tranquilli, capace di dare un rifugio dal caos e dalla violenza del mondo esterno. Secondo Pascoli, la poesia risveglia il sentimento poetico che è in tutti e che fa sentire gli uomini fratelli, li porta a disprezzare la guerra e la violenza e li avvicina in un sentimento di amore reciproco. La poesia ha anche valore consolatorio: rende meno sgradevole l’esistenza e rende gli individui paghi della loro realtà.

La chiusura gelosa nel “nido” familiare e l’attaccamento morboso alle sorelle mostrano la fragilità della struttura psicologica del poeta (traumi infantili): Pascoli cerca nelle pareti del “nido” la protezione dal mondo esterno degli adulti, che gli sembra minaccioso e irto d’insidie. A esso si unisce il ricordo ossessivo dei suoi morti, le cui presenze aleggiano continuamente nel “nido”, riproponendo il passato di lutti e di dolori, inibendo al poeta ogni rapporto con la realtà esterna, ogni vita di relazione, che è vista come un tradimento verso i legami oscuri del “nido”. La vita amorosa ai suoi occhi ha un fascino torbido, è qualcosa di proibito e di misterioso, da contemplare da lontano, con palpiti e tremori. Le esigenze affettive del poeta sono, a livello conscio, interamente soddisfatte dal rapporto sublimato con le sorelle, che rivestono una funzione materna.

E’ evidente che la visione del Pascoli si discosta notevolmente dalla concezione di famiglia borghese del suo tempo. Nella normalità della vita la famiglia è costituita dai due coniugi che hanno deciso di unirsi in un’unica persona, con il matrimonio. In questo nucleo famigliare il nido esiste per dar vita a nuove persone che poi dovranno lasciare, sicure, il nido stesso.

Nella visione del Pascoli, invece, il “nido” è una realtà chiusa dove, venendo meno troppo presto la presenza dei genitori, altre figure si sostituiscono ai genitori stessi impedendo però una compiuta maturazione sentimentale e affettiva a chi in quel nido vive.

  

 

INGLESE

 Virginia Woolf (1882-1941)

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The crisis of the male role in the family: the female emancipation

 Virginia Woolf was born in London in 1882, the third child of Sir Leslie Stephen a distinguished Victorian literary critic and philosopher. She was brought up in a household crowded with people and devoted to intellectual efforts of all kinds. While her brothers went to university, she was educated at home, reading in her father’s biggest library, meeting many men of letters and learning Greek. After the deaths of her parents, she moved to Bloomsbury and this house became a centre of an important literary, artistic and philosophical group of writers known as the Bloomsbury Group. This group was decidedly anti-Victorian, unconventional in their ideas about life, society and art, sceptical about religion, moderately left-wing in politics. Her house in London became a centre for the famous Bloomsbury Group, a circle of refined, unconventional people which included artists, writers and philosophers. As a group they saw themselves as sharing common values which emphasised the importance of subjectivity, aesthetic enjoyment, personal ties of affection and intellectual honesty. They were hostile to the dominant social values of the period and also challenged conventional literary and artistic tastes. Throughout her life Virginia Woolf was interested in problems concerning the role of woman in society. As early as 1910 she was working as a volunteer in the movement of women’s suffrage and later she wrote some of her most inspired works on the subject of female emancipation. Unable to face the terror and destruction that surrounded her and obsessed by the fear of going permanently insane, she drowned herself in the River Ouse in Sussex on 28 March 1941.  Woolf’s use of time in her novels reflects her modernist ideas of plot, character and language. She prefers short meaningful time units: one day in Mrs Dalloway; two different days, ten years apart but linked through the characters’ consciousness, in to the Lighthouse; a few hours in Between the Acts. These short time units that relate to external events are however expanded almost beyond limits by what goes on within the characters’ mind, which can cover years ranging through past, present and future. This was described by Woolf in her essay Modern Fiction as the difference between time of the clock and time of the mind.

 bloomsbury_group_smallThe Bloomsbury Group

 

Bibliografia

 Storia

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Lepre Aurelio, La storia, Zanichelli, 2007, vol III

Diritto ed economia

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Dal Pra, Sommario di storia della filosofia, La Nuova Italia, vol III 1977

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Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche, Laterza, 1973

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Storia dell’Arte

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Bellony, Rewald, Il mondo perduto degli impressionisti, Fabbri, 1979

Argan, L’arte moderna 1770/1970, Sansoni, 1975

Italiano

Magri, Vittorini, Fare letteratura, Ed. Paravia, 2004, vol IIIA

Salinari, Miti e coscienza del decadentismo italiano, Feltrinelli, 1975

Branca, Galimberti, Civiltà letteraria d’Italia, Sansoni, 1972

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Inglese

De Luca, Ellis, Pace, Ranzoli, Books and Bookmarks, Ed. Loescher, 2003 vol II

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