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Viaggio nel Cantico dei cantici

15 Settembre 2009

 

"Io sono del mio amato

e il mio amato è mio"

 

 

Ho già parlato in altre occasioni (post 14 luglio e 19 agosto 2009)  del libro di Rosanna Virgili, Rosanna Fersini, Giusi Santagati, Eros… puro, amabile, dolce, Cittadella Editrice.

Il volume è diviso in tre sezioni. In questo post mi riferisco alla prima sezione, di Rosanna Virgili, dedicata al "Cantico dei cantici".

Il poema, com’è noto, trova posto tra i libri canonici della Bibbia ebraica (Antico Testamento per i cristiani). Per molto tempo le istituzioni religiose hanno tentato di superare l’imbarazzo nei confronti di questo poema, ad altissimo tasso erotico, rivestendolo di significati che gli sono palesemente estranei. Solo recentemente la critica esegetica più seria si è allontanata da certe ridicole perversioni mentali. Oggi anche autorevoli studiosi cattolici della Bibbia riconoscono che è un poema dell’amore tra una donna ed un uomo, e che, in quanto tale, è inserito nelle Sacre Scritture: un credente coerente, infatti, non dovrebbe mai ignorare che l’amore terreno è la più alta testimonianza dell’esistenza di Dio e del suo amore.

Superato questo primo scoglio, rimangono tuttavia le difficoltà nell’affrontare un testo complesso che trae ispirazione da più culture e che collega tra loro diversi componimenti originari. Per questo è particolarmente utile la guida di Rosanna Virgili che conduce il lettore passo passo con una critica quasi interlineare; così è possibile cogliere la ricchezza del Cantico.

Io avevo già letto, in precedenza, questo poema, ma è stato solo grazie a questo commento che ho colto due aspetti.

In primo luogo mi è apparso in tutta la sua evidenza un erotismo molto "diretto", sensuale e poco allusivo: una sorta di anatomia del corpo in amore con tutta la sua splendida e "divina" fisicità. Sottolineo il carattere "divino", perché un credente non può che riconoscere nella fisicità e sensualità del corpo in amore una volontà di Dio: se Dio non avesse voluto l’amore così, fisico e corporeo, tripudiante canto dei sensi, avrebbe sicuramente inventato un sistema diverso per diffondere la vita.

In secondo luogo ho percepito un erotismo evoluto e non maschilista (ma neppure femminista) dove l’amore non possiede, ma condivide. Un amore che è amplesso di anime e corpi, sentimento e sensi, profumo e bellezza, contatto e ascolto, reciproca intensa "degustazione". Il protagonista non è un uomo che trae piacere da una donna, e neppure il contrario, ma l’amore di due che diventano, per volontà reciproca, unica entità.

A chi fosse poi interessato ad una analisi di questo testo con gli strumenti della psicologia del profondo, suggerisco di leggere il capitolo "Il Cantico dei cantici dell’amore", nel libro di Eugen Drewermann, Parola che salva, parola che guarisce, Queriniana.  

 

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  1. anto
    19 Settembre 2009 a 23:35 | #1

    grazie Edva, il tuo commento arricchisce certamente questo post

  2. 19 Settembre 2009 a 23:13 | #2

    Questo libro poetico delle Scritture Ebraiche,esalta l’amore incrollabile di una sulamita (una contadinella di Sunem,o Sulem)per un pastore e…parla del vano tentativo del re Salomone di conquistare l’amore della ragazza.
    Ma non ci riesce…ed ecco le parole di lei:”io sono del mio amato e il mio amato è mio”.
    Nel testo ebraico le parole iniziali definiscono questo componimento poetico “il cantico dei cantici”,vale a dire un “cantico superlativo”,il più bello,il più eccellente.
    Davvero illustra la bellezza di un amore durevole e costante.
    L’ho letto tantissime volte direttamente dalla bibbia.

    Ciao Anto…complimenti per questo post!

    Un abbraccio…

    …Edva…**

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