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Archivio Marzo 2007

come te

30 Marzo 2007 4 commenti


morbida
pulita
un po’ selvatica

come te da sfiorare piano e con molta calma

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un tentativo

30 Marzo 2007 Nessun commento


Una desiderio di luce nella geometrica speranza di germoglio: primavera, un tentativo

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eppure non so pensare che a te (5)

28 Marzo 2007 4 commenti
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eppure non so pensare che a te (4)

28 Marzo 2007 2 commenti


Inviti superflui (quarta parte) – in: Dino Buzzati, Sessanta racconti, Mondadori

Vorrei pure – lasciami dire – vorrei con te sottobraccio attraversare le grandi vie della città in un tramonto di novembre, quando il cielo è di puro cristallo. Quando i fantasmi della vita corrono sopra le cupole e sfiorano la gente nera, in fondo alla fossa delle strade, già colme di inquietudini. Quando memorie di età beate e nuovi presagi passano sopra la terra, lasciando dietro di sè una specie di musica. Con la candida superbia dei bambini guarderemo le facce degli altri, migliaia e migliaia, che a fiumi ci trascorrono accanto. Noi manderemo senza saperlo luce di gioia e tutti saran costretti a guardarci, non per invidia e malanimo; bensì sorridendo un poco, con sentimento di bontà, per via della sera che guarisce le debolezze dell’uomo. Ma tu – lo capisco bene – invece di guardare il cielo di cristallo e gli aerei colonnati battuti dall’estremo sole, vorrai fermarti a guardare le vetrine, gli ori, le ricchezze, le sete, quelle cose meschine. E non ti accorgerai quindi dei fantasmi, né dei presentimenti che passano, né ti sentirai, come me, chiamata a sorte orgogliosa. Né udresti quella specie di musica, né capiresti perché la gente ci guardi con occhi buoni. Tu penseresti al tuo povero domani e inutilmente sopra di te le statue d’oro sulle guglie alzeranno le spade agli ultimi raggi. Ed io sarei solo.

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eppure non so pensare che a te (3)

27 Marzo 2007 Nessun commento


Inviti superflui (terza parte) – in: Dino Buzzati, Sessanta racconti, Mondadori

Vorrei anche andare con te d’estate in una valle solitaria, continuamente ridendo per le cose più semplici, ad esplorare i segreti dei boschi, delle strade bianche, di certe case abbandonate. Fermarci sul ponte di legno a guardare l’acqua che passa, ascoltare nei pali del telegrafo quella lunga storia senza fine che viene da un capo del mondo e chissà dove andrà mai. E strappare i fiori dei prati e qui, distesi sull’erba, nel silenzio del sole, contemplare gli abissi del cielo e le bianche nuvolette che passano e le cime delle montagne. Tu diresti “Che bello!”. Niente altro diresti perché noi saremmo felici; avendo il nostro corpo perduto il peso degli anni, le anime divenute fresche, come se fossero nate allora.

Ma tu – ora che ci penso – tu ti guarderesti attorno senza capire, ho paura, e ti fermeresti preoccupata a esaminare una calza, mi chiederesti un’altra sigaretta, impaziente di fare ritorno. E non diresti “Che bello!”, ma altre povere cose che a me non importano. Perché purtroppo sei fatta così. E non saremmo neppure per un istante felici.

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eppure non so pensare che a te (2)

26 Marzo 2007 1 commento


Inviti superflui (seconda parte) – in: Dino Buzzati, Sessanta racconti, Mondadori

Vorrei con te passeggiare, un giorno di primavera, col cielo di color grigio e ancora qualche vecchia foglia dell’anno prima trascinata per le strade dal vento, nei quartieri della periferia; e che fosse domenica. In tali contrade sorgono spesso pensieri malinconici e grandi; e in date ore vaga la poesia, congiungendo i cuori di quelli che si vogliono bene. Nascono inoltre speranze che non si sanno dire, favorite dagli orizzonti sterminati dietro le case, dai treni fuggenti, dalle nuvole del settentrione. Ci terremo semplicemente per mano e andremo con passo leggero, dicendo cose insensate, stupide e care. Fino a che si accenderanno i lampioni e dai casamenti squallidi usciranno le storie sinistre delle città, le avventure, i vagheggiati romanzi. E allora noi taceremo, sempre tenendoci per mano, poiché le anime si parleranno senza parola. Ma tu – adesso mi ricordo – mai mi dicesti cose insensate, stupide e care. Né puoi quindi amare quelle domeniche che dico, né l’anima tua sa parlare alla mia in silenzio, né riconosci all’ora giusta l’incantesimo delle città, né le speranze che scendono dal settentrione. Tu preferisci le luci, la folla, gli uomini che ti guardano, le vie dove dicono si possa incontrar la fortuna. Tu sei diversa da me e se venissi quel giorno a passeggiare, ti lamenteresti di essere stanca; solo questo e nient’altro.

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eppure non so pensare che a te

25 Marzo 2007 3 commenti


avrei potuto dare a questo post, e a quelli che seguiranno, il titolo del racconto di Buzzati che intendo proporre in alcune puntate. si tratta del racconto Inviti superflui tratto dalla raccolta Sessanta racconti (edizioni Mondadori). è un racconto che mi ha affascinato fin dalla mia adolescenza e che ho riletto più volte nei vari “passaggi” della mia vita. non ho mai smesso di amarlo, anche se preferisco come titolo la sua frase conclusiva: “Eppure non so pensare che a te, e mi piace dirti queste cose”.
non sempre è possibile condividere con le donne che accompagnano parte della nostra vita il mondo che abbiamo dentro, ma la segreta speranza è che qualche parola, talvolta, non sia detta invano…

Inviti superflui (prima parte)

Vorrei che tu venissi da me in una sera d’inverno e, stretti insieme dietro i vetri, guardando la solitudine delle strade buie e gelate, ricordassimo gli inverni delle favole, dove si visse insieme senza saperlo. Per gli stessi sentieri fatati passammo infatti tu ed io, con passi timidi, insieme andammo attraverso le foreste piene di lupi, e i medesimi genii ci spiavano dai ciuffi di muschio sospesi alle torri, tra svolazzare di corvi. Insieme, senza saperlo, di là forse guardammo entrambi verso la vita misteriosa, che ci aspettava. Ivi palpitarono in noi per la prima volta pazzi e teneri desideri. “Ti ricordi?” ci diremo l’un l’altro, stringendoci dolcemente, nella calda stanza, e tu mi sorriderai fiduciosa mentre fuori daran tetro suono le lamiere scosse dal vento. Ma tu – ora mi ricordo – non conosci le favole antiche dei re senza nome, degli orchi e dei giardini stregati. Mai passasti, rapita, sotto gli alberi magici che parlano con voce umana, né battesti mai alla porta del castello deserto, né camminasti nella notte verso il lume lontano lontano, né ti addormentasti sotto le stelle d’Oriente, cullata da piroga sacra. Dietro i vetri, nella sera d’inverno, probabilmente noi rimarremo muti, io perdendomi nelle favole morte, tu in altre cure a me ignote. Io chiederei “Ti ricordi?”, ma tu non ricorderesti.

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naufragi

24 Marzo 2007 Nessun commento

Maschera di Luca Canali, tratta da Il naufragio, Rizzoli

Prosegui la lettura…

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geometrie lacustri (3)

22 Marzo 2007 Nessun commento


ora la geometria si complica. in questo lago dove prevale l’inutilità liberty della belle époque, elegante quel tanto che basta per accontentare la meschinità borghese, mi piace immaginare, per contrasto, una geometria barocca
senza controriforma però

e con occhio ipersensibile

geometrie lacustri (2)

21 Marzo 2007 3 commenti


qui, invece, le geometrie del lago suggeriscono altro: esaltano le vibrazioni, lente, dell’acqua e la pace quasi irripetibile del sogno amniotico

quasi irripetibile, dicevo, ma non irraggiungibile in altra similitudine…