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Archivio Novembre 2005

Amici fragili

27 Novembre 2005 1 commento


Perduti e innamorati, in un vicolo cieco, dimentichiamo le vie di fuga. Inutili, forse, a noi e agli altri, lasciamo Macondo per addormentarci nei nostri tranquilli cimiteri.
Qualche volta inganniamo il destino gridando e ballando fino a notte fonda: ma è solo un momento, una tremula occasione per fingere. Poi il gorgo ci riprende ancora, come sempre.

Qualcuno dice che basterebbe poco a salvarci.

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Nugae

25 Novembre 2005 1 commento

De André era solito citare questa frase attribuita a Croce: “Fino ai diciotto anni scriviamo tutti poesie. Dopo, le scrivono solo i poeti e gli imbecilli”.
Per questo preferiva essere chiamato “cantautore”.
Petrarca è vissuto qualche anno prima di Croce e di De André. Le sue poesie, per lui, erano “nugae”.
Qualcuno, molti anni fa, scrisse: “la poesia è solo il battage di un’ennesima truffa”. I poeti sono menzogneri, gli imbecilli sognatori.
Guardandomi intorno, e vedendo i molti furbi, sono sempre più felice di essere un imbecille.

Nugae…

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Manifesto (II)

21 Novembre 2005 1 commento


Andiamo in un luogo dove il tempo ci appartenga
lasciamo ad altri il frastuono della loro assenza:

hanno inventato cosmogonie opportune
a giustizia dei loro balordi misfatti.

Tu non naufragare nel mare indaco di questa sera
e dividi lo spazio con le stelle
con la loro infinita lentezza:

guarda lontano

tu sei
qui
ora

annienta il buio!

Riferimenti: Jasminum è precoce quest’anno

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A mia figlia

15 Novembre 2005 2 commenti


Qualcosa di bianco
tra te e l’infinito
qualcosa di bianco
tra l’inganno e l’amore
non attendere me
io sono stanco
non rallentare il passo
oggi non è tempo
per te
di aspettare
oggi non è il momento

Qualcosa di bianco
perché l’anima tua che vola
mi senta ancora
fermo
al tuo fianco

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Poesia classica

13 Novembre 2005 2 commenti
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Specchio

8 Novembre 2005 3 commenti


Con ali che non planano
vola alto il tuo profumo
in questo cielo intenso.

Dove sei - perduto e non più ritrovato -
filo vitale del mio pensiero?
altrove, certo, e fuori di questa massa
davanti allo specchio, inerte.

Così, tra l’immagine e il suo riflesso,
lo sguardo si spaurisce lento.

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Lamento ultimo per un barbaro

1 Novembre 2005 1 commento


Ecco il freddo silenzio ti avvolge
e stringi l’elsa con la mano insanguinata,
è finito il tuo tempo, è andato,
nulla puoi contro il nemico odiato.
Dell’effimera luce e dell’odore acre,
che ebbe talvolta il giorno, nulla rimane.
Tu sul tuo cavallo, impugnando l’asta,
eri il terrore delle genti intorno, delle tribù,
ma che puoi ora contro la potenza che avanza,
contro la sua irresistibile armata?
Sei a terra, ora, colpito a morte
tu, uso alla vittoria, non capisci l’estremo fatto.
Eccolo il nemico: è dentro il tuo villaggio,
a che è servito il tuo sangue sparso?
moriranno i tuoi figli, le tue donne serve saranno,
tutto è compiuto: pensa a quanti uccisi, invano,
hai distrutto la storia e il tempo!
Tu credevi di essere il più forte, il giusto,
ma, come alla caccia, ti ha infilzato,
un valente nemico loricato;
lui, protetto dal cuoio e dal bronzo,
contro il tuo ventre mal difeso ha premuto l’arma:
a terra ora sei nel sangue e nella merda spanta.
Sì, certo, un giorno altri ti vendicherà,
altri, figlio della tua gente, farà ampia strage,
ma nulla è valso, vecchio leone, ruggire,
tutto è perso, tutto è finito,
perchè la storia e il tempo sono cose vane,
e così sarà sempre
finché il Sole
risplenderà su le sciagure umane