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Archivio Ottobre 2004

Carte da gioco

31 Ottobre 2004 3 commenti

Tra i fiori di carta
e i disegni incompiuti,
ti ho trovato,
forse per gioco.

Ora, chiedermi
chi tu sia,
non importa.

Su questo treno
che, veloce, dirupa distanze,
penso all’affanno
del tuo cuore
di cerbiatta in fuga.

Chiudo gli occhi
per sentire meglio
il pulsare delle mie vene.

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Allora

31 Ottobre 2004 1 commento

Si partiva di buon mattino per colme e cime.
Lieve la salita al pensiero della meta.
Poi si scrutava l’orizzonte fin dove il cielo di Dio sfiora la terra degli uomini:

lì si stava per ore ed ore, e giorni.

Non si pensava alla discesa

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Parla Iasone

27 Ottobre 2004 Nessun commento

“Spalanca pure la cortina, Mélita; sento la brezza che la gonfia. In un mattino come questo anche Iasone vuol vedere il cielo. Dimmi il mare com’è; dimmi che accade sull’acqua del porto.
(…)
Resta tu alla finestra, Mélita. Io ti guardo mentre guardi la nave. E’ come se vi vedessi prendere il vento insieme. Io tremerei nella mattina. Sono vecchio. Vedrei troppe cose se guardassi laggiù.”

Da: C. Pavese, Gli Argonauti, in Dialoghi con Leucò

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Accade talvolta

21 Ottobre 2004 1 commento

Accade talvolta, lasciando la via
che segue il crinale dei monti,
di udire la voce del vento
posarsi
in un pallido fluire indistinto
tra le foglie dei boschi; eppure,
se al di là della vallata, sulla balza,
tendi lo sguardo, rivedi l’incessante
fluttuare di verde, che non ebbe mai posa.

Non serve, allora, appoggiarti
al vecchio muretto di pietra:
non reggerebbe l’illusione infranta.
E, com’è giusto, decidi che la vita
sia, almeno, camminare nel sentiero
che altri, per te, hanno segnato.

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Furbi

8 Ottobre 2004 1 commento

Forse non ci appartiene, forse si compie il tempo e tutto è dato, giocato, irrevocabilmente. Forse abbiamo perso. Forse il croupier è disattento o impotente, oppure ha lasciato il tavolo senza avvisarci.

Forse siamo molto stanchi, e qualcuno si crede molto furbo.

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Classe "digerente"

6 Ottobre 2004 1 commento

Sono così grassi e unti che il cervello gli cola giù fino alle natiche, dentro il portafoglio. Per questo, quando si siedono sugli scranni del loro potere assassino, incautamente, spappolano la propria materia grigia.

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