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Archivio Settembre 2004

Jasminum nudiflorum

24 Settembre 2004 Nessun commento

Ti sfioro appena, mentre declini il verde all’incedere di autunno.
Ti accarezzo lento, sorridendo all’idea di spiarti a gennaio, quando i tuoi fiori gialli immaginano primavera.
Null’altro so, se non questa fatica senza fine e senza fini.

Leitmotiv

23 Settembre 2004 Nessun commento

Puoi venire e
cercare di me, se vuoi:
non ti sarò lontano, allora,
e mi piacerà ascoltarti.
Quel giorno
Non stare sulla soglia
ad origliare le mie storie
di naufraghi buoni a nulla.
Se vorrai neppure ti chiederò
di parlarmi e, seduto
nella penombra della stanza,
amerò il tuo silenzio.
Venirti a cercare, no:
non mi reggerebbe l’anima,
e poi,
dove abiti i tuoi giorni,
non so.

Per ora posso solo
scrutare dalla finestra
se, tra la gente che passa,
qualcuno ti somigli:

almeno vorrei sapere
se qui, o chissà dove,
anche sulla strada dei tempi,
la vita abbia una traccia di te
nella sua storia
.

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Appunto

22 Settembre 2004 1 commento

Il messaggero dell’Imperatore, dopo aver cavalcato per molti giorni, giunse all’avamposto vicino ai confini.
Quando ebbe consegnato il plico della corrispondenza, chiese al Comandante: “Esiste una via più breve per tornare alla Capitale?”
“Certo: eccola!” rispose l’Ufficiale indicando la direzione.
“Ma quella pista non conduce, forse, alla Capitale nemica?” ribatté meravigliato il messaggero.
“Appunto!” sorrise il Comandante.

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Pasqua

20 Settembre 2004 Nessun commento

Accampato nella notte, tra l’amore e i suoi tentativi, calo lo sguardo sui profili delle colline: i loro umori verdi non coprono le luci imbastardite e il frastuono che dicono umano.
Rimando il passaggio a domani, se il guado reggerà il passo o qualcos’altro non mi fermerà.

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Tempo perso

20 Settembre 2004 Nessun commento

Avremmo potuto calcolare la notte con orologi di piombo, ma ci sarebbe sempre sfuggito un raggio di qualche pallida stella.

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Beslan

16 Settembre 2004 1 commento

Mercoledi 8 Settembre 2004 ore 17:16:16

Le atrocità di Beslan dovrebbero spingerci alla conversione, a guardarci allo specchio.
Invece insistiamo ad indicare i colpevoli come se fossero diversi dalla bestia che è in noi.
Questi fatti ignominiosi, senza scusante alcuna, sono nel nostro patrimonio genetico: li hanno compiuti i nostri avi, i nostri nonni, i nostri padri, i nostri fratelli maggiori ed ora li compiamo noi che siamo sulla scena dell’attualità.
Il Potere aizza il popolo contro l’Islam, demone di turno. Purtroppo non c’è bisogno di essere islamici per compiere atrocità: i nazisti non erano islamici, e nemmeno gli americani in Vietnam. Il villaggio di My Lai in Vietnam, dove i cristianissimi americani massacrarono vecchi, donne, bambini, neonati e violentarono e stuprarono, deridendo le vittime, non ci fu proposto in presa diretta dalla televisione: si seppe tutto dopo, ma non entrò nelle nostre case all’ora di cena. L’embargo che fece morire tanti bambini iracheni non era un parto islamico. E i bimbi d’Africa uccisi dalla fame chi devono ringraziare? Forse solo gli islamici? O, forse, uccidere per fame è atto più pulito che trucidare con il mitragliatore?
Come siamo ipocriti!
Quello che stiamo vivendo è la guerra, smettiamola di chiamarla terrorismo: è la solita sporca guerra, solo che ora, in parte, ce la fanno vedere, quando fa comodo.
Basta con l’ipocrisia e guardiamoci allo specchio e poi sputiamoci sopra!
Riconosciamo che la bestia è in noi: l’egoismo, la prevaricazione, la logica del più forte, del denaro, l’arroganza, il delirio di onnipotenza, la droga delle religioni e delle ideologie usata per i fini del Potere.
E la bestia genera la guerra e quello che ci ostiniamo a chiamare terrorismo.

L’unica parola che ci può salvare è Cristo, pazzia per il mondo e scandalo per le religioni.

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Ascolta il fiume.

16 Settembre 2004 Nessun commento

Ascolta: il fiume ti passa accanto e ti parla. Non dice parole nuove né antiche. Non ti avvolge. Non ti strappa dalla riva. Ti lambisce lento. Non ti dona né ti chiede nulla.
Ascolta: il fiume ora è calmo. Va alla foce senza gioia incalzante né immota tristezza.
Non desidera né teme il mare dove, alla fine, si disperderà.
Ascolta il fiume che ti parla e lasciati amare: il suo amore è inutile e indispensabile.

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